Come ho scritto sulla mia rubrica
Baci e Abbracci,
abbiamo cominciato l'anno proprio male.
Parlavo di spazzatura, in quel caso.
Ma anche la questione del Papa alla Sapienza, che in questi giorni riempe le pagine dei giornali, mi ha parecchio rattristato.
Tutto questo schierarsi di politici e alti prelati che denunciano il fatto che in Italia il Papa non può parlare, mi pare proprio una barzelletta.
Il Papa è ogni sera al telegiornale, ne sentiamo quotidianamente notizie alla radio o sui giornali.
Mi pare che possa dire sempre la sua. Il problema è un altro.
Vorrei che si riflettesse un momento sulla frase ripetuta più volte dal pontefice e dai suoi rappresentanti.
Il Papa non vuole imporre la fede.
Questa affermazione mi suona in modo sinistro.
La mia domanda è:
siamo a questo punto? Ci dobbiamo preoccupare che oltre a tutte le ingerenze del Vaticano nella vita politica di questo paese,
la fede sia una cosa che si può imporre?
Non so cosa sia tutto questo fermento delirante e clericale.
Ferrara (santo subito?) che si erge a paladino della Chiesa lanciando anatemi contro l'aborto,
sostenuto da masse di giovani da stadio esaltati ed entusiasti. Non so se sia il suo narcisismo senile, personalmente lo trovo grottesco, o se qualcuno l'abbia ingaggiato a sostenere un folle progetto,
ma tutto questo sacro fuoco sanfedista mi spaventa. Il fanatismo in genere mi spaventa.
Di fronte alla malattia di altri integralismi, si pensa di avanzare una cura omeopatica di integralismo cattolico.
Il papa omeopata. Si gioca sulla paura e sul sensazionalismo. Gli italiani, fragili e confusi più che mai in questo momento,
cadranno in questa trappola?
Io, credente (non penso che sia tutto qui, ma non lo so, credo, forse) , cristiana, ma non cattolica apostolica romana, una che non pensa di avere assolute risposte in tasca,
chiedo di vivere in uno stato laico, in un paese che difenda i diritti civili di tutti i cittadini, a prescindere dalla loro fede religiosa.