Cusco è la capitale storica e culturale del Perù. Inserita in un catino naturale, rivela un fascino particolare: quello che la fa definire l'ombelico del mondo. Questa mitologia nasce quando Manco Capac, primo imperatore Inca, partito come abbiamo visto precedentemente da Puno, sceso in questa valle gettò una verga d'oro nel terreno e questa vi affondò; era il segnale che quello era il luogo prediletto per fondare il Tempio del Sole. Così nacque Qosq'o, in lingua quechua, diventata con gli spagnoli, Cusco.
A Cusco io ed Anna abbiamo scoperto quanto gli abitanti siano orgogliosi della loro città. Cusco per chi l'abita rappresenta un forte senso di appartenenza che viene esibito in molte occasioni. Molte feste nascono spontanee e tutte conservano la fierezza di far parte di una comunità ricca di storia, di arte e bellezze naturali. I cusqueòi sono anche tra i primi in Sud America a rivendicare una autonomia governativa. Cusco è dal 1983 patrimonio dell'umanità.
Le occasioni di festa sono frequenti in questa città e noi ne siamo stati testimoni: una mattina abbiamo assistito alla parata per la bodas de oro, le nozze d'oro dell'escuela de comercio numero 41 con la città: il compleanno dei 50 anni di questa scuola commerciale ha visto sfilare, marciando davanti alle autorità cittadine al suono delle fanfare, studenti, insegnanti, genitori ed ex alunni, in conclusione anche reparti scelti della polizia.
La città di Cusco ha nel centro città una bellissima piazza, Plaza de Armas, dove si affacciano dei portici e due chiese: la Cattedrale e la Compagnia. A sinistra della Cattedrale si sale verso Sacsayhuaman, dopo circa 1 km di ripida salita si giunge a questa imponente fortificazione dove si è svolta una drammatica battaglia tra Inca e spagnoli per il controllo di Cusco. Gli spagnoli, vincitori nel novembre del 1534, usarono le pietre lavorate di Sacsayhuaman per costruire le chiese e le loro abitazioni nella città del Cusco. Nella capitale Inca si possono ancora osservare le basi delle loro costruzioni. Alla destra della Cattedrale si sale invece verso la parrocchia di San Blas. Questo quartiere, che prende il nome della chiesa, è frequentato da artisti e giovani provenienti da tutto il mondo. Il quartiere di San Blas si caratterizza per le sue ripide stradine in ciottoli di pietra, per i suoi originali negozietti d'artigianato, le gallerie d'arte e per il clima festoso. Io e Anna ci siamo inerpicati nel quartiere anche per fare una colazione nella panaderia y pastelleria El Buen Pastor; questo locale è gestito da una fondazione che usa i ricavi per aiutare i minori. Qui tra molti manicaretti si può trovare un cappuccino autentico con squisiti croissant.
Prima di entrare nel barrio di San Blas si passa davanti, in Calle Hatun Rumiyuq, alla famosa pietra dei dodici angoli. La pietra incastonata in un muro, che sta alla base del palazzo Arzobispal, è toccata e fotografata da un continuo afflusso di turisti. Qui io ed Anna incontriamo Nestor, che ci spiega la pietra dei 12 angoli -dodici come gli imperatori Inca che hanno governato nei circa 400 anni della loro storia-, di più ci racconta come gli spagnoli, i conquistatori, vollero copiare il modo di costruire come gli Inca, ma si rivelarono degli 'inca-paci'. Così Nestor ci mostra un muro di pietra Inca la cui tecnica e ingegnosità ha dell'incredibile: pietre incastrate da oltre un metro di profondità e larghezza poggiate su pietre più piccole per avere un effetto antisismico. Il muro eseguito dagli spagnoli è a pochi metri di distanza e a guardarlo, in comparazione con quello incaico, viene da ridere: paiono proprio degli inca-paci.
Grazie Nestor per le spiegazioni, nel salutarci lui si schernisce, dopo una foto fatta insieme mi dice che ora si aspetta di diventare famoso in Italia. Ma Nestor famoso lo è già: ha partecipato da bambino al film 'i diari della motocicletta', dove raccontava quello che ha raccontato a me ed Anna.
A Cusco io ed Anna ci fermeremo per oltre una settimana. Da qui partiremo per le visite alla Valle Sagrado e Machu Picchu. Le visite che facciamo nei giorni di permanenza a Cusco, come Ollantaytambo e Pisaq, ci preparano a quanto vedremo sul Machu Picchu.
A proposito, la mia prima impressione entrando nella Valle Sagrado è di essere nella Val Fontanabuona e il mitico Urubamba, rio sacro agli Inca, poteva essere benissimo l'Entella. Tutto naturalmente solo attraverso dei minimi squarci...poi guardando in alto ecco che poderose montagne, cambiano la prospettiva e l'impressione d'acchito.
Alcune note: Arequipa, Puno e Cusco ci hanno bene impressionato per la pulizia delle strade. Sebbene siamo stati in un paese considerato povero per il PIL (il più basso del Sud America), abbiamo riscontrato nelle persone un'alta consapevolezza del mantenimento dei loro beni comuni: i monumenti, i parchi, i musei, le chiese, ecc. A Cusco abbiamo assistito ad una manifestazione di protesta contro il sindaco dove il corteo era seguito da 3 spazzini che raccoglievano la carta per terra.
Un aspetto che ci ha imbarazzato è il continuo avvicendamento di ambulanti che chiedono l'acquisto, per poche soles, di collane, bambole, cartoline postali, cd musicali, acquarelli, maglie, berretti...insieme alla richiesta alle elemosine di persone sedute in terra. Anche entrando nei numerosi mercati, che propongono prodotti artigianali e tipici, non si riesce ad osservare la merce senza essere invitati, certe volte fino alla supplica, con ampi sorrisi a comprare. Io e Anna continuavamo a rispondere, 'gracias', 'lo tenemos ya', ma rimaneva il dispiacere di dire di no. Altro che i negozianti genovesi, dove quando entri nei loro negozi ricevi l'impressione di scocciare. Qui si comprende la lotta per sopravvivere alle difficoltà della povertà, ma forse si dovrebbero cercare altre strade, oltre quella dello sfruttamento del turismo.