10 opere come tracce di un disco immaginario dove Luca
Saini muove i suoi personaggi, fisici e metaforici,
nelle sue foto citazioni musicali, rebus, enigmi da
risolvere, illusioni ottiche, reportage
esistenziali...
J.T. Wodash, 2007
Luca Saini, torinese, 32 anni, fotografo. In questi giorni espone le sue opere allo
Spaventapasseri di via San Donato, a Genova.
24.000 Miles è il titolo della mostra, aperta fino al 23 luglio 2007.
Lo incontro al
vernissage insieme ad un vecchio amico,
Giuseppe Caroleo aka Bumaye. Un'occasione per parlare un po' delle sue opere e di come lavora.
«Nei miei lavori realtà e finzione si mescolano - dice - è come giocare a nascondino con lo spettatore. La rappresentazione fotografica è già di per sè territorio di ambiguità, non descrive il reale, ne è una interpretazione sempre e inevitabilmente». Nella prima foto che guardiamo, lo stesso Luca è ritratto in cima a una scala a pioli piantata in mezzo a un campo (vedi sopra). Sembra sia sospesa a mezz'aria, non appoggia da nessuna parte. «In realtà è sostenuta da un palo messo in modo che non si veda», dice l'artista. Questo piccolo retroscena per dire che non ci sono fotoritocchi, ma una preparazione meticolosa e densa di significato.
«Nelle mie immagini gioco con questi aspetti - dice ancora Saini - cercando di trasmettere però un messagio propositivo, come dire: dinanzi al massacro della verità, occorre reagire e creare stimoli positivi. Ecco perché
nei miei nuovi progetti, non troverete più immagini e tematiche di violenza e negatività».
Foto concettuale ma anche esperienze vissute, come gli scatti di
24.000 Miles, una serie (omonima della mostra) dedicata al viaggio: «è qui che mi conosco e affronto le mie paure, attraverso il confronto senza maschere dell'altro», dice l'autore.
Forte l'influenza della musica sui lavori di Saini, che spesso prende spunto da gruppi o canzoni per titolare la proprie foto.