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Cultura

Scienza e democrazia a braccetto

 
Il Festival si chiude con la Giornata Mondiale promossa dall'Unesco. Il Premio Nobel Torsten Wiesel: 'possiamo fare molto per il dialogo'
 
   

     
Genova, 7 novembre 2006
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scienza
L'UNESCO ha scelto il Festival della Scienza di Genova come sede per la Giornata Mondiale della Scienza per la Pace e lo Sviluppo celebrata oggi nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale a partire dalle 9.30 attraverso l'incontro Scienza per la pace, organizzato in collaborazione con l'IPSO (Israeli-Palestinian Science Organization).

«La scienza è la parte più moderna della società e può dare un contributo importante alla pace», ha esordito Manuela Arata, presidente del Festival della Scienza, subito seguita da Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria, che si è compiaciuto del contributo dato dalla manifestazione al benessere della città. Prima di passare la parola alle persone coinvolte nei progetti UNESCO, Vittorio Bo, direttore del Festival, cita Gandhi: «non ci sono strade per la pace. Essa è l'unica strada».

Diana Malpede, responsabile UNESCO per l'organizzazione e il coordinamento della Giornata Mondiale per la Pace e lo Sviluppo, è la prima a parlare: «non c'è pace senza sviluppo e viceversa. In Africa, per esempio, tantissimi promettenti ricercatori fuggono verso i paesi avanzati. Noi stiamo cercando di sviluppare le condizioni perché possano rimanere nei paesi d'origine e contribuire alla crescita della propria nazione».
Anche Enrico Bellone, professore di Storia della Scienza, ritorna sul tema dello sviluppo: «La scienza ha molto in comune con la democrazia. Le teorie, infatti, vengono condivise e argomentate da tutti. Per questo ha un ruolo così importante nella crescita della società». Torsten Wiesel, Premio Nobel per la Medicina e presidente del Consiglio Scientifico dell'IPSO, conferma, grazie a una lunga esperienza maturata coordinando scienziati di paesi diversi, che la scienza può fare molto per ridurre le distanze tra culture e visioni opposte: ha un linguaggio comune, l'inglese, e procedure simili in ogni nazione, che riducono le incomprensioni».

L'IPSO è un esempio di cooperazione internazionale: lo rappresentano, oltre a Wiesel, un palestinese, Hasan Dweik, chimico dell'Università Al Quds, e un israeliano, Dan Bitan, condirettore dell'IPSO. L'organizzazione, nata nel 2002 e promossa dall'UNESCO, si occupa di favorire progetti di cooperazione tra scienziati palestinesi e israeliani. «Operiamo soprattutto su medicina, ambiente e gestione delle acque - spiega Dweik - Lavorare insieme avvicina i nostri paesi in conflitto. I politici finora hanno fallito, ora tocca a noi scienziati». Bitan, suo collega israeliano, ribadisce lo stesso concetto: «non credo che un muro tra Israele e la Palestina sia la soluzione ai nostri problemi. L'unico modo per convivere su un territorio così piccolo è scambiare conoscenze ed esperienze». IPSO, infatti, oltre a contribuire al progresso scientifico potrà anche fornire suggerimenti alle parti politiche. «Io spero - conclude Bitan - che lavorando per un progetto comune, come stiamo facendo io e Hasan, potremo dimenticare le radici del conflitto e pensare semplicemente a vivere insieme».

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