Chiudete gli occhi. Immaginate
Genova. Cosa vi viene in mente?
Sono sicura che, chi ha vissuto e vive questa città, non potrà far altro che pensare al
centro storico, con il suo labirinto di carruggi. I vicoli sono sicuramente la zona più caratteristica di Genova. Nati come misura difensiva contro i pirati, attivi
centri artigianali, sono il simbolo del periodo di massimo splendore del porto genovese. «Le navi si fermavano in porto per settimane, il centro storico era un via vai di persone, di culture, di storie» mi dicono alcuni
anziani, che ripercorrono con me il loro passato.
"Genova è la città dei contrasti, dei grandi palazzi e dei miseri carruggi": così, nel 1896, lo scrittore e viaggiatore
Vicente Blasco Ibanez scrisse di questa città. E in parte è tutt'ora così.
Basta abbassare lo sguardo, scendere qualche passo, per ritrovarsi, dalla fastosa e imponente
via Garibaldi, agli angusti e degradati
vicoli.
È qui che ho svolto la mia prima inchiesta, fermando la gente per strada, chiaccherando coi negozianti.
Per anni in una situazione di fatiscenza, il dedalo di strette e ombrose viuzze sta vivendo ultimamente un
periodo di ripresa, nonostante le consuete piaghe della delinquenza, della droga e della prostituzione, spesso ultima chance per tirare avanti la famiglia, come ho avuto tristemente modo di constatare attraverso la storia di una giovane negoziante del centro storico.
Molti sono i
locali e le
attività che hanno aperto i battenti nei vicoli: ristoranti, wine bar, pub, ma anche laboratori artistici, negozietti, spesso vintage o di artigianato.
Esempio recente di questo tentativo di riscatto è la zona dei
Macelli di Soziglia. Antico rione dei mattatoi, di cui sono ancora oggi indice le numerose macellerie e pollerie, vede il nuovo,
il moderno fondersi con la tradizione. Botteghe storiche, che tramandano il proprio mestiere di generazione in generazione, si trovano affiancate ad attività fresche di apertura, come la
Gelateria Profumo o il negozietto di artigianato
Melampo.
«Spesso la convivenza col vicinato non è facile, soprattutto con i più anziani, che vivono in questa zona da sempre, sia come abitanti che come commercianti. Ma per il resto è un posto tranquillo, contrariamente a quanto spesso si pensa», mi dice uno dei gestori di
Taggiôu, antica salumeria, oggi ristorantino di vico Superiore del Ferro.
Quando chiedo ai negozianti come se la passano da quelle parti
tutti i giorni e tutto il giorno, la risposta è quasi sempre positiva: «Nonostante le novità, tutto è come una volta, quando si lasciavano le porte aperte e ci si conosceva tutti. I problemi ci sono, soprattutto per quanto riguarda la pulizia, ma non lascerei mai il centro storico», dice
Daniela Tinello, che da vent'anni gestisce
Butteghetta magica, caratteristico negozietto di presepi e casalinghi all'imbocco di via della Maddalena.
Mi aggiro tra i
banchi del pesce, tra le cassette di
frutta e verdura, che invadono lo stretto passaggio. Parlo con i commercianti: sono disponibili e danno la loro testimonianza, le loro impressioni. Talvolta fanno denunce, come il
signor Sergio Marengo, dell'
Antica Legatoria del Ferro, che spera in interventi più massicci da parte delle autorità. Scopro il passato: «In questa latteria si vendeva il latte bianco in tazza e i portuali lo bevevano accompagnandolo con la focaccia alle cipolle. I negozianti aprivano le serrande delle proprie botteghe alle sei del mattino, fischiando», mi racconta commossa
Maura, che con la figlia
Tania gestisce la
Latteria di vico della Speranza.
Passo davanti a una storica bottega, famosa per lo
stoccafisso. È mezzogiorno e i carruggi sono gremiti di gente, vecchine, che da anni, a quell'ora varcano la soglia di quei negozi, casalinghe, di tutte le età e ceto sociale. Tutto è
vitale, in
fermento.
Qui vedo, anche di giorno, la
movida tipica dei venerdì sera nei vicoli. E vedo la voglia di fare, di riscattare la reputazione di una parte importante di Genova, che ne ha fatto la storia e ha ancora tanto da raccontare...