«Se in una grigia mattinata d'inverno un viaggiatore insonnolito, diretto come ogni giorno dal luogo in cui vive al luogo dove lavora, altrove, lontano, trasportato da un freddo metallico treno, alzasse un attimo lo sguardo dal suo solitario giornale, o distogliesse il pensiero dalle proprie preoccupazioni quotidiane, ciò che vedrebbe non sarebbe troppo dissimile dalle immagini fotografiche di Elisabetta Goggi». Così la critica d'arte Susanna Bianchini commenta "Passeggeri", l'esposizione fotografica di Elisabetta Goggi, in mostra al Berio Cafè fino a sabato 19 maggio 2007.
Marc Augé definiva gli aeroporti dei "non-luoghi": posti di scambio, di passaggio veloce e anonimo. Lo stesso si può dire per le stazioni. Qui la gente si incontra, si scontra sui binari affollati, incrocia lo sguardo disattento degli altri passeggeri. Qui si aspettano i consueti ritardi dei treni, sfogliando un quotidiano o osservando i movimenti delle persone accanto, ascoltandone, ammettiamolo, i discorsi.
Questa è la vita da pendolare. Io la faccio da sei anni e c'è sempre qualcuno che mi chiede se non mi annoio, se non sono stufa. No, è la mia risposta. Prima o poi ci si abitua.
Nella mostra di Elisabetta c'è tutto questo. Stazioni deserte o affollate, binari nebbiosi, treni in partenza. C'è la rassegnazione di chi, tutti i giorni, fa avanti e indietro lo stesso percorso, sale e scende dallo stesso treno. C'è una quotidianità fatta di momenti brevi quanto l'arrivo e la partenza di un treno. Momenti che solo uno scatto può immortalare.
Elisabetta di treni e stazioni ne sa qualcosa: di Novi Ligure, tutti i giorni si sposta qui a Genova, dove lavora alla (Palazzo Ducale). Laureata in Storia dell'Arte, la fotografa venticinquenne aveva vinto, nel 2006, il concorso "Acqua e Ferro" dell'Associazione Nuovi Nipoti di Hudson.
Da sempre la fotografia è la sua passione, approfondita con corsi e una collaborazione presso uno studio di Novi.
«Ho fotografato la mia quotidianità di ieri e di oggi, degli anni universitari e del lavoro», spiega Elisabetta. Immagini in bianco e nero per «giocare con la luce», e con cui riesce a rendere l'atmosfera che si vede e respira in stazione in una giornata invernale qualunque.