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Cultura

Come ti trasformo la cultura in economia

 
Enzo Cacciola, da artista a sindaco di Rocca Grimalda. La sua esperienza è studiata all'università. Ha fatto molte belle cose, eccone alcune
 
   

     
6 aprile 2007
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di
Daniele
Miggino
   
Castello - Rocca Grimalda
Il Castello di Rocca Grimalda
 
Per info
Museo della Maschera
Laboratorio Etno-Antropologico
Prendete un esponente di spicco della Pittura analitica, corrente artistica nata negli anni Settanta. Poi prendete un paesino del Monferrato, un gioiello medievale con tanti tesori, per lo più nascosti e poco valorizzati. Mescolate e lasciate passare qualche anno. Risultato? Nelle università di tutta Europa Rocca Grimalda, in provincia di Alessandria, viene studiato come modello per trasformare la cultura in economia. I prezzi delle case sono schizzati, e i giovani del paese trovano pure lavoro. Per scoprire come tutto ciò è stato possibile abbiamo raggiunto il protagonista di questa evoluzione, Enzo Cacciola.

La storia che vi raccontiamo inizia, appunto, negli anni Settanta, un periodo cui Genova sta dedicando grande attenzione: per inciso, se potete andate a vedere la mostra In pubblico a Villa Croce o Interrotti transiti alla Loggia della Mercanzia.
Cacciola è stato uno degli attori principali dell'arte di quella decade. Ispirata dall'aria nuova del '68, dopo la geometria, l'optical, le opere di artisti come Alberto Magnelli e Mauro Reggiani, la Pittura analitica riporta al centro la superficie. «Era un discorso rivoluzionario, molto concettuale, un ritorno alla pittura, al telaio, ai materiali. Lì c'è anche la mia origine», dice l'artista. Il movimento ebbe molta fortuna in Germania, e in Italia partì da Genova: «il capoluogo ligure ebbe un ruolo centrale nell'arte soprattutto per motivi politici. C'era un grande fermento. Non a caso qui è nata, oltre alla pittura analitica, anche l'arte povera».

Nel 1977, invitato a Documenta 6 di Kassel, Cacciola trasforma l'essere artista in opera d'arte. Non porta un suo lavoro, ma lascia ai curatori la libertà di esporre un "classico" nello spazio a lui dedicato. Viene scelto un Tiziano. La pittura si fa storia della pittura, il curatore diventa artista, l'artista è opera. Il massimo del concettuale, una rottura forte con il passato.
Poi, all'inizio degli anni Ottanta, qualcosa s'incrina. «A un certo punto mi sono reso conto che nel mondo degli artisti c'era molta confusione, una crisi profonda che ha coinvolto tutto il sistema. E allora mi sono detto: esploriamo altri mondi».

Qui entra in gioco Rocca Grimalda. Enzo ha infatti deciso di darsi alla politica, e lo fa nel paesino dove è nata sua madre. Il borgo medievale è bello, appollaiato su un costone che domina l'inizio della val padana verso l'alessandrino. C'è un centro storico medievale e un carnevale - la Lachèra - la cui celebrazione si perde nella notte dei tempi. Ma, a parte questo, è uno tra i tanti.
Eletto sindaco, Cacciola avvia un'opera di recupero architettonico e soprattutto culturale. Inizia a interessarsi di arte e cultura popolare. Fonda un laboratorio etnoantropologico in collaborazione con le Università di Genova, Torino, del Piemonte Orientale, e con l'Istituto della Resistenza di Alessandria. Apre un Museo della Maschera tradizionale dove ogni anno organizza un convegno internazionale: «per molto tempo è stato il primo in Italia, oggi c'è anche quello di Abano Terme», dice Cacciola, che prosegue, «ogni anno gli ospiti sono invitati a lasciare una maschera del proprio paese. La collezione si è ingrandita molto».

Rocca Grimalda ha cambiato faccia, e c'è persino chi ha trovato lavoro: sono i ragazzi che si occupano del Museo, dove si tengono corsi di formazione per promotori culturali. «Il Comune l'ha dato loro in gestione in modo che possano avere un interesse personale nell'iniziativa». Insomma, continua l'ormai ex Sindaco, «la cultura è diventata economia. Certo, questo è possibile in un paese piccolo come Rocca, sarebbe molto difficile in una città». Intanto, però, i dipartimenti di Economia di varie università italiane, lo invitano per capire meglio l'alchimia che si è creata in questo centro dell'ovadese. Pochi giorni dopo quest'intervista andrà a Budapest per parlare del Museo che ha creato. Insomma, anche da amministratore Cacciola è riuscito a fare una piccola-grande opera d'arte. Come ci è riuscito? «Questa esperienza testimonia il fatto che una persona proveniente dal mondo della cultura può dare tanto a un'amministrazione. Tutti possono fare le fognature e le strade, ma per trovare nuovi stimoli e valorizzare le cose che esistono ci vuole creatività». Ma non basta: «i contatti, le collaborazioni sono importantissimi. Io mi sono comportato da sindaco come facevo quando ero artista, allacciando rapporti, stimolando le persone».

Oggi Cacciola continua ad occuparsi di Rocca come assessore alla cultura, ma nel frattempo ha ripreso a fare l'artista. Stai a vedere che, oltre a tutte le cose che riuscito a fare a Rocca, è anche l'unico politico italiano che terminato il mandato torna a fare il proprio mestiere? [Sorride] «Ma io non ho mai voluto fare la carriera politica. E, in realtà, non mi sono mai fermato con la pittura, ho solo smesso di esporre in pubblico».

Da qualche tempo ha ripreso con le mostre. La - creata da un altro esponente della pittura analitica, Gianfranco Zappettini - ha organizzato a Chiavari una retrospettiva (chiusa nel gennaio 2007) sul movimento artistico. Inoltre, è in corso fino al 21 aprile - alla Galleria 911 della Spezia - la mostra , che oltre a Cacciola e Zappettini, espone opere di Paolo Cotani e Pino Pinelli. È cambiato qualcosa nel suo modo di intendere l'arte? «Poco, quasi niente. C'è però un interesse rinnovato sulla corrente. Il nostro lavoro è sostanzialmente lo stesso, ma intorno a noi si stanno radunando parecchi giovani».
 
 
 
 
 
 
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