Mondovì, il Museo della stampa
Buongiorno dai monti monregalesi. Qualche nuvola sul
sole, cime già bianche, divano davanti al camino acceso e portatile
sulle ginocchia. Finché funziona scalda più del gatto, che
peraltro non ho a causa d'incompatibilità col pastore tedesco.
Ieri ho accompagnato una scolaresca del liceo in visita al Museo della
Stampa. Sapevate che a Mondovì ne abbiamo uno? È molto
interessante, perché raccoglie tutti i macchinari che si usavano per
"fabbricare" un manifesto, un libro o un giornale dai tempi di
Gutenberg al 1970, cioè tutto ciò che è ante-computer.
Cose che abbiamo visto e dimenticato, archeologia artigiana ed
industriale ancora funzionante, che sa di inchiostro e di fatica, di
pesanti ruote girate a mano, di presse in ghisa e di cassette di
caratteri da composizione. Sembra, tra l'altro, che sia la raccolta
pubblica di macchine da stampa più grande d'Italia.
Che ci fa però un Museo della Stampa a Mondovì?
Proprio qui, nel lontano 1472, fu stampato il primo datato del
Piemonte realizzato coi caratteri mobili.
Come andò? Un nobile monregalese, tal Baldassarre Cordero (sì, proprio un antenato di un noto personaggio di oggi), sta girellando
per i carruggi di Genova, all'epoca Repubblica Marinara all'apice
dello splendore e ricca di tutte le novità "moderne" (i banchieri della Superba avevano più soldi che capelli in testa, come si dice in genovese, tanto è vero che li prestavano perfino al re di Spagna) quando ti vede una bottega con un monaco, Antonio, della lontana Anversa, che "traffica" con degli strani blocchetti e li impiastra di una roba nera.
Visto che la curiosità è il motore della vita, chiede subito spiegazioni e, saputo che lì si sta fabbricando un libro alla foggia moderna, fiuta l'affare: in poco tempo, con la sua dialettica, convince Antonio che a Genova c'è troppa concorrenza tra botteghe artigiane per sfondare davvero, e in più minaccia la pestilenza, mentre a Mondovì c'è l'aria buona dei monti e, soprattutto nessuna rivalità in quel campo.
Il buon Antonio si fa convincere, e di lì a poco, nel quartiere di
Breo, in fondo ai portici di via Piandellavalle nasce la prima
tipografia monregalese e viene stampato il primo libro datato del Piemonte: Le confessioni di Sant'Antonino, testo religioso perché ad uso delle numerosissime scuole e convitti della città, gestite tutte da religiosi.
E così Antonio di Anversa, umile monaco dalle mani d'oro, diventa
ricco e famoso? Ma manco per niente! Messer Baldassarre, antesignano
di zio Paperone carpisce, in un certo senso, l'idea ad Antonio-Paperino e poi lo licenzia, tanto ormai un socio non gli serve, e lui gli utili non li vuol dividere con nessuno.
Storie d'altri tempi.
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