Come può cambiare il nostro pianeta in seguito ai mutamenti climatici? Tre anni fa la pellicola
L'alba del giorno dopo di
Roland Emmerich ci mostrava un'onda gigantesca avventarsi sulla città di New York, un muro d'acqua ergersi sempre più incombente ad inondare le vie di Manahttan. Faceva un certo effetto, anche se comodamente seduti nella poltrona di un cinema. La
fiction sfruttava effetti speciali e un'improbabile ma cinematograficamente necessaria rapidità della catastrofe.
Ora
National Geographic Channel propone al
Festival delle Scienze di Roma, che si inaugura oggi 14 gennaio, il documentario
Sei gradi che possono cambiare il mondo sul possibile futuro che attende il nostro pianeta. Questa volta non è fantascienza ma
un'analisi scientifica che paventa scenari possibili, se non addirittura probabili.
La pellicola si ispira a
Six Degrees, opera di un giornalista inglese,
Mark Lynas, che ha rivisitato lavori scientifici sull'impatto che il
global warming potrebbe determinare per l'ambiente in cui viviamo. Le prospettive catastrofiche vengono illustrate da
National per i cinque continenti, e utilizzano sia testimonianze della ricerca e geologiche che proiezioni computeristiche.
Nel film
L'alba del giorno dopo, il vice-presidente degli Stati Uniti contestava le accuse dello scienziato (interpretato da
Dennis Quaid), Dr Jack Hall, con un commento cinico: «Il costo degli accordi di Kyoto è molto alto», a cui il climatologo ribatteva duramente: «Il costo del non fare niente sarebbe ancora più alto». Questo messaggio, sul "costo del non far niente" spiccava come riflessione e contrappunto alla trama avventurosa.
Messaggi di tipo politico e sociale emergono dall'impostazione di questa interessante edizione del Festival delle Scienze 2008 di Roma, intitolato
CoScienza globale, sottotitolo
Ambiente, risorse, energia, povertà: dallo sviluppo sostenibile all'interdipendenza planetaria che si svolge dal 14 al 20 gennaio 2008 all'Auditorium Parco della Musica. Tra gli organizzatori,
Vittorio Bo, il direttore del
Festival della Scienza genovese (di cui
Manuela Arata è presidente).
È da un paio d'anni che il WHO (l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità) sta paventando un possibile
dissolvimento dei ghiacci della Groenlandia nei prossimi mille anni, se il
global warming continuerà all'attuale velocità. Ogni dodici mesi la temperatura di quella regione aumenta di tre gradi. Lo scioglimento dei ghiacci può portare ad un allarmante innalzamento del livello degli oceani di ben 7 metri in un migliaio di anni, ovvero 70 cm in cento anni, sufficiente a sommergere parecchie città. Il documentario del
National Geographic mostrerà proprio questo tra gli esempi: il ghiacciaio Jakobshavn della Groenlandia che scivola di circa 40 metri al giorno, e si scioglie velocemente con il distacco di ingenti masse di ghiaccio.
Le aree di tipo tropicale sulla terra si stanno estendendo di centinaia di chilometri. Il Festival delle Scienze (e
CoScienze) di Roma si ispira all'
Anno internazionale del Pianeta Terra dell'ONU e invita i politici a favorire uno sviluppo concretamente sostenibile, secondo le conoscenze tecnico-scientifiche disponibili.
Problemi relativi ad acqua, cibo, energia, risorse primarie, diminuzione della diversità biologica del pianeta, verranno affrontate nel Festival. Presenti scienziati, filosofi, economisti, politici, premi Nobel. La domanda è: «Dove ci porta la scienza? Ed esiste una co-scienza attraverso cui aiutare l'ambiente?»
Il primo giorno il festival si apre con l'intervento di
Rajendra Kumar Pachauri e
Walter Veltroni introdotti da
Vittorio Bo su
Il clima e lo stato del Pianeta. Il ruolo della scienza, i doveri della politica. Il Nobel Pachauri sostiene che l'effetto serra comporterà gravi conseguenze sull'acqua, sul cibo, sulle condizioni igieniche, sulle risorse del genere umano.
Resta da stabilire quanto di questo
global warming sia dovuto all'effetto umano e quanto si "geologico".
Glaciazioni e global warming non sono novità sulla terra, non si tratta di fantascienza, semmai di
archeo-climatologia. 55 milioni di anni fa vi fu un periodo non breve, di ben 200.000 anni, in cui la terra si trovò ad essere fortemente surriscaldata.
Di sicuro l'uomo, lo scienziato, l'amministratore, avendone mezzi e conoscenze possono e devono intervenire finchè ancora si può per evitare la distruzione del globo. Il ghiacciaio che si scioglie in Antardide è un problema anche italiano. Se Venezia è a rischio di diventare Atlandide, l'idea di nuotare dentro la basilica non è delle più auspicabili.