Fa piacere vedere dei giovani che amano il cinema anche in modo viscerale. Fa piacere leggere Giorgio Viaro che si arrotola tra il critico e lo spettatore nel libro Il buono il brutto e il gattino(Edizioni La Lontra). Alla presentazione del libro si è domandato cos’era quel gattino accostato a il buono e il brutto del titolo del libro… ma come, non ricordate il film di Sergio Leone? Il felino è scaturito da una assonanza con il cattivo, e per rimanere nella scia del felino Leone! Manovra purtroppo rimasta agli autori inconscia.
Ricordo ancora come alla domanda qual è il film preferito (domanda retorica, inutile da rimanere senza risposta) Giorgio Viaro rispose con tantissimi titoli. Se ci pensate quelli sono i titoli della memoria, ne sono in certi casi la Memoria stessa, un ricordo che attiva la vita. Sì, perché salvando il Cinema, tenendolo sempre in considerazione, noi salviamo la Storia, la storia più minuta dell’uomo, quello che lo fa grande con la sua fantasia; con quel connubio di luci, colori, suoni e movimento che è il cinema.
Devo dire subito che il cinema per me è stato soprattutto divertimento, sogno e anche formazione culturale. In un’epoca in cui il principale divertimento era rappresentato dal cinema era facile innamorarsene e subirne tutto il fascino. Io sono nato nell’immediato dopoguerra; sono nato con la stagione cinematografica chiamata neorealismo, che ha fatto dell’Italia un paese tra i più importanti della storia del film. Alcune pellicole di quel periodo sono capolavori riconosciuti universalmente e che hanno influenzato tutto il cinema venuto successivamente.
I nomi di quei registi sono: Vittorio De Sica, Giuseppe De Santis, Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Renato Castellani e, in parte, Federico Fellini, che è stato prima sceneggiatore di molti di quei film e poi regista; con il film I Vitelloni chiudeva quell’epoca straordinaria.
Nel periodo della mia adolescenza, il cinema era soprattutto americano e quello che si chiama lo starsystem era formato dai divi di Hollywood. Quei volti portavano le fattezze di Paul Newman, Marlon Brando, James Stewart, Glenn Ford, Alan Ladd, Gregory Peck, Montgomery Clift, per citarne alcuni che mi piacevano.
Quegli attori mi suggestionavano e spesso uscivo dalla sala pensando di volere assomigliare a loro: la macchina del consenso e dell’american way of life passava da questo. Le ragazze, ricordo, a loro volta volevano assomigliare via via a Doris Day, Audrey Hepburn, Natalie Wood, Brigitte Bardot. Potenza del cinema.
Di quegli anni trascorsi non dimenticherò mai i musicals americani: quelli con Fred Astaire, Ginger Rogers, Chid Charisse, Gene Kelly, Russ Tamblin; i film come Un americano a Parigi, Cantando sotto la pioggia, West Side Story, All that Jazz e i cartoni animati come Fantasia, Cenerentola o Pinocchio? Imbattibili ancora oggi.
Sono molti i film che amo e ho amato. Sono film di formazione: Les enfants du Paradis, Ladri di biciclette, La Strada, Le mani sulla città, L’Albero degli Zoccoli, Novecento, 2001 Odissea dello spazio, Una pura formalità, Schindler's List sono tanti come è giusto, e ognuno mi ha trasmesso qualcosa di diverso.
«Il cinema l’arma più forte» era la scritta che sovrastava Cinecittà alla sua inaugurazione durante il fascismo. Mussolini lo aveva capito: da strumento di cultura, il cinema poteva essere anche strumento di manipolazione di massa; per questo la televisione, con la sua maggiore penetrazione tra le persone ne è diventata poi, di quel fenomeno, la regina.
La televisione ha dilatato la fruizione del cinema, lo ha fatto conoscere a sempre più persone; per questo io sono felice che mia figlia conosca Charlie Chaplin e rida e pianga ancora con lui, come ho fatto io. Merito della televisione poiché nelle sale cinematografiche sarebbe stato difficile rivedere i capolavori di Charlot.
Ad insegnarmi a leggere i film è stato un prete, padre Temistocle Marini, che istituì, nell’istituto dove studiavo, il cineforum. All’inizio per me il film era, come dicevo, divertimento, passatempo, ma diventò poi anche cultura, strumento per interrogarci e guardare oltre l’immagine: ho scoperto che alcune opere cinematografiche possono stare accanto a grandi opere letterarie, ci raccontano in maniera perfetta le storie dell’umanità con i pregi e i difetti. Quarto Potere, L’Infernale Quinlan, Lo straniero, tutti film di Orson Welles, sono opere straordinarie e con quelli ho seguito i primi cineforum imparando a vedere di più di quello che guardavo.
Alcuni titoli: Roma città aperta e Paisà di Roberto Rossellini, L'avventura di Antonioni, Accattone di Pasolini, La dolce vita di Fellini, Due soldi di speranza di Castellani, Senso di Visconti, La grande abbuffata di Ferreri andrebbero fatti vedere nelle scuole.
Il cinema purtroppo è cambiato, come sono cambiate molte cose nel mondo. È finito il rito di come si gustava il cinema: l’entrata in una sala buia, scostando una grossa tenda rossa, ci trasportava nel sogno. Immersi nelle poltroncine, insieme ad un pubblico assorto, si condividevano emozioni diverse. Lacrime, baci, risate, scoppi, cannonate, pistole, cavalli, costumi, amori scorrevano sullo schermo regalandoci vite, che pensavamo impossibili ma che nella magia dello schermo diventavano realtà.
Oggi abbiamo molti strumenti multimediali: lettori video, tv, megaschermi al plasma, video streaming su internet, che hanno trasformato il modo di guardare i film e l’andare al cinema. Chissà cosa ancora ci riserverà la tecnologia digitale associata all’intelligenza artificiale, certo è che, come il libro, anche il cinema non cesserà di stregarci e trasportarci nella fantasia.
Auguro in finale Buon Cinema a tutti. Quello classico.