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Mercoledì 9 maggio, per motivi lavorativi, partecipo ad un convegno in occasione della giornata dedicata alla Festa dell'Europa, organizzato dalla Provincia di Savona. Il programma prevede, per la mattinata, l'intervento di alcune autorità e la partecipazione di alcuni allievi di scuole elementari e medie che hanno partecipato attivamente preparando dei cartelloni che rappresentino l'idea comune di ciascuna classe riguardo l'Unione Europea.
Uno o due fortunati prescelti in ogni classe, a turno, espongono i motivi e il significato del loro elaborato. Al termine di questa presentazione, le autorità presenti si occuperanno di annunciare la decisione presa precedentemente da una commissione esaminatrice e di proclamare la classe vincitrice che, come premio, vedrà il proprio disegno utilizzato come sfondo per pubblicizzare la prossima Festa dell'Europa.
Un aspetto che mi colpisce dall'inizio è la disinvoltura del ragazzino di una terza media chiamato a parlare per primo: microfono fermo in una mano, l'altra mano in tasca, abbigliamento molto curato e una padronanza di linguaggio e di espressione che fa pensare a lui come ad un futuro politico. Non è neanche il secchione della situazione, ma un uomo nel corpo di un bambino che, con una erre moscia molto aristocratica, espone le sue ragioni sul concetto di Europa e non tradisce un minimo di emozione. Solo sul finale chiede scusa per non ricordare tutto a memoria e sfodera un foglietto dal quale legge le conclusioni del suo discorso. Resto perplessa pensando al complesso di inferiorità che possono provare gli allievi di una classe con un tale elemento presente ogni mattina in aula, ma poi modifico la mia visione pensando che forse è "lo sfigato" e, infine, riflettendo sulla scarsa cultura degli adolescenti con cui lavoro ogni mattina, rovescio totalmente la mia opinione convinta che, forse, al giorno d'oggi è un bene che in una classe ci sia, almeno, un allievo istruito e con buone capacità espressive.
Oltre che intenerita dall'emozione palese della maggior parte dei bambini chiamati a parlare con un microfono tenuto in una mano tremolante di fronte ad un pubblico, per la maggior parte coetaneo, ma comunque numeroso, rimango incuriosita dai diversi cartelloni preparati dai ragazzi: ad eccezione di tre, tutti riportano le bandiere o i monumenti simbolo dei paesi dell'Unione Europea e le stelle che stanno ad indicare ogni stato membro. E penso che anche io, probabilmente, avrei inserito uno di questi elementi in una mia eventuale considerazione dell'UE.
Solo tre classi non sono cadute nella banalità di stelle, bandiere, Tour Eiffel e Colosseo e una di loro sarà la vincitrice. Simpatica l'idea di una prima superiore a trovare la metafora del cuoco che rappresenta l'UE e di tutti gli alimenti a sua disposizione che stanno a significare le specialità tipiche di ogni paese: divertente, ma forse un po' superficiale per come ha ridotto l'intero apparato economico, monetario, sociale e politico ad un puro aspetto culinario.
Che dire degli altri due: non solo sono stati commoventi i bambini delle classi che si sono distinte, tutte elementari, ma è soprattutto il concetto che hanno esposto che è confortante per il nostro futuro sotto due aspetti: da un lato, nonostante i media ci bombardino di notizie di insegnanti incapaci di badare a ragazzini precoci e maleducati, significa che esistono ancora professori e maestri che trasmettono i valori alle nuove generazioni (anche se, purtroppo, questo non fa notizia e nessuno ne parla), dall'altra sentire parlare questi bambini di diritti fondamentali dell'uomo fa ben sperare che nei prossimi anni non si discuta più di bullismo e di violenza in aula.
Ha vinto il cartellone della IV A che rappresenta l'Europa delle persone: una mappa geografica dell'Europa al centro circondata da visi di persone di età e sesso diversi che, attraverso un fumetto, informano su quello che possono fare in Europa. La commissione ha apprezzato il fatto che questi bambini abbiano sottolineato l'aspetto umano dell'importanza di appartenere all'Unione Europea. Ed io ho apprezzato particolarmente la spontaneità del bambino cicciottello e goffamente elegante che, accompagnato da una bambina minuta e sorridente, ha raccontato il loro disegno balbettando e senza nascondere tutta la sua agitazione e i suoi dieci anni al massimo.
Per me i vincitori restano i bambini di un'altra classe elementare che hanno rappresentato l'Europa con delle "colombe bianche ognuna delle quali rappresenta un diritto che tutte le persone del mondo dovrebbero avere. Al fondo abbiamo attaccato un libricino e in ogni pagina c'è scritto quello che tutti i cittadini dell'Europa hanno diritto di fare e che dovrebbero poter fare tutti quanti, anche quelli con fanno parte dell'Europa". Parole di bambina sdentata in tuta, maglietta e coda di cavallo.
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