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Mukalla. Un nuovo succo a colazione: viene dal Kuwait ed è d'arancia e limone. Decido di sbrigare subito la pratica burocratica per il viaggio di domani, vado alla centrale di polizia - la stessa di qualche giorno fa - e dopo qualche
immancabile problemino dovuto al viaggio solitario riesco ad ottenere il permesso. La traversata di domani per Aden si preannuncia decisamente tosta, sia per la sua lunghezza - dicono una dozzina di ore - sia per le popolazioni delle montagne che sembrerebbero piuttosto "vivaci".
Uscito dalla caserma passeggio per il lungofiume artificiale arrivando nella passeggiata a mare. Ha un effetto "ricostituente" ascoltare l'energico
crossover dei
Linea. La gente stranita guarda i miei auricolari senza capir bene che siano. Ripercorro alla luce del sole il lungomare, ecco la città vecchia.
All'ombra del porticato vendono stoffe i commercianti,
aggiusta un pentolone il signore senza un occhio,
salda un transistor l'uomo dei televisori,
gracchia dalla porta delle mura una corvo nero indisturbato,
scaricano nel porto i marinai sacchi di sale,
ondeggiano i pescherecci nell'acqua cristallina,
un sacchetto pieno di pesci ha in mano il ragazzino,
il ragazzo sugli scogli la ciabatta tira al topo,
succhia dal sacchetto l'aranciata il piccolino,
imita la mamma con il velo la bambina,
nel vicolo deserto ecco un gallo e una gallina,
sbuca dalla finestra una testa e sputa in basso,
le case bianche abbagliano gli occhi del visitatore,
soffia nella calura un vento fresco salmastro,
sembra impenetrabile la città vecchia sulla collina,
colme di spazzatura son le strade disastrate,
ovunque odor di capra si sente camminando,
taglia con precisione i listelli il falegname,
vendono sul tavolaccio pesci grandi come bimbi,
stendono dalla finestra mani di donna un telo nero,
gonfiano le pagnotte nel forno a legna sulla strada,
cuoce nella griglia un pesce da competizione,
pesca a mani nude un ragazzino sulla spiaggia,
abbronzano indisturbati sullo scoglio mille granchi,
legate alla bancarella tristemente le caprette,
guardano appese e scuoiate le sorelle,
le studentesse un velo bianco hanno in testa sotto il nero,
osservano lo straniero come fosse un'attrazione.
Dopo un lungo giro decido di andarmi a rinfrescare in albergo. Prendo un taxi, l'autista è un ragazzo somalo scurissimo ma dai capelli rossi.
Mi racconta come in Somalia gli italiani sono visti come fratelli. Poi per dieci minuti mi elenca tutti i giocatori italiani che conosce partendo dal grande Fabio Cannavaro passando per Paolo Rossi, Dino Zoff, Roberto Baggio... li conosce tutti!
Tornato al "ristorante" di ieri non riesco a non ordinare
doppia razione di gamberi e aragoste alla griglia. Qui noto un'altra stranezza di questa gente: per salutarsi gli uomini si baciano dapprima sulla guancia sinistra, poi su quella destra e poi di nuovo su quella destra.
Dopo cena corro a dormire: domani la sveglia è alle 5!
Alessio Balbi