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Finley
 

Tutto č possibile per i Finley

 
Dai banchi di scuola all'Heineken Jammin' Festival. Due chiacchiere con il gruppo che fa impazzire le ragazzine. Punk rock, anzi, hard pop
 
   

     
12 maggio 2006
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Genova. I Finley sono il nuovo evento mediatico degli ultimi mesi: quattro ragazzi, poco più che ventenni, hanno portato visibilità ad un genere internazionale come il punk rock, o meglio, come l'hard pop, così come piace definirlo a loro, facendo impazzire migliaia di ragazzine di tutta Italia, con la loro musica ed il fascino che un giovane musicista può esercitare.

Genovatune li ha incontrati per voi dietro le quinte di MTV TRL On Tour: quattro chiacchiere con Ka e Ste, rispettivamente chitarra e basso della band.

Siete tutti giovanissimi: nati come una band emergente come tante, con giornate fatte di prove in saletta e concerti alle feste degli amici, siete riusciti a compiere, in breve tempo, il grande salto. Raccontateci come nascono i Finley e di come il successo si è avventato su di voi.
«Parlare di successo è esagerato - dice Ka, e ride (ndr) - Noi siamo nati circa 4 anni fa, ci siamo conosciuti sui banchi del liceo nel quale studiavamo e ci siamo ritrovati all'accademia musicale, in cui ognuno di noi studiava il proprio strumento. A dirla tutta, siamo sì nati come una band con tanta voglia di divertirci, ma già allora avevamo in testa l'idea di volercela fare, di cercare di "arrivare". Abbiamo cominciato a fare tutto seriamente, scrivendo pezzi nostri fin da subito. Quello che, secondo noi, ci ha fatto fare, come dici tu, il salto è stato l'aver deciso di registrare un video autoprodotto, affidandoci ad un nostro amico regista, il quale ci ha aiutati a realizzare il video della versione inglese di Tutto è possibile (Make up your own mind, ndr). Abbiamo cominciato a spedirlo un po' in giro finché è arrivato nelle mani di una persona che si è accorta di 4 ragazzi semplici ma con tanta voglia di fare. Quando abbiamo conosciuto Claudio Cecchetto, ci ha fatto capire subito che aveva le idee chiare su di noi ed una voglia di fare immensa: ha ritrovato tanta energia stando a contatto con noi, e riscoperto i suoi vent'anni. Abbiamo quindi inciso subito i pezzi che facevano già parte del nostro repertorio e che ora sono contenuti nell'album uscito un mese fa».
«Non avrei saputo dire di meglio!», "aggiunge" Ste.

Prosegue ancora Ka: «Abbiamo poi cominciato a suonare più di quanto facevamo prima. Per quanto riguarda il successo, beh, noi siamo rimasti identici, non è cambiato niente tranne i ritmi di lavoro: adesso abbiamo molto più tempo da dedicare alla musica, ma nel frattempo cerchiamo di portare avanti lo studio e tutto quanto».

A questo proposito, come riuscite a conciliare le due cose?
«Diciamo che adesso stiamo facendo un master all'università, in musica però!», dice Ste.

Il disco comprende 16 tracce, 8 ed 8, quasi speculari: otto in italiano e le medesime in inglese. Fanno eccezione Fumo e Cenere, scritto solo in italiano, e No Way out, solo in inglese. Come mai questa scelta?
«Siamo partiti componendo in inglese: ci ispiravamo molto alla scena musicale californiana - dice Ste - dopo qualche anno abbiamo provato a metterci alla prova con l'italiano e, visto che ci piaceva, abbiamo deciso di continuare tutte e due le strade per poter avere un prodotto internazionale ma, al contempo, essere italiani. A noi piacciono tutte e due le versioni».

I vostri pezzi nascono prima in inglese o in italiano?
«Una canzone nasce prima in inglese e poi la riadattiamo in italiano», dice Ste.
«Siamo italiani che fanno gli inglesi che vogliono cantare in italiano!», aggiunge Ka.

Un palco importante vi attende: quello dell'Heineken Jammin Festival. Come vivrete questa esperienza?
«Sì, condivideremo il palco con una band che ha scritto, a mio avviso, una delle pagine più belle della storia della musica. È senza dubbio un grande onore», dice Ka.

«Noi stavamo già pensando, dopo, di raccogliere cavi e plettri. Andremo lì da fan, più che da Finley!», dice Ste.

Molte band emergenti sognano di uscire allo scoperto e realizzare i propri sogni musicalmente: quali consigli vi sentite di dare a chi vorrebbe riuscire, come voi, a diventare qualcuno?
«È molto strano per noi dare consigli a qualcuno...», inizia Ka.
E Ste: «Prendendo spunto anche dalla nostra canzone - il nuovo singolo, Diventerai una star - posso solo dire di ricordarsi del mezzo, per arrivare, che è la cosa più importante: fare tutto a piccoli scalini. Va fatto tutto un poco alla volta. Se tu ti impegni al 100% c'è sicuramnete qualcun altro che lo fa al 100%, perciò può darsi che tu debba fare il 150%».
Conclude Ka: «Soprattutto non bisogna guardare al fine, cioè diventare una star: è importante presentare un prodotto, darsi da fare. Noi, anche se siamo giovani, abbiamo un lavoro dietro di anni e anni. Quindi è necessario crederci innanzitutto, lavorare seriamente, non solo divertirsi ma pensare che la musica è qualcosa di importante e più di un semplice hobby».

Ragazzi, tutto è possibile?
«Si! Se lo diciamo noi che andiamo all'Heineken... sì!», dicono entrambi.

I Finley stanno per partire con un mega tour estivo che toccherà molte città italiane. Ringraziandoli per la loro disponiiblità, invitiamo i loro fans a dare un'occhiata al sito ufficiale: per tutte le informazioni sul tour, che presto saranno segnalate nel dettaglio.

Chiara Ragnini e Mariapaola Cossu
 
 
 
 
 
 
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