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«Quando dipingo, sia cose reali che inventate, lascio libero l'immaginario. Come fonte di ispirazione non uso modelli ma la memoria, che tende a trasfigurare la realtà e lascia trasparire l'inconscio». Sono parole di Gigi Degli Abbati, la cui personale di pittura - dal titolo Magico inconscio - inaugura giovedì 26 ottobre, alle ore 19.30, presso il ristorante Disopra - Palazzo Ducale e resterà aperta fino al 15 dicembre.
Nato a Genova nel 1944, Degli Abbati subisce prestissimo l'amore per il disegno: «prima dell'asilo disegnavo già almeno un'ora al giorno - dice - sono sempre stato affascinato da tutto ciò che è legato alla creatività». Dopo il Liceo Artistico Barabino e una laurea in architettura lavora per un po' nello Studio Firma, poi cambia strada. Va a Milano, frequenta l'ambiente dell'Accademia di Brera, inizia ad insegnare per rendersi indipendente dalla famiglia.
Sul finire degli anni Sessanta inizia una sperimentazione metodologica e tecnica che continua ancora oggi. Degli Abbati, infatti, mischia materiali moderni e metodi antichissimi, intreccia i linguaggi, unisce un lavoro da fine artigiano ad un messaggio che strizza l'occhio al surrealismo.
«Il più delle volte dipingo in modo veloce e spontaneo, senza schizzi, affinché il risultato sia più istitivo», dice. Non si limita ad usare colori e tela, ma adotta una tecnica mista di sua invezione: «i materiali sono moderni, ma lavoro per strati successivi come facevamo gli antichi». Sacchi di iuta, legno, resine, sempre alla ricerca di una tridimensionalità che buchi la cornice e colpisca più da vicino lo spettatore.
«Mi piace anche dipingere icone antiche, come figure totemiche, per comunicare l'essenzialità dell'emozione», continua Gigi.
Vi presentiamo due esempi di quello che troverete in mostra. Nella foto in altro, il quadro dal titolo Kafka. «È tratto da una foto di giornale - dice l'artista - che ho incollato su una tavoletta e ricostruito a modo mio. Viene fuori un'idea diabolica dello scrittore, con quel verde rettile sulla giacca». I colori sono molto importanti nel tuo lavoro? «Sì, in genere hanno un senso preciso, non solo decorativo ma simbolico. Un'ulteriore chiave di lettura del quadro».
La serie dei ritratti continuerà, mi dice Gigi, con Freud, Marx, Lenin, altri uomini politici e di cultura.
Un esempio di mix tra icone totemiche e linguaggio contemporaneo si trova nella foto in basso, un quadro che l'autore definisce: i due uomini incazzati a Cuba.
«Ho utilizzato il grrrr fumettistico e caratterizzazioni tipicamente tribali». Qui i colori sono caldi ed elettrizzati dall'atmosfera tesa.
«Credo che la mia sia una pittura naif - di una pulizia primitiva - e allo stesso tempo tecnicamente sofisticata», conclude Degli Abbati.
In mostra troverete tanti altri esempi del lavoro di Gigi Degli Abbati.
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