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Sex & the City? Dietro il lusso il cuore

 
Noi il film l'abbiamo criticato, ma Valentina non ci sta. Le storie delle quattro donne toccano tutti. E non sono poi coś sciocche
 
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9 giugno 2008
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di Valeria Angelino
   
Sarah Jessica Parker
la protagonista di 'Sex & the city', Sarah Jessica Parker
 
Quando si dice un putiferio. La mia recensione, nemmeno troppo caustica, su Sex and the city ha sollevato un polverone. Tra detrattrici e sostenitrici mi avete scritto in parecchie. Per par condicio, visto il mio parere non troppo entusiasta, ho deciso di pubblicare una lettera che mi è sembrata abbastanza esemplare degli umori di coloro che il film l'hanno apprezzato.

Il dibattito resta aperto. Continuate a scrivermi a giorgio.viaro@mentelocale.it.

(GV)

Probabilmente è perchè ho 21 anni.
Probabilmente è perchè sono una ragazza.
E forse è anche perchè la serie io l'ho vista.
Eppure non riesco a demolire la "perfetta architettura" di Sex and the City. È troppo facile stroncarlo. C'è tutto quello che serve: lusso, mitizzazione dell'oggetto materiale, per quanto costoso e sofisticato, una buona dose di edonismo e molta spensieratezza, ai confini della superficialità. Un qualunque uomo non ci mette molto a sbadigliare di fronte tutto questo. Così, per evitare che si sloghi la mandibola, proverò ad aiutare quest'uomo qualunque a trovare un senso in tutto ciò, nel caso la sua fidanzata lo costringa a riguardare il film, magari dopo una cenetta romantica.

Prima di tutto la moda. Partendo dal presupposto che la moda è arte, e non solo per le donne, le nostre "ragazze", che fanno tutt'altro che lavori usuali (avvocatessa rampante Miranda, scrittrice di successo Carrie e super manager Samantha), rappresentano lo scopo di quest'ultima. La moda non è fatta per stare sulle copertine di Vogue. La moda è fatta per le persone. È un mezzo, ovviamente non l'unico, né il più importante, per esprimere la propria personalità. Sposarsi con un paio di Manolo Blahnik blu satin "sa" di Carrie, del suo anticonformismo (anche in fatto di vestiti), ma soprattutto è tutto fuorché celebrazione dell'apparenza: non è importante l'abito o il suo colore (tanto che addosso porta un tailleur stra-anonimo), ma la persona che si ha al fianco.

Passiamo agli uomini. Levarsi subito i complessi di inferiorità, cari miei. I "veri" uomini delle quattro ragazze quasi mai sono bellocci stereotipati.
Mr.Big prima di tutto: un uomo interessante, certo, ma non bello nel senso letterale del termine: tra la pancetta e il naso adunco, i canoni della bellezza greca sono lontani.
E il primo e secondo marito di Charlotte? Uno peggio dell'altro, l'ultimo pure pelato.
Miranda: probabilmente Steve ha fatto la comparsa nel Signore degli Anelli, come cugino di Frodo.
Samantha: eccezion fatta per l'ultimo meraviglioso adone, il suo amato ex, Richard, il fascino non lo sfiorava neanche.
Quindi probabilmente, caro uomo qualunque, sei più bello tu.

Dagli uomini all'amore. Carrie & Co. nel telefilm si divertono tanto, e fanno divertire un sacco anche noi con le loro battutine schiette e ben poco caste. Ma alla fine? Davvero loro ritengono che la vita sia solo divertimento, sesso, moda e Cosmopolitan? Tu, caro uomo qualunque, penserai di sì, ma una più attenta analisi potrebbe svelarti che, in effetti, non è così. Le "ragazze", soprattutto, amano. Carrie insegue per ben dieci anni il suo Mr Big. Charlotte si sposa per due volte. Miranda resta con un uomo che è tutto fuorchè modaiolo, mondano, giovane e aitante.
E alla fine, anche un telefilm come Sex and the City ha il suo lieto fine. Per sottolineare ancora una volta, per chi avesse difficoltà a capire la differenza tra televisione e realtà, che la vita "vera" è ben altro. Non è un abito di Vivienne Westwood se Mr. Big non viene all'altare. Non è una casa favolosa e perfetta se non riesci ad avere figli. Non è una borsa di Louis Vuitton se sei ancora perdutamente innamorata del tuo ex. Non sono gli oggetti a fare la vita, ma le persone. I tuoi amori, le tue amiche che ti seguirebbero anche in Bangladesh per darti il loro appoggio. Totale e incondizionato.

Sex and the City non vuole essere un capolavoro di arte cinematografica. Non vuole spiegarci come bisogna vivere. Come tanti altri telefilm vuole solo raccontarci delle storie. Farci ridere. Dare spunti di riflessione. Evitare di comprare Vogue per un mese, tanto le collezioni le hai viste lì.
Non mi sento superficiale ad apprezzare Sex and the City. Li rispenderei quei soldi per quelle "due ore di romanticherie all'acqua di rose e di svago ebete". Perchè un film non è necessario che sia coreano e muto per far sì che ne valga la pena. Se così fosse, gli Oscar non sarebbero altre che Barbie platinate di oro.

 
 
 
 
 
 
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