Ieri sera io e mia moglie Anna, partendo da Lima, siamo arrivati a Pisco dopo tre ore e mezza di viaggio sulla Panamericana del sur, la strada che attraversa tutto il sud America, dal nuovo Messico fino alla Patagonia. Le guide non riportano, forse perché non ancora aggiornate, che la cittadina di Pisco è stata devastata dal terremoto il 15 agosto dello scorso anno, ed ora è tutta un cantiere.
La piazza principale di Pisco, che porta il nome che troverete in tutte le piazze in centro città del Perù, ossia Plaza de Armas, è di fronte a due torri sopravvissute al crollo totale della chiesa di San Clemente, dove hanno trovato la morte 400 persone delle 800 vittime del terremoto. La metà. Una tragedia. Non è passato neppure un anno e gli abitanti lamentano che dal governo non è arrivato nessuno aiuto; anzi, i soldi stanziati dalla comunità internazionale pare siano finiti nelle tasche dei funzionari corrotti dei vari ministeri del governo. Tutto quello che è stato ricostruito è dovuto solamente alla volontà e all'investimento privato degli abitanti. La cittadina di Pisco ha rischiato di essere abbandonata dopo il terremoto. Però gli abitanti della piccola città erano coscienti che il turismo, insieme alla produzione dell'acquavite, che porta il nome della città, oltre alle vicine industrie di pesce e l'importante suo porto marittimo sono le basi da cui ripartire per lo sviluppo.
Guardando i molti lavori di ricostruzione sembra che il futuro a Pisco possa riprendere il suo corso.
Pisco fa da base per raggiungere le isole Ballestas e la penisola di Paracas, riserva naturalistica di grande bellezza e importanza, un santuario vivente di animali e uccelli che si considerano i veri padroni dello spazio, rompendo il silenzio con le loro grida. Così io e Anna abbiamo deciso di fermarci due giorni qui a Pisco per raggiungere e visitare le isole e la penisola.
Le persone del luogo sono tutte molto gentili, i turisti sono in maggioranza studenti americani e con molto spirito di adattamento si riesce a soggiornare con tranquillità; le strade sono tutte coperte di detriti e molti cumuli di sabbia e mattoni: segnalano che si sta lavorando per rifare le case distrutte.
Le isole Ballestas non hanno niente da invidiare alle più rinomate isole Galapagos. Anche qui vivono e prolificano moltissime specie di uccelli e mammiferi protetti. Ci sono il pinguino di Humboldt, il leone marino, i pellicani, i cormorani Guanay, che hanno dato il nome al guano, un potente concime organico contenente azoto, fosforo e potassio: una grande ricchezza del Peru. Pensate che il guano, impiegato come fertilizzante in tutto il mondo, viene raccolto per oltre il 99% qui. Sulle isole si scorgono delle case, nella quali abitano gli operai addetti alla raccolta del guano: un lavoraccio da condannati.
L'odore del guano è il primo avvertimento: siamo giunti in prossimità delle isole. Subito dopo si scopre che le macchie nere, visibili sulle stesse isole, sono uccelli.
Ancora prima di arrivare alle isole si passa davanti ad un debujo, un disegno chiamato la candelabra, il candelabro: questa opera misteriosa, tracciata su una collina prospiciente l'ingresso nella baia del porto di San Martin, si può collegare ai disegni di Nasca, che abbiamo in programma di vedere nei prossimi giorni.
La penisola di Paracas è un deserto che si affaccia sull'oceano pacifico regalando scenari grandiosi. Sarà la geografia ostile agli insediamenti umani, certo è che noi tutti abbiamo sempre più bisogno di immergerci in questi luoghi, dove la natura rivendica un suo dominio e ci fa sentire piccoli. Un bagno di umiltà salutare. Infatti, di fronte a questi panorami, siamo tutti zitti. Solo qualche oh! di meraviglia rompe il suono del vento e delle onde dell'oceano, che irrompe qualche centinaio di metri in basso, tra le rocce.
Con queste immagini ritorneremo tutti agli hostal appagati come dopo un pranzo di nozze. Il prossimo appuntamento è a Nasca.