Mancano ormai poche repliche perché cali definitivamente il sipario sul
Don Pasquale di Donizetti, che
vi avevamo già presentato. Siamo stati a sentire entrambi i cast, e vogliamo raccontarvi le cose che ci sono piaciute di più e dirvi, se ancora non siete stati al
Carlo Felice, di prendere un biglietto, perché ne vale la pena.
In primis, la nostra attenzione è stata catturata da due voci giovani & genovesi, già avviate a una splendida carriera musicale, che devono essere un vanto per la nostra città: il tenore
Francesco Meli, uscito dal "Paganini" (il nostro Conservatorio) e la soprano
Serena Gamberoni, interpreti rispettivamente di Ernesto, il nipote di Don Pasquale, e Norina, la vedova nullatenente che Ernesto ama.
Peccato che a Genova i due, compagni nella vita, siano stati separati: Meli/Ernesto nel primo cast, Gamberoni/Norina nel secondo; ci sarebbe davvero piaciuto, viste le loro prove singole, vederli assieme abbracciati sul palco a cantare
tornami a dirmi che m'ami, il loro duetto d'amore finale. (Tra l'altro, la Norina del primo cast, Stefania Bonfadelli, che è cantante di prim'ordine, ha dato luogo a una
performance piuttosto modesta, evidenziando notevoli problemi tecnici e d'azione).
Voce davvero squillante, e con la brillantezza di un giovane innamorato, quella di Meli; incantevole, perfettamente calata nella parte - e nel vestito rosa che la fasciava come un dolcissimo confetto - Serena Gamberoni, sia vocalmente che scenicamente.
Poi, c'è da dire qualche parola sul protagonista che si mette in mezzo ai due innamorati, Don Pasquale appunto: e in queste vesti abbiamo ascoltato
Alfonso Antoniozzi e
Maurizio Muraro. Il primo possiede senza dubbio un mestiere innato, è un vero e proprio animale da palcoscenico, ma il secondo ci ha convinto di più perché è decisamente più credibile e maschio, oltre ad avere un
physique du role non indifferente. Il regista Stefano Vizioli ha dato vita a una lettura classica, a capo di un allestimento scenico già ampiamente collaudato; forse qualcosa di più si poteva fare ritagliando con più acume ogni singolo gesto conoscendo meglio le potenzialità dei singoli cantanti, ma in ogni caso agli occhi degli spettatori lo spettacolo è filato via placidamente.
Infine,
un plauso come di consueto alle maestranze del teatro, in particolare al coro diretto da Ciro Visco. Marcello Panni, che ha diretto il tutto dal podio, ha dimostrato di conoscere a fondo la partitura, regalando anche qualche emozione qua e là, ma per il resto limitandosi a tenere ben salde le redini di tutto quanto succedeva. Una lettura ordinaria, ma non per questo mediocre, anzi scrupolosa, vigile, quasi signorile, pur senza eccessi, senza scatti.
E il pubblico? Beh, quello più inamidato della "prima" ha applaudito con la solita formalità (inutile nascondersi che la ferita dell'inaugurazione della stagione a novembre, con lo sciopero proclamato per il Flauto Magico, brucia ancora eccome!). Ma quello di ieri pomeriggio, formato dai ragazzi delle scuole elementari e medie, scaldava il cuore come al solito: applausi, urletti felici, schiamazzi, telefonini, corsa folle al bar del foyer nell'intervallo......
Ma si sa, ai pargoli tutto è concesso, specie in un paese come il nostro che si dimentica della grande musica troppo spesso, anche sui banchi di scuola.