Fine dei giochi. Dopo gli acquazzoni e le proteste, il Festival di Roma si chiude con una manciata di film intensi, che ripagano della pioggia dei giorni precedenti, compresa quella di gossip, divismo e polemica politica.
Emoziona in particolare Effedia - Sulla mia cattiva strada, documento filmato che compone quarant'anni di riprese live e interviste a Fabrizio De André in una testimonianza di vita e d'arte che si fondono con naturalezza commovente. Nessuna particolare artefazione registica, solo un'attenta operazione di montaggio di materiale di repertorio, che evitando qualsiasi esibizionismo formale centra il bersaglio. Un testamento artistico postumo quasi irrinunciabile. E una riflessione sulle potenzialità della pura messa in mostra dell'atto creativo, anche (e soprattutto) in sala.
A questo discorso è facile legare un'altra pellicola ieri in programmazione, Theater of war, analisi del profilo biografico e culturale di Bertold Brecht sviluppata a partire dalla messa in scena di Madre Coraggio avvenuta nel 2006 a New York, con Meryl Streep protagonista e Kevin Kline nel ruolo del cuoco. Dietro le quinte e riprese delle prove («Noi attori odiamo che le prove siano pubbliche» dice la Streep, «è come se qualcuno volesse vedere un edificio e tu gli mostrassi fondamenta e fognature»), prima in teatro, poi all'aperto, allacciate a un excursus sulla vita del drammaturgo tedesco. Alla ricerca delle origini ideologiche della sua opera, e delle potenzialità di lettura del presente che essa offre.
Qui il dubbio si palesa, dopo Effedia, per simmetria: per raccontare Brecht e illustrarne l'opera in sala, è più opportuno lasciare scorrere le immagini di scena di un'artista come Meryl Streep («per me recitare è dare voce ai morti»), oppure comporre interviste a drammaturghi e professori con materiale d'epoca? Saremmo propensi per la prima ipotesi. Dopo 85 minuti si resta con la sensazione di aver visto e capito troppo poco: per eccesso di zelo intellettuale, e carenza di sguardo.
Oggi le premiazioni: favoriti Galantuomini e Easy Virtue. Chi vivrà, vedrà.