Calcio e musica. Sono le prime parole che vengono in mente pensando a Nick Hornby. Merito di Febbre a 90°, il suo esordio autobiografico del 1992, e poi di Alta fedeltà (1995), la consacrazione letteraria. Su Wikipedia si legge che la raccolta di saggi 31 Canzoni, pubblicato nel 2003, "presenta album da lui scelti, da mostri sacri come Bruce Springsteen e Bob Dylan ad artisti del circuito indipendente come Ani DiFranco; da artisti pop da classifica come Nelly Furtado, a canzoni note soltanto a Hornby stesso".
È nato nel 1957 a Londra, dove vive. Si è laureato all'Università di Cambridge, e dopo aver fatto il professore e il giornalista si è dedicato alla scrittura. Da alcuni dei suoi romanzi sono stati tratti film di successo, da Alta fedeltà, di Stephen Frears, a About a boy - Un ragazzo, di Chris Weitz e Paul Weitze, con Hugh Grant.
Siccome lunedì 14 maggio, alle 21, viene a Genova ospite della rassegna Le parole tra noi, siccome parlerà di lettura e non di scrittura, mi ero preparato un po' di domande semi-idiote del tipo: con quali libri sei cresciuto? Quando leggi durante la giornata e in che posizione? Visto che sei stato un insegnante, secondo te è più difficile insegnare la lettura o la scrittura? E poi, cosa pensi del calcio italiano di oggi?
Non so se avrà il tempo di rispondermi via mail.
Ma per fortuna c'è internet. Lo scrittore inglese ha tenuto per tre anni, sulla rivista su Internazionale, una . I suoi interventi sono uno spasso, tutti disponibili sul sito della rivista. Andateli a leggere che meritano. Ecco una piccola gemma presa dal primo articolo: Questo mese ho letto parecchio a) perché è estate, ha fatto caldo, non lavoro molto e non c'è calcio in tv e b) perché mio figlio maggiore, per motivi che non sto qui a spiegare, ha trascorso ancora più tempo del solito chiuso in bagno, e io dovevo star seduto fuori su una sedia. È così che si leggono i libri.
Capito?