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«Girano i Sufi in tondo nello spazio, nel tempo
Salgono i verticali i monaci in clausura, immobili
Viaggiano l'alto il basso senza abbellimenti,
Cadono di vertigine
Strisciano verso il ritmo i tarantolati, schiacciati dallo spazio senza tempo
Consumano la terra in percorsi obbligati i cani alla catena
Disposti a decollarsi per un passo inerte più in là
Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti
Viaggia la polvere viaggia il vento viaggia l'acqua sorgente
Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti»
[In viaggio]
La vita a San'a riprende come tutte le mattine. Dopo alcune pratiche legate al biglietto aereo
mi reco al National Museum, il più grande museo in Arabia. Qui, oltre a trovare steli ed attrezzi preislamici, rivedo fotografie e plastici di città e paesi visitati durante questo viaggio: ecco Sayun, Tarim, Shibam, il palazzo sulla roccia, i paesini arroccati sulle montagne...
Rivedendoli,
provo una sorta di nostalgia, ricordando le avventure, le sensazioni, gli stati d'animo vissuti e provati in quei posti. Esperienze e forti ricordi, ricordi di trovarsi spaesato in un mondo assolutamente estraneo che offre tanto, aggredendoti con i suoi modi a volte rozzi ed incomprensibili.
Arricchendoti, però, tantissimo. Nel bene e nel male.
Un'esplosione, ecco, un'esplosione di sensazioni e di ricordi indelebili
davanti a questa foto, ecco tutti i sensi eccitarsi
...i colori delle case,
...le "urla" dei minareti,
...gli odori nauseabondi,
...i sapori delle spezie,
...il camminare morbido tra le strade di sabbia,
nulla di questo è presente nel mio mondo. Averlo vissuto, intensamente, in solitudine, mi fa provare una fortissima emozione.
Ascolto un pezzo di pianoforte, è bellissimo in questo frangente, si chiama
Passaggio.
Per la strada bambini, uomini, vecchi, mi salutano con la solita ospitalità,
welcome, mi dicono. Sorrido loro,
giro pensieroso tra gli ombrosi vicoletti della città vecchia, penso a ieri: appena salito sul collettivo per San'a, scendendo dalle montagne, ero felice. Il mio viaggio stava volgendo al termine, ed un pensiero mi riempiva di gioia: ero riuscito, con le mie forze, a gestire una così frenetica sequenza di visite, a città e paesi, a coste e montagne, senza grandi problemi logistici, in un paese così poco organizzato come lo Yemen, con tali enormi problemi di lingua ed alfabeto, dove nessuno viaggia se non con gruppi organizzati
Prosegue la passeggiata, per la splendida città vecchia di San'a.
Prosegue per qualche ora soltanto la favola in questa meraviglia, ecco la sera.
Raccolgo:
...i
taccuini, sempre pronti ad annotare tutto, sono tre,
...la
macchina fotografica, esausta da 1.500 foto,
...la
musica, unica vera compagna di viaggio,
...e tutto il bagaglio di quanto provato e quanto visto dai miei occhi.
E mi dirigo verso l'aeroporto.
«...E poi la fine.
Ciononostante sono felice. Felice, sì. Lo giuro, sono felice.
Ho capito che l'unica felicità a questo mondo sta nell'osservare, spiare, sorvegliare, esaminare se stessi e gli altri, nel non essere che un grande occhio fisso, un po' vitreo, assetato di conoscenza.
La felicità è questa, lo giuro»
[Marlene Kuntz]
Alessio Balbi