C'è una nuova galleria in città: a Palazzo Ducale sabato 29 marzo 2008 inaugura Il Trifoglio Nero, spazio espositivo curato dal londinese Richard Elliott e dal genovese Nicola Parodi, la cui mostra inaugurale, Memory Documents, segna il debutto italiano di José Parlá, artista cubano ma residente negli Stati Uniti. Per celebrare l'evento, è anche in programma una serata al Banano Tsunami, al Porto Antico: sempre sabato, dalle 22.00, si ballerà al ritmo della musica di dj Bobbito Garcia, aka Kool Bob Love, noto per essere stato una star del basket americano.
L'esposizione è visitabile gratuitamente fino al 10 maggio, dal martedì al sabato (ore 14.30 - 19.30), oppure su prenotazione.
Per Richard Elliott è la realizzazione di un sogno. Ha gli occhi lucidi mentre passeggia per le sale della sua galleria e me ne parla: «vivo a Genova da quasi 7 anni con mia moglie e i miei figli - spiega - ho sempre lavorato in una casa editrice, ma ora ho deciso di aprire una galleria perché credo sia importante possedere uno spazio fisico».
José, invece, è a Genova da appena un mese: «è un posto tutto da scoprire - afferma - le pareti sono totalmente diverse da quelle di città come Istanbul e L'Avana: attraverso i miei quadri farò emergere, secondo la mia interpretazione, la personalità dei genovesi». E come sono, a una prima occhiata, questi genovesi? Risponde all'istante: «I giovani sono tutti di sinistra, si vede dall'abbigliamento. Gli adulti, invece, hanno un'aria più tradizionale».
Ma perché questo interesse per le pareti? José è stato molto influenzato dal movimento artistico dei New Hieroglyphics, i nuovi geroglifici, («non si tratta di semplici graffiti, ma di colori e stili diversi coinvolti in proprietà filosofiche» mi spiega) e le sue opere sono ricostruzioni su tela dell'ambiente del muro: «I muri si sviluppano in strati che descrivono sia la storia che le vicende personali, e ogni città in questo modo racconta storie diverse. Ecco perché i miei dipinti narrano delle storie: perché ricostruisco gli strati dei muri».
Pennellate che formano cerchi di colore, lampi di vernice e di spray, frammenti di manifesti, lettere solitarie immerse in una parete di significati nascosti: questa è l'arte di José Parlá, che vanta già numerose esposizioni in tutto il mondo, tra cui una collaborazione con il nostro Mimmo Rotella.
Anche se è in città da poco tempo, José ha già prodotto alcune opere a Genova, esposte anch'esse al Trifoglio Nero. Me le illustra: «Chatter in Genova, che vuole esprimere i suoni della città, le vibrazioni delle chiacchiere della gente che sento giorno e notte dall'appartamento dove vivo nel centro storico; oppure Subconcious Non Place, ispirato dalla sporcizia per le strade. Love Affair, invece è più personale, e si riferisce alla mia perenne lotta con l'amore».
Nato a Miami da una famiglia di esuli cubani, José vive oggi principalmente a New York. Ma è inevitabile chiedergli cosa pensa del suo paese d'origine: «politicamente non sto da nessuna parte - mi dice - sono autonomo e non sopporto né il regime di Castro, né gli USA, vedo cospirazioni e sbagli da entrambe le parti. L'uscita di scena del lìder màximo - prosegue - non modificherà la situazione: credo che per molto tempo ancora nulla cambierà Ho anche dipinto una tela, tempo fa, che spiega il mio pensiero: si intitola 50 years and on and on and on...».