«Lavoro e passione: questo sono per me la fotografia, la regia e il montaggio video». A parlare è Matteo Fontana, un genovese che a 34 anni è tornato nella sua città per raccontarla attraverso parole e immagini. Nato in una famiglia di musicisti, Matteo ha invece subìto il fascino della macchina fotografica: una predisposizione che lo ha portato a gestire un negozio di fotografia a Genova.
«Poi ho scelto Milano per allargare i miei orizzonti. Lì sono diventato un operatore video per numerose trasmissioni televisive. Ma il mondo dello spettacolo non mi è mai piaciuto...».
Così Matteo ha abbandonato Milano per tornare a Genova, dove ha fondato la società di video produzioni . Le "2 menti" in questione sono quelle di Matteo e di Maurizio Schnabl, talentuoso regista-ingegnere di origini taratine. «Io e lui siamo complementari», spiega Matteo, che nel frattempo si è specializzato anche nel montaggio video e nella cura grafica dei suoi lavori.
«L'attaccamento alla mia città, bellissima ma ancora poco apprezzata, ha fatto nascere in me il desiderio di raccontare l'interazione tra il luogo e il lavoro umano. Ho scelto i vicoli per narrare il cambiamento che gli studenti avevano portato nei carruggi, un tempo pericolosi e poco frequentati ed oggi protagonisti della movida genovese. Il mio obiettivo era quello di fermare quegli istanti e raccontarli attraverso la voce di chi nei vicoli ha sempre vissuto e lavorato».
È nato così il documentario Le formiche lavorano sodo (), «che io e Maurizio abbiamo girato tra il 2003 e il 2004». 4 ore di immagini e interviste strizzate in 20 minuti di documentario. I protagonisti delle interviste realizzate da Matteo sono dei veri e propri personaggi: genovesi d.o.c. che vanno dal fotografo Giorgio Bergami, fotoreporter per molti giornali italiani e direttore della fotografia, fino a Piu, "l'artista del ferro" conosciuto da tutti in piazza delle Erbe. E poi Daniela, che paragona Genova ad un amante: «quando non c'è capisci che non puoi più farne a meno. E allora ritorni».
Il montaggio del documentario è stato completato solo nel 2005, «giusto in tempo per proporlo al Genova Film Festival. Mi ha colpito il calore del pubblico, che ha applaudito il documentario: è stata una bella soddisfazione». Anche il Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce ha proiettato il video per alcuni giorni nelle sue sale.
Oggi un nuovo progetto frulla nella mente di Matteo. E ancora una volta l'interesse è rivolto verso la città: «dopo l'esperienza del documentario sul centro storico, la mia attenzione si sposta sulla dislocazione del mercato di corso Sardegna verso Bolzaneto (). È un'occasione unica per non perdere quel patrimonio sociale che per anni ha creato occupazione ma anche disagio in una zona a grande densità abitativa».
Il mercato di corso Sardegna ha segnato tutto il '900 genovese. Chiunque è passato almeno una volta davanti all'edificio in stile Liberty che lo ha ospitato fino ad oggi: «un fulcro di commercio, ma anche umano, notevole. Certo, il nuovo spazio di Bolzaneto sarà più funzionale, e anche gli abitanti di Marassi tireranno un sospiro di sollievo. Ho in mente di girare una "giornata tipo" che parte dalla notte, quando i tir arrivano al mercato: i carretti di frutta e verdura, i grandi semafori che deviano il traffico la notte. Da bambino mi chiedevo sempre a che cosa servissero. E poi la vita nel Bar de las noches, frequentato da personaggi particolari...». Matteo sorride all'idea.
E poi cosa ne pensa davvero chi vive nella zona? Il documentario parlerà anche del futuro: «al posto del mercato sorgeranno un parcheggio sotterraneo, degli alloggi ERSU per studenti e dei giardini».
«Le riprese avranno inizio a breve», promette Matteo, «e dureranno pochi mesi. A marzo non ci sarà più tempo: 80 anni di storia se ne vanno, che cosa resterà? A spingermi è proprio la curiosità e la voglia di conservarne il ricordo attraverso l'immagine e la parola dei protagonisti. Genova è ricca di storia, ma spesso per raccontarla non bastano i depliant...».