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Cultura

31 ottobre: misteriosi omicidi a Bologna

 
Una ragazza che cammina di notte, un gatto nero la osserva. Il nuovo romanzo di Glauco Silvestri. Pubblichiamo le prime pagine
 
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Pubblichiamo di seguito le prime pagine del libro 31 ottobre: misteriosi omicidi a Bologna di Glauco Silvestri (Il Filo Editore, 132 pp, 14 Eu).

Una ragazza, sui trent'anni, uccisa in piena notte mentre tornava a casa; un ragazzo morto in seguito a uno strano incidente con un autobus privo di autista; infine un'altra ragazza, ammazzata davanti a casa, mentre aspettava il suo ragazzo.
Ciò che di orribile hanno queste morti è che l'assassino ha aperto alle vittime il ventre dal petto all'inguine e si è divertito a estrarne le viscere. Di fronte agli occhi degli investigatori, un tenente dei Carabinieri e un'affascinante sottotenente della Scientifica, si mostrano scenari devastanti, che hanno tutti qualcosa in comune: la parete più vicina è annerita da fiamme e sembra ritrarre il delitto nel suo momento più cruento.
Oltre a questo una presenza inquietante: vicino alle vittime viene sempre trovato un miagolante gatto, completamente nero, se non fosse per le chiazze rossastre del sangue, che gioca con gli organi di quelle. Proprio il felino sembra essere l'unico possibile collegamento tra i tre casi.
Tutto accade alla vigilia della notte di Halloween. E forse proprio qui si nasconde il segreto di questi efferati omicidi che sconvolgono la pace della, mai come ora, misteriosa Bologna.
 
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19 aprile 2008
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di Glauco Silvestri
   
 
Glauco Silvestri è nato a Bologna nel 1972, ed impiegato in un'azienda di elettronica. Nel 1997 ha esordito con Cometa, primo libro di una trilogia di fantascienza, pubblicato come premio di un concorso letterario promosso dalla Get Editrice. Di seguito, alcuni suoi racconti sono apparsi su antologie dedicate ad autori esordienti.

Clicca qui per leggere le prime 31 pagine di '31 ottobre'

Il ticchettio rapido dei suoi passi echeggiava tra le arcate dei portici del Pavaglione. Il respiro affannato. Il sudore freddo sulla fronte. Le caviglie doloranti per via dei tacchi a spillo.
Mai avrebbe pensato di odiare quelle scarpe da duecento euro.
L’aria gelida le saliva lungo la schiena coperta. La città dormiva ancora, era mattina presto, venerdì.
Alle sue spalle non sentiva alcun rumore. Solo il ticchettio di quei maledetti tacchi a spillo.
Forse non la stava seguendo.
Forse quella corsa sfrenata stava accecando i suoi sensi.
Non osava voltarsi. Se fosse stato proprio alle sue spalle avrebbe avuto un’ottima occasione per raggiungerla e…
I portici erano invasi dalla penombra. La luce proveniente dalla piazza le permetteva di capire dove stava andando. I lampioni la guidavano tra le insidie di quel portico millenario.
Sperava solo di non cadere.
Mieaow!
Un gatto nero la osservava dall’alto di un bidone della spazzatura. Era stato disturbato dalla sua corsa, da tutto quel baccano che stava facendo. Cosa ci faceva su quel bidone? Forse cercava del cibo. Forse cercava un punto migliore da cui osservare la città.
Strani pensieri. Eppure era seguita.

Quella strana sensazione di avere qualcuno alle spalle non l’aveva mai abbandonata. Eppure, non aveva mai visto nessuno dietro di lei.
L’oscurità era troppa sotto quel portico. Se solo fosse riuscita a raggiungere via Ugo Bassi, se solo fosse riuscita a mischiarsi alla città che si stava svegliando.
Bip! Bip! Bip!
Un grosso camion dell’azienda municipale stava scaricando un cassonetto giallo nel proprio intestino metallico. L’autista era illuminato dai bagliori del monitor installato in cabina. Stava controllando i bracci meccanici che sollevavano il cassonetto e lo portavano in posizione. Una piccola telecamera posta sul fianco del veicolo osservava l’operazione con attenzione.
Mieaow!
Ora il gatto si lamentava. C’era troppo rumore. Non bastava lei che correva senza fiato. C’era quel camion. C’era il 27 che imboccava via Indipendenza per raggiungere la prossima fermata.
Con un balzo agile il gatto saltò tra le sue gambe. Un gesto di vendetta. Un gesto di ribellione verso i disturbatori della quiete pubblica.
Mieaow!
Le sue gambe erano stanche, non erano più come prima. Quel portico era lungo soltanto due o trecento metri ma, a lei, sembrava di correre da tutta la notte.
Cercò di schivare la grossa bestia scura che si era tuffata proprio davanti a lei.
Incespicò.
Un tacco si ruppe e, in un istante, fu a terra.

L’impatto non fu tra i più tremendi. Non fece nemmeno in tempo a gridare. Il suo volto colpì il suolo come fosse un grosso sacco di patate. Rimbalzò goffamente un paio di volte sulla guancia sinistra e strisciò sul suolo ruvido del porticato.
Strano! Non aveva mai pensato al suo viso come a un sacco di patate ma, durante la caduta, quell’immagine sgraziata era stata la prima cosa che le era venuta in mente.
Non aveva nemmeno fatto in tempo a mettere le mani avanti.
Era caduta di piatto, proprio sopra il gatto che, colto di sorpresa, non era riuscito a evitare di essere investito.
Mieaow!
Rimase sdraiata per qualche istante, a riprendere fiato, a cercare la lucidità perduta.
Qualcosa si stava muovendo sotto il suo ventre. Forse il gatto che cercava di divincolarsi.
Cercò di girarsi su se stessa, sentì qualcosa allontanarsi da sotto di se. Un attimo di sollievo e, poi, di nuovo quel fastidio assillante al ventre. Eppure il gatto doveva essersi già liberato. Ora era col ventre rivolto alle arcate del portico, il gatto doveva per forza essersi liberato.
Ma il fastidio era diventato più pressante. Ora sentiva male. Un dolore profondo, quasi come se qualcosa gli si fosse piantato in profondità nel suo addome. Qualcosa di freddo, come la pavimentazione gelata che accarezzava la sua schiena nuda.
Cosa stava accadendo?

[...]

 
 
 
 
 
 
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