Co.co.co e co.co.pro.
Neolaureati perennemente in stage.
Lavoratori variabili, liquidi, di plastica.
A 30 anni suonati, ancora senza contratto, a casa di mammà.
È quest'oggi socio-umano disgregato quello che
Ascanio Celestini ha scelto di mettere in scena al posto del passato.
Appunti per un film sulla lotta di classe (al Teatro della Corte fino al 5 maggio), si intitola e è un brogliaccio ancora
in progress su
lavoratori precari e società dei consumi. Duecento ore di interviste distillate, per ricostruire l'esistenza di chi esiste in quanto
guarda la Tv, mangia pasta Barilla, pulisce il water con Anatra WC, veste Gucci o finto-Gucci e in farmacia compra il generico del Prozac.
Accantonata la memoria, (
Cicoria,
Milleuno,
Radio Clandestina,
Fabbrica,
Ceccafumo,
Scemo di guerra), narrata come nenia alla luce fioca di nude lampadine,
ora tocca al presente entrare come il mito nella cadenza romana dell'affabulatore: siede di fronte a un leggìo pieno di fogli, racconta e canta (separando più precisamente i due momenti), accompagnato da una piccola orchestra (
Roberto Boarini: violoncello;
Gianluca Casadei: fisarmonica;
Matteo D'Agostino: chitarra).
Sono proprio appunti, come dice il titolo, frammenti di vita quelli a cui Ascanio dà voce: «30 in tutto da cui ogni sera traggo 12/15 parti da mandare in scena», confessa a scena aperta nel suo modo semplice e diretto alla platea. È questo il suo stile: «un dire semplice per dare peso e forza visiva alle parole. È questa la forza del racconto orale: produrre immagini per chi ti ascolta. Abbassare il tono per alzarlo». E per questo oggi, giovedì 3 maggio, riceverà a Genova il
Premio Govi 2006 (ore 17.30 @ Villa Serra di Comago).
Il lavoro, ormai in tournée da più di un anno e mezzo,
confluirà a ottobre in un documentario in Dvd e, in un Cd: «visto che strada facendo le canzoni sono cresciute e al momento sono una decina circa. Sarò fermo a montarlo tra agosto e settembre».
Le testimonianze raccolte da Ascanio sono quelle dei lavoratori del
call center Atesia alla periferia di Roma. «Un caso ancora in corso - mi spiega Ascanio - di rivendicazione contrattuale, organizzato in autonomia da un collettivo di lavoratori. Si sta chiudendo in questi giorni, per questo la settimana scorsa ho ricominciato un giro di interviste. I lavoratori hanno ottenuto un contratto part-time e sono in procinto di firmare una conciliazione con l'azienda, ma non tutti».
Come in una chiacchierata intima, il narrare di Ascanio colpisce tramite ripetizione, affascina per la pacatezza del suo personaggio-narratore, mai narcisistico, rapisce per l'ironia im-mediata che procura il modo stesso in cui sono articolati aneddoti e esperienze (anche se sono diventate più frequenti le freddure ammiccanti, aimé), affascina per la fantasia con cui riveste visioni quotidiane del reale.
In questo caso degli appunti presenta: «uno che lavora di notte per non buttare via il tempo» in un impiego inutile il cui obiettivo è tenere la conversazione telefonica per 2 minuti e quaranta e guadagnare così 85 centesimi lordi. Uno che quando va a casa c'ha un «fratello deficiente» con cui gioca a «rovesciare le parole così cane diventa enac e cavallo ollavac», che poi tanto deficiente non è perché anche lui lo sa che «anche a girarle il significato delle parole mica cambia» e non serve a rigirare il mondo «che poi tanto è rotondo». Uno che si legge le leggende metropolitane tramandate nella
Settimana Enigmistica nella rubrica
Forse non tutti sanno che. Uno che si è accorto che «la nostra società è quella del cesso» e che in tivvù «c'è un gran magna magna, tra le cuoche catodiche, ma nessuno caga mai: e allora è fiction». Uno che pensa che «il proletario consapevole dovrebbe comprarla la pasta Barilla e cagarla in pubblico per mostrare che non è né bella né azzurra come ci fanno credere». Per questo proletario «mangiare una Mercedes come il cinese di
Forse non tutti sanno che e cagarla in piazza sarò il giorno della rivoluzione».
«Mi interessa - conclude Ascanio - raccontare l'altra parte della società del consumo quella dell'escremento. Perché la cosa che fa più paura, e che si può fare contro il prodotto, è non comprarlo, farlo scadere. Questo è il più grande attentato che si può fare». La lotta di classe non è solo un'invenzione poetica, secondo Ascanio «esiste se c'è una sana consapevolezza. Anni fa il pensiero si appoggiava su ideologie forti. Cadute quelle, oggi il tentativo sta nel capire dov'è la consapevolezza e farla rientrare nel conflitto sociale e culturale».