L'ultimo giorno del 2007 è volato in cielo uno degli ultimi angeli del design,
Ettore Sottsass. Nato ad Innsbruck il 14 settembre del 1917 aveva da poco compiuto novant'anni, ma la creatività e la voglia di disegnare erano ancora quelle di un bambino. Figlio di uno dei padri del razionalismo italiano, Ettore Sottsass si impose da subito per la sua capacità di controllare le forme dell'architettura e del design all'interno di un percorso creativo unico e irripetibile.
Chi fosse realmente Sottsass è difficile dirlo, anche se amava essere chiamato architetto, come in effetti era, essendosi laureato al Politecnico di Torino nel 1939. Gli interessi e il campo d'azione si estendevano infatti anche al design, con la
consulenza per la Olivetti, con cui collaborerà per trent'anni, guadagnandosi ben tre compassi d'oro, disegnando macchine da scrivere come la celebre Valentine e, nel 1959, il primo calcolatore elettronico italiano.
Ma il suo nome era legato all'
innovazione coraggiosa, era il designer che più di ogni altro scrollò dal design italiano il retaggio della cultura razionalista, aprendosi alle sollecitazioni pop, alle libertà concettuale ed esistenziale della beat generation americana, in questo facilitato dalla moglie
Fernanda Pivano, con la quale fondò nel 1967, assieme ad
Allen Ginsberg, la rivista
Pianeta Fresco.
Nel 1981 crea il gruppo
Menphis, a cui prendono parte noti esponenti del movimento
avant-garde internazionale come
Hans Hollein,
Andrea Branzi e
Michael Graves. L'intento del gruppo era creare
un design oltre le aspettative razionali, che possedesse una consistenza simbolica ed emozionale, attraverso un rinnovamento del linguaggio figurativo.
La grandezza di Sottsass consisteva proprio nel suo impegno a rinnovare il linguaggio del design contemporaneo, spingendolo oltre il primato della funzionalità alla ricerca di valori emozionali e sensuali, conferendo nuova dignità al piacere dell'estetica, fino a portarlo ad affermare che «se qualcosa ci salverà, sarà la bellezza».
Alcuni anni fa affidammo ad Ettore Sottsass, con gli amici genovesi della facoltà di Architettura, la progettazione dell'allestimento della mostra
MeDesign, sul design Mediterraneo, all'interno della vecchia Borsa di Genova, in occasione di Genova
Capitale Europea della Cultura. Sottsass, si mise da subito e senza esitazioni al lavoro, imprimendo al progetto quello che la mostra avrebbe poi brillantemente espresso, ossia l'infinita sequenza di oggetti provenienti da tutte le regioni mediterranee, esposti gli uni accanto agli altri su pareti di legno grezzo, come appena scaricati da un nave e sballati, inondati dalla luce dei faretti dal sapore industriale,
un omaggio poetico al nostro porto e alle sue merci.
Lo ricordo al tavolo di lavoro, nel suo studio di via Melone, a Brera, nel cuore di Milano. Un vecchio ed elegante stabile tipicamente milanese, con il cortile, l'ampio androne e le scale con i gradini in marmo e il corrimano in legno. All'interno le stanze arredate con sobrietà e colori pastello a sottolineare grandi scrivanie, cassettiere e scaffali.
Ricordo i suoi baffi e i suoi lunghi capelli raccolti in un elegante codino e l'eleganza e i colori del suo vestito oltre ogni moda. Ricordo che amava stare assieme ai suoi giovani e attenti collaboratori, a pensare e immaginare, a raccontare ed ascoltare.
Ricordo anche come non riuscisse a finire un frase senza sentire la necessità di completarla con un disegno. Parlava e disegnava, tessendo il filo del suo discordo in un perenne equilibrio tra parole e segni, pensieri e disegni, con l'entusiasmo contagioso di un bambino.