Po, un panda ciccione che fa il cameriere nel piccolo ristorante del padre (un pennuto non meglio identificato), sogna di diventare un eroe del kung fu. Miracolosamente un giorno entra nelle grazie degli dei e, in seguito alla profezia di una vecchia tartaruga rincoglionita, viene eletto Guerriero Dragon e ammesso alla scuola del prestigioso Maestro Shifu. Lì conosce anche i suoi beniamini: Tigre, Scimmia, Mantide, Gru, Serpente, i Furious Five, valorosi guerrieri del kung fu.
Maestro Shifu e i Furious Five, ben poco entusiasti del nuovo acquisto e perplessi delle visioni della tartaruga rincoglionita, sperano che il ciccione spocchioso – più avvezzo all’arte culinaria che non a quella marziale - desista dall’impresa.
In seguito si palesa il cattivo, Tai Lung, un terrificante leopardo bianco che riesce a liberarsi dalla prigionia con la precisa intenzione di fare un mazzo tanto a tutti.
Nel frattempo il ciccione viene allenato facendo leva sull’unica sua dote: ingurgitare cibo; quindi, in seguito ad improbabili combattimenti a colpi di involtini al vapore volanti, viene omaggiato della Pergamena del Drago nella quale vi è contenuto il segreto per diventare un guerriero invincibile.
Infine - come volevasi dimostrare - il Panda Ciccione, forte del suo segreto, dopo un combattimento senza esclusione di colpi sconfigge il tremenderrimo cattivo.
Il bene trionfa sul male, e tutti vissero felici e contenti.
Fine della storia.
…
..
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Ci siete cascati, eh?!
Ehm… Scherzavo!
Sebbene ad uno sguardo vagamente cinico la trama possa apparire scontata e buonista, il film nel complesso risulta ben riuscito. L’ironia, il susseguirsi di gag e battute brillanti donano ritmo alla storia. I personaggi, tutti molto bene caratterizzati sia nella personalità che nella fisicità, concorrono - ognuno a modo proprio - alla compattezza del film.
In Po, il protagonista, si identifica il bambino un po’ abbondante, magari deriso dai compagni di scuola, così come l’adulto alle prese con i propri difetti e l’angoscia di una realtà poco allettante in contrapposizione alla gioia di un sogno sul quale poter fantasticare.
Anche la tartaruga è un po’ rincoglionita solo perché, come ogni saggio che si rispetti, dice e vede “cose strane”, snocciola grandi insegnamenti.
La morale finale, che è poi il segreto contenuto nella Pergamena del Drago e con un parallelo ancora più esemplificativo, anche nell’ingrediente segreto della preziosa ricetta del padre di Po, si svela nella sua complicata semplicità (qual è? Guardatevi il film!).
Insomma, se ci si riesce a liberare dal fastidio della visione melliflua del “tutto è bene quel che finisce bene” si potrebbe anche scorgere un insegnamento tutt’altro che buonista: una forza onesta generata dalle proprie manchevolezze che può diventare occasione per far emergere le proprie virtù.
Ah, dimenticavo di dire che il Panda Po è doppiato da Fabio Volo, ma non preoccupatevi: non vi rovinerà la visione. Io ad esempio me ne sono accorta solo alla fine del film, quando l’ho visto scritto tra i titoli.
Ooopsss, ormai ve l’ho detto!
Francesca
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Po è ingombrante, logorroico e inopportuno. Non entra nel tempio del Kung fu, ci cade dentro, rovinosamente, ne rompe i simulacri e stramazza sulle scale, ha fame di cibo vero in un luogo in cui si agogna la sola sazietà dello spirito. È talmente fuori posto da essere perfettamente reale, si fa portavoce di un racconto dissacrante che riesce nell’intento di non farsi parodia ma disegno a tinte limpide e delicate di una storia irriverente.
Se un panda può essere figlio di un volatile allora tutto è possibile, si può anche sperare che il male del mondo si possa sconfiggere con la sola fiducia in se stessi, e che i difetti fisici e le insicurezze caratteriali possano diventare gli ingredienti segreti del proprio intimo successo personale.
Giulia Manno