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I film segnalati in questa rubrica sono disponibili presso la Videoteca Videoforum di piazza della Vittoria 45r. Un vero e proprio antro delle meraviglie per l'appassionato genovese: quello che non trovate altrove, dal trash al cinema d'essai, lì c'è. Per info: 010 588648.
Tra i contenuti speciali di
Capote c'è un breve documentario sullo scrittore, con filmati di repertorio. Ascoltatelo parlare. Soltanto dopo procedete alla visione del film (in lingua originale ovviamente). Avrete così il piacere di approfondire ulteriormente il vostro amore per uno dei più grandi attori viventi: Mr.
Philip Seymour Hoffman, la cui performance mimetica è qui origine di godimento incontrollabile (oltre che dell'Oscar che si è portato a casa).
Merito suo. E merito, anche, del personaggio, per cui qualunque attore venderebbe l'anima.
Bigger than life, dicono oltre oceano. E tale era
Capote Truman, più grande della vita. Ometto rossiccio, eretto su 162 centimetri di gelido egocentrismo, contagioso sarcasmo, fulgida e seduttiva intelligenza. Fior di intellettuali erano capaci di straziarsi per un refolo della sua considerazione.
Morto nel 1984 per complicazioni legate all'alcolismo, con tre romanzi all'attivo, Capote è considerato da molti il più grande scrittore americano del ventesimo secolo.
Il suo ultimo lavoro compiuto,
A sangue freddo, il primo vero romanzo
reportage delle letteratura americana, gli valse la consacrazione al mito e gli costò l'anima. Racconta di una famiglia, i Clutter, sterminata senza remore da una coppia di balordi. Capote li conobbe entrambi e ne divenne amico e confidente, sull'onda doppia e sfuggente di una fascinazione omosessuale e dell'interesse antropologico. Iniziò a frequentarli in prigione e, dopo la loro condanna a morte, a consigliarli e sostenerne le spese legali nelle varie fasi di appello processuale. Il rapporto si approfondì in particolare con uno dei due assassini, Perry Smith.
Capote lo amava e al contempo lo usava. Ne percepiva l'affinità, figlia di infanzie analogamente disastrate e di intimi, condivisi aneliti artistici, della necessità di comunicarsi. Ma sapeva anche che Smith era il materiale del suo lavoro, cibo per il suo ego. E quando ebbe necessità di un finale per il libro cominciò a mentirgli, allentò le maglie del suo sostegno legale,
arrivò, tra amici, ad augurarsene esplicitamente l'esecuzione.
Smith fu giustiziato. Il romanzo arrivò al termine. Capote divenne un'icona americana. E non seppe più finire un libro. L'epigrafe al suo romanzo successivo, mai terminato, è
Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle inascoltate. Chi ha vissuto sa che è vero.
Il lavoro che
Bennet Miller ha fatto su questo straordinario materiale è
ordinato ma non didascalico. Colori spenti e gran sfoggio di campi lunghi saturi di periferie rurali: cielo, campi di grano, strade terrose. E poi la performance straordinaria di Hoffman, che nobilita e insaporisce ogni cosa.
DVD ottimo, con un lungo
making of (sentite un po' quant'è profonda e calda la voce del protagonista quando non imita Capote) che si aggiunge al succitato documentario, e specifiche tecniche a livelli di riferimento. Obbligatorio.
In chiusura due righe anche su altre amenità.
Abbiamo visto
Basic Instinct 2, per puro masochismo, ed è peggio di quanto si potesse supporre. La trama gialla è persino più contorta e stucchevole di quella della prima puntata, i dialoghi (tutti "a effetto") estenuanti, e, quel che è peggio,
non c'è una scena di sesso una che valga il noleggio e lo spreco di tempo. Inqualificabile.
Se invece avete figli tra i sei e i dieci anni, guardatevi con loro
Zathura, versione fantascientifica di
Jumanji. Una intelligente, brillantissima e moderna favola morale sui legami fraterni, con un piccolo protagonista da applausi.