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Società & Tendenze

Social Bookmark, l'ago nel pagliaio

 
È un fenomeno in crescita, figlio del web 2.0. La massa delle informazioni organizzata dagli stessi lettori. E la Rete diventa più facile
 
   

     
06 agosto 2007
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di
Giulio
Nepi
   
Internet
© foto: www.cpd.ufba.br
Oggi continuiamo il nostro giretto all'interno del web 2.0 andando a dare un'occhiata a quei formidabili siti che mangiano tutte le notizie della rete, le digeriscono e le risputano fuori impacchettate. È il social bookmarking, che in italiano potremmo tradurre un po' liberamente con editoria sociale. Lungi dall'essere una novità, questo fenomeno si sta però consolidando sempre di più, al punto da essere ormai diventato imprescindibile nel mondo dell'informazione on-line.

L'idea di fondo è tutto sommato semplice. Immaginatevi una bacheca dove chiunque possa attaccare con un post-it i propri consigli di lettura: ecco, i siti di social bookmarking funzionano proprio così, ma senza post-it. Elaborate un po' l'idea di fondo, per cui ad esempio ogni consiglio può essere votato con un semplice "ok" o "non ok", ed ecco che avrete - sancita da migliaia di utilizzatori - una classificona costantemente aggiornata di cosa leggere su internet.
È il lavoro di Google, in fondo. Ma il caro vecchio motore di ricerca, per quanto elaboratissimo ed efficiente, resta pur sempre un agglomerato di scatoloni con transistor e led colorati: impossibilitato - al momento - di capire la qualità intrinseca dell'informazione che cerco. Per far ciò la soluzione migliore è quella più antica: far decidere all'uomo e al suo cervello, ed è proprio quello che i siti di social bookmarking fanno.

Più che un nuovo modo di cercare contenuti sul web, siti come Digg o Delicious servono soprattutto per avere il polso - senza esserne travolti - del magma informativo che ogni secondo si riversa sul web. Perché magari io lettore riesco a stare dietro alle grandi testate online, ma il preziosissimo mondo dell'informazione-blog o delle webzine specializzate è davvero difficile da tenere d'occhio.
La caterva di dati viene invece così irreggimentata con una certa logica, grazie al fattore-uomo: se ad esempio io segnalo un link e quel link viene approvato e votato da molti altri lettori perché ritenuto interessante, la prossima volta il sistema si ricorderà del mio "grado di affidabilità" dando maggior visibilità alla mia successiva segnalazione. E via così.
Il filtro è alla fonte: i principali siti di social bookmarking non vanno automaticamente alla ricerca di notizie da salvare, ma aspettano che un essere umano - manualmente - inserisca il link nel loro database.

Come ogni progetto aperto, può saltar fuori qualche ingranaggio non perfettamente oliato. È un po' complesso ad esempio adeguarsi ad un criterio univoco nella taggatura - l'inserimento di parole-chiave che riassumono il contenuto della segnalazione - per cui io posso definire Prodi, indifferentemente, sia "primo ministro", che "premier" o "presidente del consiglio". Ma è davvero poca cosa.
Il problema ben più serio è semmai, come al solito, l'inglese. I principali siti mondiali sono sostanzialmente anglofoni, anche se nulla vieta di caricare notizie in italiano. Facilmente in futuro ci saranno versioni nazionali di questi portaloni, intanto per fortuna ci sono due buoni siti già in italiano: Ségnalo e Ok Notizie.
 
 
 
 
 
 
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