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Cultura
Luca Leoncini
 

Da Roma a Genova passando per Londra

 
È il percorso umano e professionale di Luca Leoncini, direttore della Galleria Nazionale di Palazzo Reale
 
   

     
28 febbraio 2001
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di
Giulio
Nepi
   
Ho incontrato Luca Leoncini per la prima volta la sera dell'inaugurazione di mentelocale.
Girava con passi eleganti, un flute di spumante in mano e l'aria dell'uomo di mondo che si ritrova nel suo elemento: "che bello, che bello. Che cosa inaspettata... Proprio qui al Ducale, che è sempre stato ingessato, con un bar agghiacciante da stazione FS di periferia. E invece... questa trasformazione in stile londinese, allarga il cuore."
Accento romano, cadenza pacata. Italiano forbito: il romanesco lo usa di tanto in tanto, apposta, giusto per calcare una frase con un gusto un po' chic.

Ci siamo incontrati altre volte, spesso proprio al café di mentelocale, all'ora dell'aperitivo. E ora, che inauguriamo la nostra carrellata sui curatori dei musei genovesi - piano piano ve li presenteremo tutti - abbiamo deciso di cominciare da lui. Uno di noi, ormai.

Luca Leoncini, declini le sue generalità...
Leoncini Luca, romano "de Roma", direttore della Galleria Nazionale di Palazzo Reale, via Balbi, Genova. Ho lasciato la capitale a 27 anni: ho vissuto cinque anni a Londra, studiando al Warburg Institute per la tesi di specializzazione. Poi è arrivato il concorso per il Ministero.
Un concorso per regioni: ho scelto la Liguria.
Una scelta vera e propria, quindi. Perché?
Perché la conoscevo poco e mi affascinava. E anche perché qui avevo degli amici che me ne avevano parlato bene. Una scelta giovanilistica, anche, se vuoi.
Da Roma a Londra a Genova. Come hai vissuto il passaggio da due grandi capitali ad una realtà di provincia come questa?
Mah, sai... il passaggio da Londra a Genova non l'ho vissuto male. Anche perché Genova per me coincideva col ritorno in Italia. Eppoi è stato tutto una scoperta, molto affascinante.
Io queste cose di Genova città chiusa non le ho vissute. Forse perché Roma è simile, a Roma sì che sono freddi. Qui invece sono stato accolto bene da tutti.
Non ti manca qualcosa di Londra?
Oddio... beh, una cosa c'è. Mi manca il brunch, soprattutto di domenica. Non capisco perché nessuno ci si metta, secondo me avrebbe successo. Sono abitudini europee che però ormai fanno parte dei nostri ritmi.
Com'è fare il direttore di un museo?
È il mestiere che avrei sempre voluto fare. Ti permette di stare a cavallo di molte cose: devi studiare parecchio perché devi conoscere bene ciò di cui sei responsabile. Ma allo stesso tempo non è uno studio accademico, perché sei in contatto con le opere e perché c'è il rapporto con la gente. Ad esempio, fare le visite guidate è un modo per conoscere le reazioni del pubblico.
Ho visitato ultimamente Palazzo Reale e mi è piaciuto molto. Certo che se uno non lo sa, neanche si accorge che lì c'è un museo...
La situazione di via Balbi è drammatica. I lavori di restauro ma anche gli stessi tentativi di rendere visibile il Palazzo sono ostacolati in maniera sostanziale dal fatto che la strada è una delle arterie del traffico urbano.
Non che gli altri musei statali siano messi meglio: Palazzo Spinola ad esempio è disperso nel labirinto dei vicoli e soffre del degrado sociale di quella parte del centro storico. Da questo punto di vista Palazzo Reale gode almeno del rovescio della medaglia di essere in uno degli assi di attraversamento della città. Infatti la gente che scende da Principe per andare all'Acquario se lo ritrova davanti. Tant'è che l'anno scorso abbiamo staccato 37mila biglietti, che fanno 6mila visitatori in più dell'anno precedente.
E la cosa importante è che la percentuale di entrate a pagamento è pari al 60%.
Certo, se via Balbi fosse rifatta come San Lorenzo... diventerebbe un posto magnifico. Adesso non c'è neanche un ristorante per pranzare! Speriamo per il 2004.
Magari!
Guarda, per il futuro di Genova io sono ottimista. C'è questa sensazione della città che si trasforma. Anche se oltre al nuovo da fare bisogna utilizzare meglio anche quello che c'è già.
Ad esempio una cosa da fare: queste terrazze vuote...
In che senso, scusa?
Genova ha perso il lato sensuale e ricco della città di mare. Se leggiamo i diari dei viaggiatori del secolo scorso, o vediamo i quadri dell'Ottocento, ne esce l'immagine di una città solare, piena di fiori. Riempire le terrazze di fiori... non ci vorrebbe poi tanto.
Progetti per il museo?
Vorrei illuminare le sale di rappresentanza. Un progetto serio, fatto per bene. Pensavo ad una vera e propria illuminazione a festa, non queste lucine tristi e fioche. E a chi mi risponde che non sappiamo come le illuminavano, io replico: appunto, magari le illuminavano tantissimo.
 
 
 
 
 
 
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