A Roma, nel quartiere di Torpignattara, vive una comunità bengalese. Tante sono le storie e le speranze di questi immigrati che hanno scelto di rifarsi una vita nella capitale italiana.
A volte una sceneggiatura nasce proprio così: è successo a Vittorio Moroni, il regista di Sondrio che, dopo Tu devi essere il lupo, propone , il suo nuovo film.
Sabato 19 maggio Moroni sarà a Genova, al Cinema City di vico Carmagnola 9, per presentare il lungometraggio e incontrare il pubblico alle proiezioni delle 20.30 e delle 22.30. Nello stesso giorno - alle 18 - il regista sarà ad Ombre Rosse, in vico Indoratori.
«A Torpignattara ho incontrato Licu, un ragazzo bengalese che in Italia si è perfettamente inserito: lavora come magazziniere in un laboratorio tessile la mattina e come cassiere in un negozio alimentare la sera, porta i capelli alla Elvis, indossa camicie griffate e tifa Roma», dice il regista. L'idea di seguirlo per realizzare un film-documentario sulla sua vita è nata quando un giorno: «Licu ha ricevuto una lettera dal Bangladesh contenente la foto di una ragazza diciottenne di nome Fancy: quella era la donna scelta dai genitori come sua futura sposa».
Licu ha deciso dunque di partire e Moroni, con tanto di troupe, di seguirlo: «ci ha stupiti la sua decisione di seguire la tradizione. Mi era sembrato che si fosse innamorato di un'italiana», racconta Vittorio. Il viaggio in Bangladesh si è rivelato ricco di spunti per il regista: «abbiamo seguito Licu e i difficili rapporti che si sono creati tra la sua famiglia e quella della ragazza». E proprio come in ogni film drammatico che si rispetti il matrimonio è stato in forse fino alla fine: «come se non bastasse, né Licu né noi abbiamo potuto vedere Fancy fino al giorno della cerimonia. Molte le trattative e gli interrogatori cui Licu è stato sottoposto. Poi il "lieto fine"».
La famiglia del ragazzo ha preso bene l'arrivo della troupe: «in Bangladesh il valore dell'ospitalità è molto sentito». Ma ad aver maggiormente colpito Moroni è stato il ruolo delle donne bengalesi nella famiglia: «sono gli uomini a condurre le trattative e a prendere le decisioni più importanti, ma nei momenti più difficili sono le donne a prendere il comando».
E come ha preso Licu la nuova esperienza cinematografica? «Mi ha colpito il modo in cui lui si rapportava con la telecamera e con me», risponde il regista, «l'atteggiamento di Licu non è mai stato narcisistico o sopra le righe: il ragazzo è stato semplicemente se stesso, e questo mi ha permesso di cogliere tutti i lati del suo carattere. Soprattutto era "curioso della nostra curiosità" nei suoi confronti».
Un lavoro lungo due anni e otto mesi: «la nostra telecamera ha seguito i due neo sposi anche dopo il loro ritorno a Roma, tra le prime difficoltà, i conflitti e le speranze. Oggi Licu sente dentro di sé la responsabilità dell'essere un marito musulmano. Fancy, per la prima volta lontana dal suo paese, spesso si sente sola».
Il film, autoprodotto, gira le sale italiane accompagnato da un coupon che «ci consente di "convincere" gli esercenti dei cinema che esiste un pubblico intenzionato a vedere il film. Così Le ferie di Licu può trovare una sala dove uscire», spiega Moroni, «basta consegnarlo alla cassa del cinema e verrà staccato un normale biglietto gratuito con cui sarà possibile assistere alla proiezione» (per maggiori informazioni date un'occhiata al sito ).
Anche il Licu Tour è un'iniziativa legata al film: «una sorta di tourneé che partirà il 25 giugno e si protrarrà fino a Natale. Ci metteremo a disposizione dei cinema, delle associazioni, delle fondazioni, dei club e delle scuole per accompagnare la proiezione del film con dibattiti e approfondimenti dei temi, scottanti e attuali, di cui il film si occupa».
Sabato Vittorio Moroni arriverà a Genova con una sorpresa: «per ringraziare gli spettatori regalerò loro un pezzo di fotogramma del lungometraggio». Insomma, prendi il film e portatelo a casa.