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Ancora in Patagonia, ancora al Perito Moreno. Sono passati ormai quasi cinque anni da quando in compagnia di Ernest, del Capitano Max e del Maratoneta ero venuto al Calafate. Allora per la prima volta a sud dell'equatore oggi, un pochino più invecchiato, per accompagnare Isabel e Virginia (in realtà sono loro a scarrozzarmi in macchina). Allora disputammo un memorabile Italia-Argentina - sconfitta con grande onore - oggi di un pallone nemmeno l'ombra.
Allora l'estate patagona volgeva al termine, oggi sta per cominciare. Allora El Calafate era un cesso di posto (non me ne vogliano gli amici argentini); oggi è come allora, anche se la cittadina è cresciuta e non di poco. Allora un dollaro valeva tre pesos ed un euro valeva quanto un dollaro; oggi il dollaro vale sempre tre peso, ma il valore dell'euro è aumentato di un 40% tondo tondo ed inevitabilmente noi europei ne traiamo qualche vantaggio.
Allora la vacanza era solo all'inizio e molto ancora avremmo dovuto ammirare; oggi, purtroppo, tutto volge al termine, ma quello che abbiamo visto, se non fossimo ingordi, potrebbe anche bastare, anche se il bello non basta mai. Allora il Perito Moreno si specchiava nel lago Argentino grazie ad uno splendido sole, oggi una leggera pioggerellina lo ha reso solo più malinconico, ma non meno affascinante.
Non posso dire di aver provato la stessa emozione di allora, ma mi sono emozionato dell'emozione di Isabel e Virginia. E pensare che erano scettiche. Troppe aspettative a causa dei miei racconti e troppe belle sensazioni in questi diciassette giorni rischiavano di dar luogo ad una delusione, ma il Perito Moreno è come Maradona con un pallone: non delude mai.
Aggiungo che il Perito Moreno non è più lo stesso del gennaio 2003, non è più lo stesso perchè nel 2004 se ne è staccato un bel pezzo (non succedeva dal 1988), ma siccome parrebbe essere l'unico ghiacciaio al mondo che continua a crescere, il fatto di non essere più lo stesso non vuole automaticamente dire che è diverso (l'incoerenza del mio ragionamento mi è chiara ancor prima delle vostre perplessità).
Per il resto il solito vento della Patagonia, la solita solitudine della Patagonia ed il solito cordero della Patagonia; non credevo sarei mai ritornato fin quaggiù, ma oggi mi piace pensare che ancora tornerò, magari non al Calafate, ma la Patagonia è grande, molto più grande di quanto possa immaginare chiunque non abbia ben chiaro quanto sia grande.
Anche fra noi tre tutto va alla grande, anche se ci manca l'imprevedibilità di Ernest (talmente imprevedibile da non esser proprio venuto nonostante il biglietto in tasca) come ci manca la pacatezza di Osvaldo, un grandissimo compagno di viaggio. Ma lui lo incontreremo presto, molto presto, visto che domani ad ora di pranzo sbarcheremo in Bs. As. (per chi non lo sapesse è così che gli argentini scrivono Buenos Ayres). Anche in questo caso sarò sul chi ha già visto, ma a parte che Bs. As. val sempre una sosta, ciò che vale molto di più è poter incontrare amici che vivono lontano e che di conseguenza non si possono frequentare in modo assiduo. E poi vuoi mettere una cena a Puerto Madero?
Bruce
22 ottobre 2007
Lima, Lima e il censimento: vi aveva lasciati lì Bruce, ricordate?
Ci ha lasciati lì anche l'aereo, e poi vedetevela voi. Oggi qui todo sta serrado. Ma se credevano di inchiodarci in aereoporto dalle otto di mattina all'una di notte, beh, non sanno di che pasta siamo fatti. Affittiamo una macchina, che problema c'è? Forse la patente europea non è valida (o forse sì?), forse la guida di Virginia (l'unica ad averla con sé la patente) non è propriamente la più adeguata ad una capitale sudamericana, ma proviamo. Avete presente Napoli all'ora di punta, quando il tuo vicino di coda ti chiude lo specchietto per superarti? Niente in confronto alla guida in una popolosissima città sudamericana. Traffico, smog, code, clacson in ogni dove: un vero girone infernale.
Ecco quel che sarebbe stato se non ci fosse stato questo famoso censimento. In realtà per strada c'eravamo solo noi, e Virginia poteva permettersi di cambiare corsia a suo piacimento, effettuare soste panoramiche e quant'altro. A lei, però, piace dire d'aver guidato a Lima e vedere la stima negli occhi di chi sa cosa significhi. Del resto non è mica una bugia, solo un'innocente omissione.
Comunque, lo schieramento prevedeva Virginia e Isabel sui sedili davanti, come Thelma e Louise, e Bruce dietro, a fare il "cagnaccio". A proposito di cagnacci: non so se Bruce abbia mai affrontato l'argomento con voi, ma qui, in tutto il "nostro" Sudamerica, di perri (cani) ce ne sono davvero un'infinità. Virginia cerca imperterrita di accarezzarli tutti e, quando era alla guida, l'unica sua vera preoccupazione consisteva nel tentare di non investirli, visto che la corsa sotto la macchina pare lo sport più ambito dal cane latino.
Ma tornando al terzetto, dopo due settimane abbondanti di lande desolate e spazi desertici, li ritroviamo in una delle città più popolose del mondo deserta! La sensazione è strana, non c'e' che dire. Tutto chiuso, una città immensa e fantasma, in cui i nostri eroi si aggiravano un po' padroni di tutto, cioè, in pratica, di niente.
L'unica botteguccia aperta dove comprare tre patatine fritte (che nostalgia) è quella di un signore tenerissimo, che ci racconta di un nonno italiano - di Venezia per la precisione - nonna boliviana e mamma cilena. Si definisce la dimostrazione vivente della possibilità dell'unione pacifica dei popoli, e non possiamo dargli torto.
Sicuramente l'aspetto più complesso dell'affitto dell'auto è stato la restituzione: non è possibile spiegarlo, davvero, ma vi basti pensare che siamo usciti e rientrati dall'aereoporto tre volte prima di capire dove poter passare con questa maledetta quattroruote a cui scattava l'allarme antifurto in continuazione, sollevando l'ilarità generale.
Alla fine ci siamo riusciti e abbiamo trascorso le successive ore in attesa dell'aereo stravaccati per terra, come i peggiori crucchi (anzi, CON i peggiori crucchi).
Oggi, giunti al Calafate (noi, i nostri bagagli non ancora) si replica l'avventura: Thelma e Louise si godono nuovamente il vento sulla faccia (e qui è davvero tanto), mentre Bruce da dietro ringhia, come il mitico Fantozzi.
Domani ci aspetta il Perito Moreno, che non ha niente a che fare con chi perizia le auto, maledetti assicuratori. Vi racconteremo.
Virginia
21 ottobre 2007
Stamani sveglia alle quattro e trenta per non perdere il primo bus diretto a Machu Picchu. In modo del tutto involontario abbiamo fatto la solita figura da italiani in quanto, quando siamo arrivati, si era già formata una coda non particolarmente lunga (nel giro di pochi minuti è diventata enorme). La stessa era ordinata, ma al tempo stesso non si riusciva a capire quale fosse il capo e quale la coda; ho chiesto informazioni ad una guardia, ma dato che il mio castigliano non è proprio quello di Juan Carlos, il poliziotto deve aver capito un'altra cosa e mi ha dato una risposta contraria alla mia domanda. Oppure viceversa, ma come nella prova del nove cambiando l'ordine degli addendi non cambia il risultato. In sintesi abbiamo guadagnato la premiera posizione senza che nessuno lamentasse alcunché.
Dopo pochi minuti una coppia, credo di americani, ha provato, non so quanto volontariamente, a mettersi davanti a noi, ma Virginia in modo deciso li ha spediti nelle retrovie. Alle cinque e trenta spaccate siamo saliti sull'autobus e, dopo circa mezz'ora di tornanti in mezzo ad una gola profondissima, siamo giunti davanti ai cancelli di Machu Picchu.
Purtroppo davanti ad essi già stazionavano due giovani. Forse avranno dormito lì, per cui al pronti via ci siamo dovuti accontentare della terza, quarta e quinta posizione. Ad attenderci una guida che ci avrebbe unito ad un altro gruppo e che avremmo mollato dopo pochi minuti (fosse dipeso da me, non l'avrei nemmeno considerata). Ieri vi abbiamo raccontato il senso di disagio provato nel sentirsi in una Gardaland mondiale ma oggi, beh, oggi è tutto diverso.
Non che le comitive stile bocciofila siano sparite, ma al mattino presto il numero si riduce e poi, soprattutto, davanti all'imponenza di ciò che abbiamo visto, tutti sembriamo briciole di pane in una tavolata da sagra paesana. L'altro giorno raccontavo di quanto può la natura davanti all'uomo; Machu Picchu riesce ad assemblare entrambe le cose. Circondato da montagne che appaiono invalicabili, questo luogo Incas che ancora nessuno sa dire con esattezza per cosa fosse stato concepito, è venuto alla luce solo nel 1911 grazie alla tenacia di un ricercatore americano.
Chissà se riuscirà a sopravvivere alle ordaglie turistiche di cui anche noi, piaccia o non piaccia, facciamo parte. Raccontare le nostre emozioni non è semplice nemmeno questa volta, ma personalmente mai mi sono sentito così affascinato davanti a dei reperti. Poi una lunga camminata fino a raggiungere la Porta del Sol, quindi sentirsi, lontani da vasche, terrazzamenti, celle e visitatori, dei piccoli Tarzan dentro la giungla. Tra un'ora il treno ci ricondurrà a Cusco; sicuramente la magia sparirà appena saliti sul convoglio, in realtà molto prima, ma la mattinata di oggi la ricorderemo a lungo e scriverlo non è per farvi provare invidia, ma semplicemente per raccontarlo.
Domattina altra levataccia: alle sei e trenta dobbiamo essere in aeroporto, quindi partenza per Lima, dove arriveremo alle 8 (ore 15 per voi). Purtroppo rischiamo di passare una giornata infernale, in quanto il nostro volo per l'Argentina è all'una di notte e la nostra intenzione di girare la capitale peruviana rischia di essere frustrata da un censimento. Proprio così: domani a Lima ci sarà il censimento (succede ogni dieci anni, bella coincidenza) e a quanto ci dicono sembrerebbe che TUTTA la cittadinanza debba rimanere in casa. Sembra strano anche a noi, ma quelli dell'agenzia non sono assolutamente riusciti ad organizzarci un tour. Siamo un po' preoccupati, ma manteniamo un pizzico di ottimismo, anche perché diciassette ore in aeroporto non si augurano nemmeno ad un sampdoriano (beh, forse ad un sampdoriano si potrebbe anche) .
Vi terremo informati. Baci e a presto,
Bruce
20 ottobre 2007
Giornata intensa come sempre: alle 8.30 siamo partiti da Cusco con
Xavier, una guida locale, che ci ha accompagnati nella Valle Sacra. Il sito archeologico di Maras ci ha piacevolmente sorpresi. Non vorremmo
esagerare, ma dopo un po' ci si abitua anche alle rovine antiche di mille
anni. Questa volta, invece, di fronte alle terrazze concentriche costruite
dagli Incas come laboratori di agricoltura (ad ogni terrazzamento
corrisponde un diverso microclima), siamo rimasti incantati.
A tratti ci è venuto anche da pensare - ma scusateci, siamo proprio degli ignorantoni - che tutte queste ipotesi scientifiche abbiano poco fondamento e che gli Incas si stiano letteralmente sbellicando dalle risate. Bello spettacolo anche quello delle salinas: vasche quadrate dove confluisce l'acqua di una fonte salata che, una volta essicata, viene raccolta in sale.
E poi via alla volta di Agua Caliente, nostra base di partenza per
l'escursione a Machu Picchu.
Voi non ci crederete, ma Ernest era qui con noi! Seduto al suo posto, vicino
a Virginia, sul treno della Perurail che ci ha condotti fino ad Agua
Caliente: abbiamo le foto!
A margine di questo scoop, il viaggio verso Machu Picchu merita una
descrizione tutta sua. A chi immagina un'avventura stile Camel Trophy consigliamo di volare più basso, molto più basso: qui sembra di andare
in pellegrinaggio a Lourdes.
Il circolo della bocciofila di Prà (con rispetto parlando) vanta una media
di età decisamente inferiore rispetto a quella dei nostri compagni di
viaggio, i quali hanno avuto non poche difficoltà a salire sul treno...
Pur essendo per lo più americani, si sono contesi con i famigerati
giapponesi il titolo di "campioni del mondo di fotografie inutili". Il desiderio di evitarli ci spinge all'insano gesto di alzarci, il giorno successivo, alle 4 per prendere il primo bus per Machu Picchu, che parte alle 5.30.
Del resto stasera non ci peserà troppo andare a dormire con le galline:
Agua Caliente è un pueblo artificiale, una Gardaland del turista, fatta esclusivamente di hotel, ristoranti ed infinite bancarelle di souvenir con
gli stessi prodotti dai prezzi variabili. Ti senti tirato per la giacchetta
da ogni parte per una collanina o per una borsetta.
A questo punto dobbiamo però riportare un'eccezionale scoperta: avete
presente gli immancabili maglioncini peruviani, che popolano le
nostre fiere? Ebbene, devono essere prodotti a Forcella, perché qui non ce
n'è traccia!
Stranamente non ci emoziona troppo l'idea di visitare il mitico luogo, forse
per questa ossessiva presenza turistica, o forse perché quello che abbiamo
visto finora ci ha già riempito occhi e cuore.
Vi racconteremo la giornata al Machu Picchu nella prossima puntata, sperando che sia una piacevole sorpresa.
Gli amici più intimi saranno entusiasti di sapere che le visite di oggi ci
hanno portato a quota 600 foto, ma non temete: abbiamo ancora una settimana per raggiungere il traguardo di 1000!
Besos by Virginia, Isabel e Bruce
19 ottobre 2007
Cusco si presenta ai nostri occhi in modo radioso e scintillante. La capitale del breve regno Incas è così bella, anche se forse il troppo turismo ne impoverisce l'anima. Ma queste sono considerazioni a margine, che non vogliono assolutamente sminuire l'impressionante bellezza di piazza delle Armi, della cattedrale e delle tante chiese che gli spagnoli hanno disseminato in questa parte di mondo. Nel tour odierno ci guida Camillo, il cognato di Matteo, un italiano che in Perù gestisce una piccola e deliziosa locanda, dove noi alloggiamo, un ristorante attiguo ed un'agenzia di viaggi. Il tutto sotto il nome di Peruetico in quanto Matteo, la moglie peruviana, il cognato ed un altro socio italiano uniscono gli affari all'aiuto delle comunità locali, ovviamente quelle più disagiate. Camillo è laureato in scienze della comunicazione e la sua famiglia rappresenta una parte di nobiltà progressista del Paese.
Ci ha raccontato che alcuni anni fa, non molti, durante la dittatura di Fujimori sua padre è dovuto fuggire dal Perù per evitare carcere, tortura e forse anche la morte. Fa strano sentire certi racconti, ma in una parte di mondo rappresentano, se non il presente, un passato recente. Del resto da noi sono appena cinquant'anni che non si parla di guerre, un tempo relativamente breve nella storia.
Durante la visita delle rovine del periodo degli Incas abbiamo appreso alcune cose, una su tutte: gli Incas, a differenza di quello che alcuni raccontano, erano una popolazione pacifica (preciso che il racconto è di parte, e come tale va preso) al punto di soccombere ad un numero esiguo di combattenti spagnoli. Abbiamo anche appreso che gli Incas conoscevano oro, argento e rame, ma non il ferro, anche se non si spiegano alcune opere da loro costruite.
Abbiamo appreso molte altre cose sul Perù contemporaneo e, come spesso ci è capitato di considerare in queste due settimane, molte problematiche sono comuni a tutti i popoli. Abbiamo fatto l'immancabile visita al mercato comunale, dove oltre ai soliti banchi pieni di colori abbiamo potuto vedere la giusta bilancia. Mi spiego: nel bel mezzo del mercato si trova una bilancia ufficiale, dove chiunque puo' andare a pesare l'acquisto appena effettuato. Forse non sarebbe stupido istituirla anche da noi (prevenire è sempre meglio che curare).
A pranzo siamo andati presso una casa famiglia che ospita una quindicina tra bambini ed adolescenti con problemi fisici o mentali, abbandonati dai genitori. Questa casa famiglia è uno dei progetti che seguono i ragazzi di peruetico, non è il solo e nonostante si sia in vacanza è comunque importante osservare da vicino quanto profondo possa essere il disagio, ma anche quanta solidarietà si possa comunque trovare.
Molti volontari si succedono durante le ore del giorno per aitare questi ragazzi e mangiare insieme a loro è stata comunque un'esperienza breve, ma non priva di significato. Nel tardo pomeriggio abbiamo terminato il nostro tour in un teatro, dove abbiamo assistito ad una serie di danze locali che onestamente (fanculo la diplomazia), al sottoscritto fanno cadere le palle. In compenso le mie compagne hanno molto apprezzato, ma si sa: l'altra metà del cielo ha gusti barbari (ed ora sotto con le ingiurie).
Bruce
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