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Spettacoli

Drammaturghi dall’Atlantico al Mar Nero

 
Da Brecht a De Filippo, da Alberti a O’Casey: voci di mezzo secolo nel libro di Corvin uscito in Francia. Un ventaglio di letture e approcci
 
   

     
20 ottobre 2007
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di Gianni Poli
   
Samuel Beckett
Samuel Beckett
Con uno sguardo ambiziosamente eurocentrico, esce in Francia un'importante (e voluminosa) Antologia critica degli autori drammatici europei (1945-2000), diretta da Michel Corvin, docente all'Università "Paris III - Sorbonne Nouvelle - Institut d'études théâtrales" (Anthologie critique des auteurs dramatiques européens 1945-2000, Montreuil-sous-Bois, Éd. Théâtrales, 2007, pp. 704).
La cronologia di mezzo secolo; la vastità e la diversità delle voci e delle istanze rappresentate, mostrano una notevole complessità di approccio, in un raggio di informazioni e riflessioni davvero notevole.

L'autore si è affidato a un gruppo di studiosi delle diverse drammaturgie per una ricognizione il più possibile esaustiva della realtà esaminata. Così ha premesso ai testi, per ogni area linguistica antologizzata, un profilo riassuntivo, quasi a integrazione e equilibratura delle opere scelte. La scelta è stata infatti condizionata soprattutto dalla disponibilità delle traduzioni esistenti in Francia. Non ricorrendo a nuove, apposite traduzioni, Corvin ha fidato nella rappresentatività dei brani scelti (considerando l'estratto significativo dell'opera intera) e nelle conoscenze supplementari, acquisite attraverso le rappresentazioni.
Il fecondo e diffuso sforzo di analisi su centinaia di testi, trova sintesi nei numerosi raggruppamenti tematici. Costanti e differenze sono rimarcate, così che l'Europa dei "nazionalismi" non venga negata dalle esperienze dei drammaturghi, ma anzi testimoniata più a fondo.

La storia e la società appaiono ben presenti all'autore e anche ai collaboratori è chiesto di valutarne gli effetti, specialmente nelle forme, nelle tecniche, oltre che nei contenuti. "Durante la seconda metà del XX° secolo - osserva il curatore - l'Europa ha vissuto tanto le sue tappe di liberazione quanto sussulti cruenti. Ad ogni momento cruciale, il teatro s'è posto come sentinella e come coscienza: lo scrittore di teatro ha sempre saputo trovare il modo di denunciare i detentori dei poteri politici, sociali, religiosi, trincerati dietro i loro burocratici linguaggi gergali. [...] S'è fatto cassa di risonanza pubblica della riappropriazione d'ogni libertà: quelle del sesso, del linguaggio, dell'immaginazione".

La divisione in tre sezioni: L'Io e i suoi mostri; Scontri e malesseri della società; Storia, politica e visione del mondo, consente lo studio di aspetti comuni, lungo linee trasversali di ricerca e di significato. Un magistrale saggio critico e metodologico (pp. 119-138) percorre strutture, moduli, stili di scrittura per la scena seguiti nel divenire di mezzo secolo.
Si riconosce la sequenza di almeno tre generazioni: quella formatasi anteguerra (da Brecht a De Filippo; da Alberti a O'Casey, ad esempio) che si afferma successivamente; quella che segna gli anni Sessanta-Settanta (con Osborne, Pinter e Bond; con Duerrenmatt, Frisch, Bernhardt... ); quella che mostra le sue derive alla fine del Secolo.
Nel percorso tortuoso, ma coerente, il "personaggio" s'è trasformato in "parlatore", adottando via via la forma monologante.

Eppure, nel mutato statuto del soggetto teatrale principale, il drammaturgo ha affinato le strategie alla conquista di un "allargamento della propria giurisdizione, indispensabile affinché egli possa rispondere alla missione di dire come va il mondo" (p. 138). Seguono considerazioni sul ruolo (e la contraddizione) della traduzione; testimonianze dell'interdisciplinarità delle collaborazioni suscitate che, unite alla completezza delle Bibliografie, dà pregio ulteriore a quest'opera unica.
Da consultare, meditare, maneggiare con confidenza, quale strumento di ricorso quotidiano per chi del teatro faccia professione o sentita sincera passione.
 
 
 
 
 
 
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