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Perù Machu 2
© foto: Giorgio Boratto
 

Perù: ultima tappa, Machu Picchu

 
Patrimonio dell'umanità o disneyland archeologica? Sulla 'vecchia montagna', tra orde di turisti, si conclude il viaggio di Anna e Giorgio
 
   

     
17 giugno 2008
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di Giorgio Boratto
   

Partenza da Cusco, prima dell’alba, dalla stazione di San Pedro con il trenino per il Machu Picchu, destinazione Aguas Caliente: un classico. Ormai viene suggerito a tutti di prendere il trenino della mattina presto per Aguas Caliente dove pernottare e poi la mattina successiva, sempre più presto, prima della levata del sole, prendere il bus che porta all'ingresso del Machu Picchu: il famoso santuario archeologico divenuto il più visitato nel mondo.
Le due levatacce mattutine sono però ripagate: io e Anna abbiamo provato una forte emozione nell'entrare in quel luogo, un mondo sconosciuto, eppure sentito ancora vivo, si anima tra quelle pietre. Seguiamo il copione consigliato e ci fermiamo ad Aguas Caliente, non una notte ma due: la località è anche una stazione termale e un bagno nelle acque calde e medicinali ci attira. Vedremo di usare un giorno per quello.

Aguas Caliente è un luogo particolare, è difficile chiamarlo paese, anche se potrebbe assomigliare a qualche località turistica montana nostrana: Limone Piemonte o Cortina D'Ampezzo. Ristoranti, negozi e alberghi si susseguono nelle tre strade che compongono l'agglomerato urbano, senza soluzione di continuità.
Ad Aguas Caliente tutto è più caro, pare il luogo più caro di tutto il Perù. Ma qui tutto dipende dalla ferrovia; non ci sono strade che arrivano, qui anche i bus che fanno la spola con il Machu Picchu, attraverso una strada tortuosa, sono arrivati con il treno. Per questo motivo ogni cosa presente in questo posto ha preso il treno. Un treno anch'esso non a buon mercato.
Inoltre da qui passa tutto il turismo internazionale e allora bisogna rassegnarsi. Così si deve sapere che buona parte delle risorse economiche del viaggio sono state spese qui. Bisogna ricordare che il passaggio in treno, l'ingresso al Machu Picchu, la guida, il bus, i pasti, sono caricati di una ulteriore tassa.

Il Machu Picchu, che in lingua quechua significa vecchia montagna, corre il rischio di diventare una disneyland archeologica, per le altissime affluenze, per i costi, per il giro d'affari e per questo viene attentamente tutelata con norme mirate: le borse e gli zaini non devono superare una certa misura, non si può portare cibo, solo bibite e acqua, niente bastoni, è vietato uscire dai percorsi delimitati. La marea di turisti viene regolata dal flusso continuo dei bus che salgono e scendono la strada tortuosa che parte da Aguas Caliente.
A Machu Picchu inoltre si entra solo se accompagnati da guide. Alla fine del percorso ognuno può fermarsi all'interno del sito quanto vuole, ma resta sotto il controllo delle guardie del parco  archeologico.

La città di Machu Picchu è anch'essa stata voluta, come molte città incaiche, dall'imperatore Pachacuteq, il nono dei tredici che governarono il vasto impero. In questo luogo viene allo scoperto tutto il sapere di quella civiltà in quattro fondamentali campi: l'agricoltura, l'idraulica, l'architettura e l'astronomia. E pensare che gli Inca non conoscevano la ruota e la scrittura. Sarà per questo che ancora molti misteri avvolgono quella civiltà? Ad esempio: come avranno fatto a costruire mura così imponenti e perfette? Mura che hanno resistito al tempo e ai terremoti?
Quello che vediamo oggi del Machu Picchu è solo il 25% dell'intera città che esisteva 500 anni fa. Qui a Machu Picchu non arrivarono gli spagnoli e la distruzione che si osserva è dovuta alle radici delle piante, alla vegetazione che si è insinuata tra le pietre. Quando nel 1911, lo statunitense Hiram Bingham arrivò a Machu Picchu e riscoprì questa città, poiché all'epoca era abitata da una famiglia di campesiños, era tutta sepolta dalla vegetazione. Recuperata al mondo è oggi un patrimonio dell'umanità.

La nostra visita al Machu Picchu chiude in un certo senso un lungo itinerario attraverso il Perù del sud; chiude anche il racconto a puntate svolto sin qui, tiene aperti invece i nostri sentimenti di gratitudine verso le persone incontrate, con la speranza di poter ricambiare un giorno le loro gentilezze e ospitalità. Grazie Perù. Grazie Dora, Angel, Miriam, Pepe, Carlos, Hernan, Joanna, Josè, Fèrmin, Nestor, Ronald e ai tanti altri di cui, io e Anna, non ricordiamo il nome, ma sappiamo che non dimenticheremo i loro sorrisi sinceri. Il Perù si è rivelato un paese molto ospitale e molto orgoglioso di farsi ammirare. Penso che lo porteremo sempre con noi nel cuore.

Con amistad y verdad,
Giorgio e Anna.

 
 
 
 
 
 
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