«Un giorno il mio amico
Tonino Carotone mi fece conoscere
Manu Chao. Parlando venne fuori che sono di Genova: "Ma allora conosci Don Gallo?" - mi disse Manu. No, non lo conoscevo. Fu così che io e il musicista basco Tonino andammo a trovarlo nella sua
Comunità di San Benedetto al Porto».
Federico Traversa conosce in questo modo
Don Andrea Gallo -
il Gallo, come lo chiamano i ragazzi della Comunità. «Usciti dal suo minuscolo ufficio, io e Tonino eravamo commossi. Quando incontri persone come Andrea diventi più possibilista anche sull'esistenza di Dio».
Mi racconta come è nata la loro collaborazione e il loro libro,
Io cammino con gli ultimi, (pp. 160, 14 Eu),
Chinaski Edizioni - di cui Federico è responsabile editoriale - in uscita il
23 marzo prossimo.
Così Federico, entusiasta di quella «persona straordinaria», tornò più volte a San Benedetto, con il suo registratore, ad ascoltare quell'instancabile prete che gli parlava della sua vita, delle sue idee, delle sue speranze. Tre intensi incontri da cui è venuta fuori una lunga registrazione che Federico ha trascritto, riportando fedelmente le parole del Gallo: «Mi raccontava i suoi ricordi, il grande esempio di sua madre, i suoi incontri. Sfogliava il giornale e discuteva di attualità: Dico, eutanasia, guerre, droga».
E la prima parte infatti riporta tutto questo: la sua educazione clerico-fascista, la sua scelta di appartenere al popolo di Cristo, il suo stare "fra gli ultimi", con i poveri, i tossici, le prostitute. «Poi c'è un botta e risposta fra noi due: io faccio le domande e lui risponde. Nella terza e ultima parte mi ritaglio un pezzettino, in cui faccio il punto, con le mie riflessioni».
Una domanda fa da collante a tutte le storie e gli aneddoti racchiusi in queste 160 pagine:
di chi è la verità? "La verità è di tutti. Di tutti coloro che ricercano responsabilmente. Prendersi la responsabilità di ciò che succede, svegliarsi dal torpore della coscienza, innalzare il proprio sistema di valori, tendere all'unità con Dio, all'integrità, è il segreto dei segreti".
Quelle di Don Gallo sono parole forti, che arrivano dritte al punto. Spara a zero su tutto e su tutti: «Ho mandato a fanculo anche i comunisti, quando ce n'è stato bisogno». Denuncia tutto ciò che lo fa davvero "incazzare": i dogmi, il perbenismo, l'ostruzionismo, l'indifferenza. La gente che "predica bene e razzola male". Chi "si rinchiude nel recinto dell'etica e del moralismo, dispensando assiomi e dogmi dalla torre d'avorio". Le gerarchie, «che parola brutta». Provoca e si infervora, ma ti spiega, ti fa capire
da dove è nato in lui il senso di ribellione e di rivoluzione. Nulla di ciò che dice è gratuito e privo di senso. E lui se ne frega delle etichette che gli hanno appiccicato in tutti questi
36 anni di attività: comunista, anarchico, no-global, abortista. Sa di avere la coscienza a posto, di essere coerente e di non mentire. Lui è così:
o lo ami o lo odi.
«Andrea è un pendolo, spazia da un tema all'altro. Con questo libro posso davvero dire, a 32 anni, di aver fatto una cosa decente, seria, con la testa. E di aver imparato molto.
Lui è un modello. Certo, imitarlo è impossibile. Però la sua serenità d'animo e il suo esempio è uno stimolo a migliorare. Parlare con lui è come parlare a un amico», conclude Federico.
Sfoglio le pagine del libro: leggere queste parole è come sentirlo parlare, il Gallo, con le sue
battute secche, pungenti e l'odore acre del suo
toscano che non toglie mai dalla bocca. Sono andata anch'io a fare due chiacchiere con lui.
Impegnatissimo, sempre dietro ai suoi poveri e alla sua casella di posta intasata di mail. Sempre pronto a raggiungere gli amici che lo chiamano a questo o quell'evento: «Sono loro che mi telefonano e insistono. Mi vogliono bene», mi racconta. Parliamo a lungo, seduti alla sua scrivania stracolma: agenda, fogli, documenti,
Il Manifesto, l'immagine di Don Bosco e la Costituzione italiana - il suo vademecum, assieme al Capitale di Marx e il Vangelo.
Si rivolge a me come un nonno alla nipote, felice di potermi lasciare un pezzetto della sua storia. Io, appena posso, tornerò a farci un salto: lui chiacchiera volentieri.