Roma è un casino.
La sera i tifoni allagano l'auditorium, la mattina le manifestazioni intasano le strade.
Ieri notte, durante la proiezione di un thriller di Hong Kong, il tendone della sala IKEA viene quasi strappato via dal vento. I riflettori ondeggiano e critici canuti e borbottanti si spostano dal centro verso l'esterno temendo il crollo. Alla fine della proiezione in strada ci sono 40 centimetri d'acqua. Per arrivare alla fermata dell'autobus devo guadare un torrente. Con le Clarks.
Stamattina il tragitto da casa all'Auditorium mi prende 85 minuti. Facevo prima a scavarmi un tunnel sotto terra. Ho di nuovo l'emicrania e ho finito i calzini con due giorni di anticipo.
Il Festival si sta esaurendo. L'ultima cartuccia è stata la presentazione in anteprima di Twilight, versione cinematografica del primo volume della saga fantasy horror di Stephanie Meyer.
Fenomeno di culto mondiale, i romanzi della Meyer hanno catturato il cuore di un'intera generazione di adolescenti (specialmente femmine) incrociando i due miti romantici per eccellenza: Romeo e Giulietta, e La Bella e la Bestia. Archiviati i pallosissimi bisticci politici di Montecchi e Capuleti, o la antiestetica ipercrinia del protagonista della favola francese, la postmodernità richiede fratture più radicali: fanciulle e vampiri.
Lui le rapisce il cuore ma non può avvicinarsi troppo, lei mugola alle intemperie e al suo diario una passione irrefrenabile. Qui a Roma si sono visti solo 15 minuti, per solleticare stampa e appetiti popolari. Ora sono incerto se vedere in sala anche il resto o strapparmi le unghie degli alluci. Vi farò sapere.
Robert Pattison, il protagonista maschile, ha uno sguardo che ti stende: «Il mio personaggio ha 108 anni ma la mentalità di un diciassettenne. Far coesistere le due cose non è stato semplicissimo».
Il volume d'origine racconta in prima persona l'esperienza della protagonista: «Leggerlo è un esperienza particolare. Il punto di vista di Bella è narrato come un diario segreto e molto intimo. Scindere tra scrittrice e protagonista è impossibile».
La regista, Catherine Hardwick, fa notare che l'espansione del fenomeno non accenna ad arrestarsi: «Ora sono sorti anche gruppi di settantenni che hanno deciso di leggere assieme la saga». Poi le viene chiesto se ha tratto ispirazione dal serial Buffy o dai grandi classici sul vampirismo. «Buffy non l'ho mai visto, la TV via cavo non ce l'ho nemmeno. Mentre i classici del genere ovviamente li conosco, ma non li ho rivisti prima del film, mi interessava realizzare un'opera a sé stante».
E via così, attraverso una serie di dichiarazioni non esattamente da leccarsi le dita dei piedi.
Fino a quando la bellissima Kristen Stewart (già spasimante di Emile Hirsh nell'epocale Into the wild e qui protagonista), a precisa domanda, non risponde candidamente di non aver mai letto i volumi 2, 3 e 4 della serie, palesando un affascinante menefreghismo nei confronti del prodotto che è qui per promuovere.
Stasera, botto finale: Teather of war, con il dietro le quinte di un allestimento di Madre Coraggio e i suoi figli di Brecht interpretato da Meryl Streep e Kevin Kline. Mica pizza.