Amici dal 1975, si erano sempre ripromessi di trovare il modo di «fare qualcosa insieme», ma finora non era successo. Il 31 maggio al Teatro della Tosse (ore 21) succede:
Gian Piero Alloisio, drammaturgo, regista, attore e cantante e il
Giuliano Galletta artista (nella seconda pelle, fuori dal ruolo di giornalista) hanno finalmente trovato il modo, con l'happening-spettacolo
Marilyn e L'archivio del caos.
L'occasione è nata dall'autonoma iniziativa della
Fandango di ripubblicare un album mitico dell'
Assemblea Musicale Teatrale (AMT),
Marilyn, prodotto a Bologna nel '77 da
Francesco Guccini e Renzo Fantini (Cd disponibile dal 31 maggio).
«È un concerto-spettacolo - spiega Gian Piero Alloisio - che vuole essere un momento di riflessione su come eravamo, negli anni '70 appunto, cosa facevamo, cosa facevano le istituzioni e di quali strumenti si erano dotate. L'Assemblea Musicale Teatrale infatti è il frutto di quel periodo d'oro che fu il
decentramento culturale, e che permise a tutta la città, includendo le periferie, le scuole e vari centri culturali sul territorio di partecipare al passaggio in città di grandi eventi e protagonisti». Accanto a AMT, Alloisio ricorda le esperienze del Teatro-quartiere di Oregina (legato alla comunità di padre Zerbinati, un gruppo di
cattolici del dissenso), il gruppo Amanda del Teatro-quartiere di Marassi, la scuola Giovanni XXIII (sempre a Marassi) e il cabaret del weekend animato da
Lorenzo Beccati (autore di programmi Tv come
Drive in,
Striscia la notizia e,
Gabibbo in persona), il Piccolo Teatro Popolare, le feste annuali di 5/6 giorni al Biscione, il Collettivo Culturale della Valbisagno, il Coro di Ricerca Popolare. «Tornare a
Marilyn è un modo per tornare a parlare di sacro e politica, il che in questo momento storico è necessario. Riflettere sull'errore storico della sinistra che sulla religione ha deciso di abdicare. Riproporre i tentativi degli anni settanta che invece coniugarono nel dissenso politica di sinistra e sacralità, ma anche
sollecitarono e sostenerono una cultura popolare in modo non episodico».
Per parte sua
Giuliano Galletta, proseguendo il suo
work in progress L'archivio del caos sulla raccolta di materiali vari (foto, manoscritti, ritagli, cartoline, ecc.), che ha visto un primo episodio a Villa Croce nel 2006 e
il secondo sull'Internazionale Situazionista alla Casa-museo Asger Jorn (di Albissola Marina), l'artista-giornalista come si definisce per l'occasione,
sollecita il pubblico a partecipare collettivamente al suo
disordine organizzato in uno spazio prestabilito,
portando foto, documenti, volantini, lettere, pensieri, locandine o altre
testimonianze bidimensionali sull'Assemblea Musicale Teatrale o la cultura genovese dal '75 al '79 - ma vale anche ogni traccia 2D sugli anni settanta.
Dopo il concerto (circa 1 h e 30) prenderà così avvio la terza puntata dell'
Archivio del caos: in un clima di improvvisazione e informalità (a cui prenderanno parte gli storici dell'AMT ma anche molti altri protagonisti di quell'epoca),
il pubblico sarà invitato a salire sul palco e appendere - a supporti già predisposti - i propri materiali.
Scotch, puntine e pennarelli a cura dell'organizzazione e, per gli originali, non temete: chi non avesse avuto tempo troverà anche una fotocopiatrice.
Tutto questo chiama in causa un'altra amica degli anni '70:
Sandra Solimano, direttrice del Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce, che dall'85 segue Galletta-artista. La performace del 31 maggio avrà infatti
un seguito-epilogo (magari nuovo avvio), i primi di settembre al museo in coincidenza con la chiusura della mostra in corso
In pubblico: uno sguardo sugli anni '70. «L'opera di Giuliano - spiega Solimano - che prenderà forma nel corso della serata colletiva di Gian Piero alla Tosse, una volta da lui organizzata e riassemblata in opera
sarà conservata al museo e vorrei qui invitare Alloisio per un intervento, tra teatro e canzoni: un bel modo di chiudere, mi pare, e aprire sulle prospettive in cui le istituzioni possono intervenire.
Perché
noi ragazzi degli anni '70 non abbiamo ancora voglia di invecchiare, ma ne abbiamo ancora
tanta invece di crescere».