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Tzvetan Todorov
 

Todorov: «noi figli della diversità»

 
L'identità europea è plurale: tanti popoli e decine di lingue. La varietà è la sua forza. L'incontro con il saggio allievo di Barthes
 
   

     
10 giugno 2006
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di
Daniele
Miggino
   
Genova. L'identità dell'Europa va cercata nella sua pluralità. Questa l'estrema sintesi della interessante relazione tenuta da Tzvetan Todorov, ultimo ospite illustre del Centro Culturale Europeo.
L'intellettuale di origine bulgara, adottato dall'Accademia francese da ormai oltre quarant'anni, ha spiegato il senso della sua tesi partendo da una celebre definizione di Paul Valéry: secondo quest'ultimo sarebbero europee le nazioni che hanno subito tre distinte influenze, quella di Roma, quindi soprattutto il diritto romano; quella di Atene, ovvero l'amore per la conoscenza; e quella di Gerusalemme, cioè la cristianità. «L'idea del poeta è stata successivamente commentata. Da Denis De Rougemont, per esempio, che affermava l'importanza di altre influenze: persiana, araba, celtica», dice Todorov.

Ma andando alla ricerca di tutte le componenti dell'essere europeo ci si perde. «Le invenzioni e i valori nati in Europa hanno invaso il resto del mondo - prosegue - e viceversa. Per capire meglio dove sta la nostra unicità bisogna cambiare quadro concettuale». Questo cambio di prospettiva consiste nel guardare all'identità come qualcosa di intrinsecamente plurale, non unico. Ancora Todorov: «Persino noi stessi conviviamo quotidianamente con più identità: c'è quella intima della famiglia, delle abitudini alimentari, dei paesaggi in cui cresciamo; poi c'è l'identità nazionale, o civica, infine quella dei valori morali e politici: noi ci riconosciamo nella democrazia, nei diritti umani, nel suffragio universale, nello stato di diritto e così via».

C'è spazio per un'idea di identità europea in questo quadro? Secondo Todorov sì, ed è il sostenere la varietà che la caratterizza per trarne forza. Cita il filosofo scozzese David Hume, il quale nel 1742 sosteneva che la differenza tra Cina ed Europa sta in questo: nonostante le simili dimensioni geografiche, l'egemonia politica e culturale cinese ha provocato la stagnazione della creatività, mentre in Europa è accaduto il contrario. Il grande vantaggio di essere plurali consiste, secondo Torodov, nello sviluppo di uno spirito critico che solo il contatto con la diversità può generare: «In Europa abbiamo circa una quarantina di lingue - dice l'intellettuale - anche all'interno degli Stati vi sono forti differenze». Tuttavia, dice ancora Todorov, le idee dell'illuminismo e i valori della laicità, hanno contribuito a formare in noi europei un rispetto dell'altro che, a prescindere dalle teorie, è radicato nel nostro vivere quotidiano.

Il prestigioso incontro segna, tra l'altro, il secondo anniversario del Centro Culturale Europeo. «A due anni dalla sua nascita ha già promosso circa quaranta incontri, dieci tavole rotonde, due rassegne cinematografiche e 5 mostre», sono parole del direttore Riccardo Grozio. E continua: «nella prossima stagione avremo altri grandi nomi: come Baumann e Habermas».
 
 
 
 
 
 
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