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Perché la Via del Sale si chiama così?

 
Attraverso un'antica strada romana i Monregalesi svalicavano in Liguria per acquisti di contrabbando. Fino a scatenare una guerra
 
   

     
14 dicembre 2007
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di Silvia Leoncini
   
sale
È ora di merenda: sono qui che mangio un biscotto di meliga, prodotto artigianalmente in Val Corsaglia, e penso a quanto sono buoni, perché scrocchiano in bocca grazie al misto speciale di farina bianca e di polenta, e perché sanno di uova fresche e di burro di malga. Caspita! Ho detto burro?
Ahi, mi sento in colpa: l'autunno mette appetito e pigrizia e fa aumentare centimetri e ritenzione idrica. Già, non bastassero i biscotti (e il cioccolato), ci si aggiunge anche il sale: lo dicono i medici, gli estetisti, i giornali, i media, i venditori di tisane drenanti: per gli estremisti dovrebbe essere quasi bandito dalle nostre tavole.

Però, come cambiano le cose! Pensa che, nel 1600, qui nel Monregalese sono stati trattati come banditi perchè tentavano di portare il sale sulle loro tavole. A parte il gioco di parole, è tutto vero, e si è giunti addirittura a scatenare una guerra.
Questa storia te la devo proprio raccontare, perchè come Ligure, affacciato al mare e discendente magari di navigatori sul mare, che di sale è ricchissimo, sul momento tu puoi trovare esagerato tutto questo affanno, eppure, se non ci credi, fai un giro al Museo Civico di Cuneo, e vedrai esposto un oggetto che farebbe invidia ai più oculati zeneizi del tempo antico: una sedia del sale, con un cassetto nel sedile, dove veniva custodito il "tesoro" e sulla quale, come guardiano, sedeva il patriarca.
Senti adesso cosa si sono inventati i Monregalesi nel Quattrocento, per non pagare le tasse di monopolio, e poi dimmi se davvero gli antichi Liguri della preistoria non hanno lasciato gli stessi geni ai discendenti, sulla costa e dietro ai monti.

Prima di essere "annessi" dai Savoia nel 1418, essi fecero la contromossa anticipata di andare a fare atto di dedizione spontanea, in modo da ottenere la concessione di qualche privilegio, per esempio l'esenzione dal pagamento della tassa sul sale, e così avvenne, infatti.
Purtroppo duecento anni dopo, nel 1600, i Savoia decisero di rimpolpare le loro casse, e revocarono il privilegio, imponendo la tassa di monopolio.
I valligiani, per parte loro, non fecero una piega: attraverso un'antica strada già tracciata dai Romani, proprio dove in linea d'aria il Monregalese e la costa ligure distano appena una trentina di chilometri, svalicavano a comprare di contrabbando in Liguria, percorrendo in Valle Ellero la Via del Sale e scendendo verso il mare attraverso il Passo delle Saline, proprio sotto l'omonima Cima: chissà quante volte, salendo per una polenta al Rifugio Mondovì, ti sei chiesto il perché di quei nomi.

Non ci misero molto, i ragionieri della Real Casa, a rendersi conto che non stavano incassando neanche un centesimo di tasse e, dopo un tira molla di editti ed imposizioni, venne mandato l'esercito, che impiegò ben diciotto anni, dal 1680 al 1698, per piegare la resistenza dei valligiani: diciotto anni di incendi, devastazioni e sofferenze.
Ma la superstizione che dice che porta male sprecare il sale, alla fine, non avrà un fondamento di verità?
 
 
 
 
 
 
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