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Lago Titicaca
© foto: Giorgio Boratto  -  Lago Titicaca
 

Perù: col lama all'internet point

 
Continua il diario di viaggio in Sud America. La baia di Puno è un paradiso naturale. Ma nella società inca le donne sono sottomesse
 
   

     
9 giugno 2008
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di Giorgio Boratto
   

Lasciata Arequipa e i suoi piaceri, la tappa in programma nel nostro viaggio è Puno, la cittadina al confine con la Bolivia, che seppure affacciata alle rive del lago Titicaca, a 3860 metri, appare come una cittadina di mare. Puno fu la culla della civiltà incaica. La leggenda narra che, dalle acque del Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo e il secondo più grande del Sud America, con Manco Capac, il primo guerriero inca, partì la fondazione di un impero così come lo aveva ordinato il Dio Sole.

Attualmente Puno, capitale del dipartimento omonimo, è un'importante zona agricola e di allevamento del bestiame, soprattutto dei camelidi sudamericani (lama e alpache), che si cibano sui suoi immensi pascoli e pampas.
Io e mia moglie Anna arriviamo a Puno imbacuccati a dovere: le notizie raccolte ad Arequipa ci avevano parlato di un freddo terribile; invece il sole riscalda molto e per le strade troviamo molte persone in camicia. Ma sono solo le due del pomeriggio e alla sera Puno rivelerà il suo clima freddo. Per rifornirci di maglioni in lana d'alpaca aspetteremo di visitare qualche mercato locale.
Puno e il suo grandissimo lago ci permetteranno di scoprire due antichissime civiltà. A Puno faremo un salto indietro nel tempo di qualche millennio. Con la visita alle isole artificiali degli Uros e all'isola naturale di Taquile.
Gli Uros in verità non vivono più sulle loro isole artificiali, ottenute unendo la polta dei giunchi che crescono nella baia di Puno, ma riescono a mantenere intatta la testimonianza di quel vivere e sapere grazie ai contributo dei turisti che le visitano. Per la comunità aymara, che vive sull'isola di Taquile, continua invece una tradizione di agricoltura e artigianato, uguale nel tempo. Gli abitanti di quest'isola ci accolgono con sorrisi e cordialità, invitandoci poi a danzare e cantare con loro.

Vederli vivere sereni tra mille difficoltà fa pensare: non sarà che le nostre comodità ci alienano?
Sull'isola di Taquile lo sforzo per salire alla piazza è stato grande: Anna si è fermata e io con un forte fiatone arrancavo ultimo del gruppo. L'altura si faceva sentire tutta. Ora potevo immaginare lo sforzo di vivere qui. Un'isola senza elettricità, senza animali (per gli abitanti, escluso qualche pesce del lago, la dieta è vegetariana). Scendendo, dalla piazza posta in cima al monte, abbiamo incontrato diversi abitanti dell'isola, con grandi sacche sulle spalle, che salivano: molte erano donne. Una ragazza del gruppo di visitatori ha osservato che i varones, i maschi, facevano valere la loro legge, per cui le donne sottomesse e caricate come muli salivano seguite dall'uomo che aveva anch'esso il suo fardello, ma si vedeva che pesava di meno.
L'immagine che avevo davanti assumeva la metafora storica della condizione femminile: le donne precedono l'uomo nella fatica, ma quando all'arrivo poseranno il fardello, sarà l'uomo a trarne i benefici. A Taquile tra il bucolico e l'ancestrale, si tocca l'origine della civiltà dove il maschio prevale.

Le due giornate di soggiorno programmate a Puno sono volate via. La cittadina si è rivelata anch'essa piacevole e nella strada principale, una main street pedonale, si passeggia con curiosità tra mille proposte: ristoranti con menù di ogni continente, oggettistica artigianale locale e non, negozi di abbigliamento che propongono chompa (maglie) di lana alpaca a prezzi stracciati. Tra le proposte qualcuna non si capisce: offrono la stampa di gigantografie e prodotti offset, litografie fotografiche, poster per tutti. A Puno sono poi molti gli internet point, come in tutte le città e paesi del Perù, dove al costo di 1 soles, ovvero 25 centesimi di euro, si può navigare per un'ora. Questi numerosi internet point sono frequentati da giovani soprattutto per giocare in rete e chattare.

Il Perù dà l'impressione di un paese giovane. Per questo è ricco di potenzialità di sviluppo. Oltre alle grande ricchezze naturali, il Perù può contare sui giovani. Seppure sono visibili molte contraddizioni, con una fascia ampia di popolazione che vive una estrema povertà oppure in condizioni arcaiche, come abbiamo visto nelle visite alle isole, si sta formando con i giovani quella classe media che penso diventerà la spina dorsale per lo sviluppo.
Io ed Anna lasciamo Puno, con un bus turistico, la mattina seguente la visita alle isole: destinazione Cusco, l'ombelico del mondo.

 

 


 

 

 
 
 
 
 
 
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© foto: Giorgio Boratto  -  Uros
 
   
 




 

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