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Bitness: c'č qualcuno in cittą?

 
Continua il dibattito innescato da "Go!". Una piccola impresa ad alto contenuto tecnologico ha clienti in mezza Europa. E nessuno a Genova
 
   

     
05 luglio 2006
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di
Giulio
Nepi
   
Dita che digitano computer
"Gestisco da 10 anni una piccola azienda che realizza prodotti di editoria elettronica e soluzioni di e-learning. Siamo a Genova per scelta di vita e un po' per cocciutaggine, ma spesso la voglia di andare via e provare da un'altra parte si fa pungente".

Comincia così un'e-mail che ci arriva come contributo al dibattito aperto da Go! La cultura che cambia la città. Ce la manda Tiziana Ferrando e per noi è la scoperta di una realtà piccola ma tosta, Bitness.

"Lavoriamo per DeAgostini, Zanichelli, Rizzoli, Amplifon, Siemens, eccetera. Abbiamo vissuto un'esperienza in un gruppo internazionale. E praticamente non un cliente o un contatto a Genova!
Non li abbiamo neanche tanto cercati, proprio partendo dalla consapevolezza del manimanismo".

Ce n'è abbastanza per incuriosirci.
«Siamo nati nel 1995, sviluppavamo CD-Rom», mi spiega Tiziana, «Avevamo trent'anni, venivamo dall'Università e ci era venuta quest'idea di lavorare su un gioco per bambini, educativo e interattivo. Io venivo da Lettere, il mio socio da Ingegneria. Abbiamo contattato Luzzati, che si è offerto di collaborare, e abbiamo trovato un editore, Editori Riuniti».
Un primo successo: il progetto vince il Premio Andersen 1997. Tiziana si butta nel multimediale, erano i tempi della prima grande alfabetizzazione informatica: internet non era ancora esploso, ma non c'era giornale o rivista che non ti vendesse un cd-rom. «Avremo fatto un centinaio di prodotti, anche per le edicole. E abbiamo stretto i primi contatti con Zanichelli, De Agostini e RCS».
Nel '99 l'esperienza internazionale - con una società svizzera che non è poi sopravvissuta alla bolla della new economy - porta i nostri ad aprirsi a quello che diventerà il loro secondo business, l'e-learning. «Abbiamo sviluppato una piattaforma che è stata adottata da De Agostini, Amplifon, Bticino e Siemens. E continuiamo col multimediale, che però ormai è quasi tutto on-line, puntando sull'edutainment [l'intrattenimento educativo, ndr]».

Insomma, una bella realtà: di successo, moderna e intraprendente. E la città che dice? «Niente. In dieci anni abbiamo lavorato pochissimo a Genova, e quel poco è stato davvero occasionale: un cd per Latte Tigullio, consulenze per il Comune... Poca roba». Vi siete dati una spiegazione? Mentalità chiusa, mancanza di cultura d'impresa, mancanza di aziende strutturate? «Un po' tutte e tre. E un po' anche noi che - prevedendo il muro del manimanismo - non ci siamo neanche sbattuti a cercare. Tanto, qui, se non hai conoscenze è difficile essere presi in considerazione, c'è quasi paura a dar credito a qualcuno di nuovo».

Tiziana ha molti amici che lavorano a Milano e che da anni cercano di tornare a Genova, «ma non trovano posizioni adeguate ed alla fine rinunciano». E dire che al giorno d'oggi si può lavorare a mille chilometri dall'ufficio. A Bitness fanno così.
«La nostra grafica è ungherese e lavora a Budapest. Questo del telelavoro è un modello perseguibile e fattibile. Certo, un po' di difficoltà a non essere gomito a gomito c'è, quindi ci vogliono persone che si sappiano gestire bene che siano rapide nello scambio. Ma tra mail, MSN, webcam e Skype, internet ormai abbatte le distanze».

Un'altra sorpresa: Bitness è in pieno centro storico, in via San Siro. «Passi così tante ore del tuo tempo in ufficio che anche la gradevolezza ha una sua valenza: poter scendere per prendere la focaccia nel forno sotto l'ufficio è un privilegio. Ci piace anche la sistemazione un po' "anomala", con stanze e stanzini, non con gli open space e i separatori. Certo, se fossimo andati in una zona ad Obiettivo 2 o nell'Incubatore avremmo avuto degli aiuti, ma si fanno delle scelte».

"Facciamo qualcosa? Mettiamo insieme le nostre esperienze, idee, riflessioni e trasformiamo le nostre frustrazioni in energia positiva. Non si tratta di cambiare il mondo, ma magari di dare una spintarella nella direzione che piace a noi, che dite?".
Così nella tua mail. Cosa intendevi proporre? «Mi piaceva dare un taglio propositivo perché non volevo che fosse un mugugno. Non so esattamente come fare per superare questi aspetti negativi della genovesità, ma so che bisogna farlo. Dobbiamo incontrarci e parlare, come persone, cittadini. Un forum on-line, un blog? Io sono disposta a metterci energie e tempo».

Se volete partecipare al dibattito inviate i vostri interventi (non meno di 1800 battute) a rgrozio@libero.it, indicando nell'oggetto: GO!, oppure, se brevi, aggiungete il vostro commento nello spazio "Che ne pensi?" in fondo al format, dopo esservi registrati a mentelocale.it.
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