Quando finisci di vedere il film
Cover-boy. L'ultima rivoluzione, proprio mentre scorrono i titoli di coda, pensi che temi importanti come il disagio, la disuguaglianza e l'amicizia non erano mai stati trattati in modo tanto leggiadro. Non allegro, ma lieve: la macchina da presa accarezza i corpi dei protagonisti così come sfiora appena argomenti su cui molti altri registi avrebbero calcato la mano. Non
Carmine Amoroso, che trasforma il dramma in qualcosa di accettabile, e un "film sociale" in una commedia dolce-amara.
Ioan (
Eduard Gabia) è un giovane rumeno giunto in Italia alla ricerca di un futuro migliore. Nel suo passato la tragedia della rivoluzione post comunista e la voglia di dimenticare. A Roma il ragazzo incontra per caso Michele (
Luca Lionello), un quarantenne alla perenne ricerca di un lavoro stabile. Sfuggire alla precarietà diventa l'obiettivo di entrambi, che stringono amicizia e sognano, un giorno, di aprire insieme un ristorante sulle rive del Danubio. Ma Ioan incontra una famosa fotografa (
Chiara Caselli), che lo porta a Milano trasformandolo in un ragazzo copertina'.
Amoroso gioca con la macchina da presa: la
zoomata che accompagna lo spettatore dalla strada fino alla finestra della casa di Michele è un omaggio del regista al cinema degli anni '70. Buona la prova degli attori protagonisti. Eduard Gabia, alla prima esperienza cinematografica, si fa notare per la sua naturalezza; poco convincente invece
Luciana Littizzetto, nel ruolo di un'insensibile padrona di casa. Abbiamo raggiunto Carmine Amoroso al telefono: domani,
venerdì 13 aprile, sarà a Genova insieme a Luca Lionello per presentare il film nell'ambito della
Rassegna del Nuovo Cinema Europeo, che apre i battenti proprio con Cover-boy. A presentarli saranno
Antonella Sica e
Cristiano Palozzi.
Il film, prodotto dall'
Istituto Luce, non ha ancora trovato una distribuzione in Italia: «questo è
uno dei problemi del cinema italiano», commenta Amoroso, «Cover-boy è stato apprezzato in numerosi festival in giro per il mondo, ma qui mancano i soldi per portarlo nelle sale. Per un regista è triste realizzare un film che poi non viene visto dal pubblico». Il Ministero gli aveva promesso 3 milioni di Euro per girarlo, ma a causa dei tagli ai finanziamenti ne sono arrivati solo 500.000. «È anche una questione di "spartizioni politiche"», aggiunge polemicamente, «che creano problemi ai registi: se sei fuori da quel mondo è difficile riuscire a girare un film».
Così Cover-boy è diventato
un film low-budget, realizzato su set già esistenti - vedi la passerella su cui Ioan sfila come modello, prestata dal marchio
Extè - e con uno staff ridotto: «però abbiamo avuto modo di girare con
il nuovissimo formato digitale HDV Sony: siamo i primi al mondo ad utilizzarlo». Per Amoroso è stata una vera e propria scoperta: «questo è il futuro del cinema. Sarà difficile per me tornare alla pellicola». Solo un rimpianto: «la mancanza di fondi non ci ha permesso di ricostruire la Romania della rivoluzione».
Il film vuole lanciare un messaggio:
la povertà e la disuguaglianza sono uguali in ogni parte del mondo, in Romania come in Italia. «Le situazioni di disagio sono le stesse ovunque. Non ci sono differenze tra italiani e stranieri». E per uno dei protagonisti il disagio derivante dalla precarietà investe anche il lato affettivo: Amoroso tocca infatti
il tema dell'omosessualità, che compare in modo appena accennato. «Michele ha paura di esprimere i propri sentimenti all'amico Ioan perché non vuole perderlo». Anche questo, secondo il regista, significa occuparsi di un problema sociale. Il film parteciperà al
Festival del Cinema Gay di Torino.
La lunga esperienza di Carmine Amoroso nel cinema l'ha portato a
una collaborazione importante con Mario Monicelli: «ho scritto la sceneggiatura di
Parenti serpenti. Considero Monicelli il mio padre artistico, una persona che amo e stimo molto. Mi ha insegnato a credere in ciò che si fa, ma mai fino in fondo». A restare con i piedi per terra, insomma.
La prima esperienza di Amoroso come regista è invece legata a una vicenda dal sapore gossipparo:
Come mi vuoi, che vede protagonisti
Monica Bellucci e Vincent Cassel, è anche il film che li ha fatti conoscere e innamorare. «La splendida
location romana deve aver favorito la buona riuscita dell'incontro», scherza lui, che oggi è impegnato nella sceneggiatura di un documentario sulla musica in Marocco. «Ma prossimamente
spero di tornare sul set come regista». Il film si chiamerà
Tutte le strade portano a Roma.