Chissà perché quest'anno non abbiamo voglia di giocare, scherzare, fare un po'i fancazzari come al solito. Non ne abbiamo proprio voglia di fare i soliti auguri.
Anche se per noi - di mentelocale - è stato un anno ottimo. Siete aumentati voi lettori: solo per darvi una cifra il 28 dicembre avete letto ben 19.402 articoli. Vi siete moltiplicati anche voi che credete nella pubblicità via web e, come potete capire, ci aiutate a rimanere in vita.
Di che lamentarci dunque? Beh, se intorno il mondo puzza di bruciato, non è che si può sprizzare dalla gioia, neh?
Già per gli auguri di Natale vi abbiamo raccontato che non ci stiamo molto a tutti i giochetti sporchi di questo nostro Bel Paese e abbiamo in qualche modo approfondito, a modo nostro, le accuse della stampa angloamericana, che ci definisce, vecchi, tristi e poveri.
E abbiamo fatto un appello: regalatevi un sorriso. Ridete, spassatevela. Qualcuno della nostra community ha aggiunto, fatevi anche qualche carezza. Massì, abbondate.
Crediamo che il New York Times e il Times abbiano ragione, noi lo pensiamo da tempo ma non lo diciamo troppo perché ci siamo ripromessi di tenere lontano il mugugno dalle nostre tastiere. Ma quando ce vò, ce vò.
Se poi, per sbaglio, a Natale vi hanno regalato l'ultimo libro di Umberto Galimberti,
L'ospite inquietante - il nichilismo e i giovani, ve la dovete vedere con un mucchio di altri problemi. Nella società contemporanea, scrive il filosofo, il futuro non è più una promessa - come accadeva quando imperavano i valori giudaico-cristiani e poi quelli illuministico-rivoluzionari - oggi il futuro è una minaccia.
E va beh, viviamo con questa minaccia che ci morde le chiappe, e dovrebbe essere il momento in cui tutti si diventa più solidali, lo dice anche il buon vecchio Scalfari, tanto se la nave affonda non ci guadagna più nessuno. E allora perché guardarsi in cagnesco l'un l'altro?
Belin, ne sentiamo tutti i giorni di frasi minacciose: "Tanto tra un po' i ghiacci si sciolgono e l'acqua del mare ci sommerge. Conviene comprare una casa in montagna...", oppure, "Tanto la pensione non ce l'avremo mai noi", "Tanto tra un po' non ci sarà abbastanza energia per tutti a questo mondo", "Tanto alla prossima guerra nucleare siamo tutti fritti".
Tutto vero, ma quel "tanto...", così ben radicato nella nostra coscienza indica che
nel domani non ci crediamo più tanto. Che gran fatica per trovare qualcosa in cui credere, la politica dà il peggio di sé, la giustizia sociale è un optional, la guerra è una nuvola nera sempre più minacciosa (speriamo che i fatti accaduti in Pakistan in questi giorni non portino a eventi ancor più gravi!), troppa gente muore sul posto di lavoro (anche il settimo ferito nell'incidente alla fabbrica Thyssen Krupp di Torino non ce l'ha fatta, è morto ieri, domenica 30 dicembre).
Abbiamo chiesto alla nostra community, gli amici, i compagni di strada di mentelocale.it, cosa si aspettano dal prossimo anno. In tanti hanno risposto all'appello: c'è chi dice "non piangiamoci troppo addosso" e chi "non c'è nulla da aspettarsi di bello". Oppure: "mai smettere di chiedere giustizia, sicurezza, attenzione" e chi si augura semplicemente un po' di buon senso.
Noi vi auguriamo di ritagliarvi un angolo di serenità in tutto questo delirio.
Rinnoviamo l'invito a sorridervi, ad accarezzarvi, a trovare nei legami a cui più tenete un buon antidoto. E poi vi auguriamo di diventare più speranzosi, magari anche più incazzati.
Che se tutti insieme si prova a ripartire - credendoci - non ci ferma più nessuno. Che si stava peggio nel Medio Evo, quando gli eserciti mercenari assalivano i villaggi. Che a volersi del male, si fa una gran fatica.
Tanto pestarsi i piedi l'un l'altro, non risolverà mai niente. E allora un retorico buon 2008, che sia l'anno della riscossa, della presa di coscienza, che non se ne può più di un Paese sgangherato che non sa più ritrovare la sua strada.
Buon 2008, ragazzi e ragazze, vi vogliamo bene