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Spettacoli

È morto Lauzi: il poeta fungaiolo

 
Così si definiva lui stesso, sul suo sito. Ha segnato la musica italiana, rimanendo libero. Due episodi per ricordarlo a modo nostro
 
   

     
Genova, 25 ottobre 2006
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di
Giovanni
Villani
   
Bruno Lauzi
"Un uomo, un artista, un poeta fungaiolo" che fidava nella protezione del "dio degli anarco-liberali" così si definisce Bruno Lauzi sul suo sito, scomparso ieri pomeriggio - martedì 24 ottobre 2006 - nella sua casa nel milanese. Aveva sessantanove anni. I funerali sono stati celebrati questo pomeriggio nella chiesa di Bovio (MI).
In queste poche parole c'è già tutta la sua personalità di artista non inscatolabile in schemi facili e precostituiti.

Vecchio liberale, non aveva mai rinunciato ad esercitare la sua libertà d'opinione, spesso incisiva e caustica, in ogni situazione.
Forse proprio perciò non aveva mai raggiunto la popolarità, a volte ingombrante e un po' limitante, delle grandi folle da stadio.

Anche se un attimo dopo, basta guardare al sondaggio del Corriere che prende in considerazione davvero un "very very Best", una sorta di "iceberg", formato da dodici suoi splendidi pezzi (da Ritornerai ad amore caro, amore bello, passando per Piccolo uomo, Onda su onda e Il Poeta, scelti tra un "Canzoniere" molto esteso per notare la ricchezza del suo repertorio.

Asmarino di nascita, ma genovese a tutti gli effetti lascia, indiscutibilmente, una traccia, e quanto importante...nonché indelebile, nel mondo non solo musicale, ma anche culturale, in senso più ampio, italiano (da non trascurare le sue incursioni poetiche e letterarie intensificatesi negli ultimi anni).
Ancora un pezzo di quella cosiddetta Scuola genovese, che, in realtà, non è mai esistita, ma che, specie al di fuori della Liguria, serve a dare il seno di una comunione che solo geografica non è.

Come (quasi) sempre si apriranno ora le cataratte di un diluvio di commemorazioni, non sempre sincere, non sempre sentite.
Allora è meglio ricorrere alla memoria personale, da cui ricavo un paio di episodi, a mio parere, abbastanza illuminanti.

Per il primo è necessario risalire al 31 gennaio 1990.
Quel giorno, al Sergent Pepper di Sampiardarena, erede di uno dei teatri che hanno fatto la storia della musica pop e rock a Genova, ossia il Massimo, Lauzi diede il suo apporto fondamentale ad una serata musicale, il cui ricavato andò all'Associazione per la ricerca sul trapianto del midollo osseo.

Non c'era moltissima gente, ma lui cantò splendidamente alcuni dei suoi brani migliori.
Anni dopo avrebbe dedicato ancor più attenzione ed energia all'A. I. P. (Associazione Italiana Parkinson), male da cui era stato colpito.

Non ricordo, invece, la data esatta in cui a Palazzo Tursi, approfittando di un pomeriggio dedicato precipuamente alla sua opera letteraria, riuscii a farmi autografare un bel po' di suoi vinili, 33 e 45 giri, cosa che lui fece con pazienza. Ricordo bene i suoi commenti pieni d'ironia, mentre girava le copertine di quei suoi dischi.

Senz'altro l'unico rimpianto sincero sarà nel non essere riuscito ad assistere alla XXIª edizione della Rassegna della Canzone D'autore - Premio Tenco 2006 di Sanremo, che normalmente ha luogo in quest'ultimo fine settimana di ottobre. Quest'anno è, invece, prevista dal 9 all'11 novembre con un programma tutto incentrato sulla sua produzione artistica, in cui, come di consueto, ogni altro ospite fornirà la propria interpretazione di una sua canzone. Quasi una beffa, verrebbe irriverentemente un po' da dire, ma il progetto, cui lui stesso aveva offerto collaborazione e che rimediava ad un'assenza un po' troppo prolungata e, diciamolo pure, abbastanza inspiegabile, era da tempo predisposto.
È notizia dell'ultimo minuto che tutta la rassegna del Tenco sarà dedicata a Lauzi.

Sono certo, caro Bruno, che con Fabrizio, Luigi, Umberto, Lei riuscirà a formare un Quartetto zeneize, davvero niente male e magari li convincerà a cantare, almeno una volta, tutti insieme O frigideiro...

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