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Spettacoli
Fabrizio Lo Presti: set in Val Trebbia
Fabrizio Lo Presti (nel ruolo di Giorgio Caproni) e Manuela Castagnola (Rina Rettagliata) in un'immagine tratta dal film
 

Lo Presti: la vita di Caproni in un film

 
'Statale 45' č una docu-fiction che narra l'Alta Val Trebbia vissuta dal poeta innamorato di Genova. Gli affetti, le poesie, la Resistenza
 
   

     
Genova, 20 dicembre 2006
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mentelocale di
Francesca
Baroncelli
   
"Senza di te un albero non sarebbe più un albero". Parole semplici, certo, ma spesso la semplicità descrive l'amore meglio di qualunque volo pindarico. Questi sono i versi di Giorgio Caproni, il poeta che, pur avendo vissuto molti anni a Roma, ha sempre definito Genova "la sua vera città". Ma è in Alta Val Trebbia che Caproni ha trascorso i momenti più significativi della sua vita. E proprio nei borghi che il poeta ha tanto amato si svolge il documentario-fiction Statale 45: io, Giorgio Caproni.

«Ho girato il film tra Loco di Rovegno e Montebruno. Qui Caproni scrisse le poesie più belle, perse la prima fidanzata, conobbe la moglie Rina e combattè come Partigiano», spiega Fabrizio Lo Presti, regista e interprete principale del lungometraggio. Attore di teatro, ma anche protagonista in TV al fianco di Marcello Cesena negli sketch di Mai dire lunedì, Fabrizio ha presentato ieri al cinema Sivori l'anteprima del suo lavoro.
«Erano anni che il pensiero di dare "vita filmata" ad una figura importante come quella di Giorgio Caproni era diventata un'urgenza, una necessità», spiega Lo Presti, «ci pensavo già da quando, ragazzino, ritornavo dalle vacanze estive passate in Val Trebbia».

Il film si divide tra una parte prettamente documentaristica, con le interviste a coloro che hanno conosciuto Caproni e che hanno vissuto la Resistenza, e quella cinematografica, che vede protagonista proprio Lo Presti nel ruolo di Caproni. In sottofondo, le poesie interpretate dal regista accompagnate da brani musicali di oggi. «Tutto è nato da un concorso indetto dalla Provincia di Genova, che chiedeva di raccontare, attraverso un video di massimo 6 minuti, diversi temi inerenti il suo territorio», continua Fabrizio, «così ho presentato un cortometraggio dal titolo Giorgio Caproni. Frammenti di vita in Val Trebbia: è stato un successo, per questo ho deciso di portare avanti il progetto e trasformare il corto in un film vero e proprio».
È nato così il gruppo di lavoro Les Films du Caniveau: «grazie all'impegno di questo team e al grande sostegno del vicepresidente della Comunità Montana Alta Val Trebbia Federico Marengo, ho realizzato il mio sogno. E presto Les Films du Caniveau diventerà un'associazione».

Ma in questo documentario restano soprattutto impressi gli "attori non professionisti": quegli abitanti della valle che hanno partecipato con entusiasmo alla vita sul set, regalando testimonianze simpatiche e commoventi degli anni della Seconda guerra mondiale. Pedrin, Freccia, Allegro: si presentano ancora con i loro soprannomi da Partigiani e raccontano le molte guerriglie e le battaglie contro i mongoli: «ho avuto la fortuna di tornare a casa», spiega l'Allegro - di nome e di fatto - Redento Marconi, che rivela: «io in guerra ne ho combinate di tutti i colori!».

La più commossa è però Silvana Caproni, figlia di Giorgio, che nel film parla dei genitori insieme al fratello Attilio Mauro: «la Val Trebbia è stata molto amata da mio padre, un amore da sempre ricambiato», racconta Silvana, «grazie al film ho potuto rivivere l'incontro tra i miei genitori, Giorgio e Rina, che è stato quasi cinematografico: lei all'inizio non ne voleva sapere di lui... È proprio vero che dietro ad un grande uomo c'è sempre una grande donna. Spero che quest'opera serva a far conoscere meglio le bellezze dell'Alta Val Trebbia e a spingere le nuove generazioni ad amare e seguire di più la poesia».
 
 
 
 
 
 
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