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Monaco. L'Europa omaggia New York con una mostra-evento, e lo fa a pochi chilometri da Genova. Montecarlo, infatti, che dall'America ha ricevuto la regina più amata e tragica - Grace Kelly - celebra la creatività della metropoli americana, culla della contemporaneità. Si chiama New York, New York: cinquant'anni di arte, architettura, fotografia, cinema e video ed è visitabile al Grimaldi Forum di Monaco fino al 10 settembre.
Oltre cinquecento opere dal 1945 al 2000 che indagano le connessioni fra pittura, cinema, fotografia, architettura e scultura. Una vera summa nuovayorchese che incastra nell'anima di una città i primi dripping di Pollock al cinema di Woody Allen, passando per le architetture di Frank Lloyd Wright e i le marilyn di Warhol.
«New York, New York, it's a wonderful town», cantavano appena sbarcati Gene Kelly e Frank Sinatra, giusto al tempo della prima action painting. La guerra era appena finita e la città dei grattacieli, da simbolo scintillante della Merica, lontano mondo di speranze e lavoro sicuro, si preparava a diventare il cuore del villaggio globale e l'indiscussa capitale della creatività artistica occidentale, scippando il ruolo a Parigi.
La cernita delle opere viene dritta dal Guggenheim, altro mito newyorkese: Lisa Dennison ne è la direttrice e Germano Celant - core de zena - senior curator. I duecento artisti sono stati spalmati sui quattromila metri quadrati del Grimaldi Forum da Pierluigi Cerri.
New York ha visto praticamente ogni movimento artistico, e praticamente ogni movimento artistico si ritrova a Monaco. Si comincia da Pollock, De Kooning, Gorky e Kline - ovvero l'espressionismo astratto degli anni 50, compresi i discendenti Color-Field (Rothko) e Hard edge (Barnett Newmann, Stella) - per sfociare nei gaudenti anni '60, quando è successo un po' di tutto.
Il New-Dada di Rauschenberg e Johns, gli happening, Fluxus, il concettuale di Kosuth e LeWitt. E ovviamente la pop art, icona dell'arte americana e occidentale: Warhol, Liechtenstein, Segal, Oldenburg, eccetera.
Ma l'arte non è la sola protagonista della creatività moderna. Cosa sarebbe infatti New York senza i suoi grattacieli? E cosa sarebbero i grattacieli senza New York? Praticamente tutti i più grandi architetti del mondo hanno lasciato una traccia sul volto della Grande Mela, si va dal post-modern di Philip Johnson agli ultimi progetti (realizzati e non) degli anni '90 (Piano, Koolhaas, Calatrava, Gehry, Meier). Tutto in mostra.
Importanti anche le testimonianza della fotografia (Richard Avedon, Allen Ginsberg, Nan Goldin e tanti altri) ma essenziale si propone la sezione su video e performance, che per la prima volta in una grande mostra cercherà di rendere l'atmosfera di Greenwich Village (anni 50 e 60), Soho (anni 70), East Village (anni 80) e Lower East Side (anni 90), con happening di John Cage, Yoko Ono ed altre occasioni "effimere".
Gran finale con una delle arti newyorkesi per eccellenza: il cinema. Si comincia con i noir anni '50 (Fuller, Kubrick) e gli sfavillanti musical di Broadway, per passare alla stagione sperimentale degli anni '60 (Mekas, Cassavetes). Ma il punto di arrivo è la New-Hollywood degli anni '70: Woody Allen, Martin Scorsese, Sidney Lumet. E del loro figlioccio Spike Lee.
La grande mela è a due ore di auto
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