È vero, per quanto possa apparirci incredibile (e già questo la dice lunga sulla precocità e radicalità dell’addestramento sociale all’agonismo), esistono anche giochi non competitivi.
Ma proviamo ad elencare quelli che conosciamo.
Quanti sono i giochi di gruppo non agonistici, formalizzati e con un nome, che abbiamo imparato e che ci sono stati insegnati, da bambini e da adulti? Pochi, per troppi di noi. E quanti sono, invece, i giochi competitivi formalizzati e con un nome, che abbiamo imparato e che ci sono stati insegnati, da bambini e da adulti? Tanti, troppi per tutti.
Meno scontato, e ancor più eloquente, è che a queste domande rispondano nello stesso modo anche educatori ed insegnanti.
Allorché, durante incontri di formazione-aggiornamento si chieda quanti e quali giochi cooperativi conoscano, prevale il silenzio; se poi si domandi quanti e quali siano quelli praticati a scuola, allora il silenzio è tombale.
Eppure vi sono molti giochi che rafforzano l’identità personale e promuovono la cooperazione, che costringono ad usare la presenza degli altri come una risorsa, che richiedono e sollecitano l’esercizio di abilità strategiche e negoziali, solitamente poco utilizzate e considerate: fantasia, disponibilità, capacità di costruire alleanze e accordi, di cambiare ruolo tempestivamente e di adattarsi al rapido mutamento delle regole.
Una risorsa educativa potente e preziosa, del tutto ignorata.
Forse bisognerebbe creare un movimento per la liberazione del gioco; potrebbe scaturirne una rivoluzione culturale e sociale: il gioco, affrancato dalla competizione con gli altri e dall’ansia della prestazione individuale, potrebbe ritrovare la sua essenza di piacere e distensione, di relazione e di conoscenza, di divertimento nel senso di deviazione dalla routine del quotidiano.
Ma per cosa si distinguono e come si riconoscono i giochi cooperativi?
Gli aspetti qualificanti sono così riassumibili:
· tutti i partecipanti rimangono in gioco dall’inizio alla fine, con possibili avvicendamenti o cambiamenti dei ruoli: non si verificano esclusioni di sorta;
· la fine del gioco non coincide con la vittoria e la corrispondente sconfitta di alcuni dei contendenti: la soluzione necessita del contributo di tutti, il successo è frutto della collaborazione delle parti;
· non vi sono penalizzazioni (più o meno frustranti) per i giocatori, se non in forma giocosa e divertente (innanzitutto per chi le subisca): la logica stessa del gioco ne esclude la praticabilità e il senso;
· tutti i partecipanti sono costretti ad attivarsi per poter far funzionare il gioco, anche in posizioni diverse, che è sempre possibile, quando non necessario scambiarsi, ma anche reinventare;
· le regole del gioco devono essere rispettate rigorosamente finché restano in vigore, ma possono essere specificate, modificate o addirittura sovvertite (dando origine a nuovi giochi) secondo modalità e procedure stabilite e accettate dai partecipanti.
E adesso ripetiamoci la domanda iniziale: quanti giochi di questo tipo conosciamo?
Trovarsi insieme è un inizio; restare insieme, un progresso… lavorare insieme, un successo. Henry Ford