|
IL FUNAMBOLO
Uno studio dedicato a Jean Genet
Produzione di TEATRO CARGO
Progetto di Iole Cilento. Testo di Antonella Cilento e Laura Sicignano.
Regia di Laura Sicignano. Coreografia di Piera Paravello. Scene di Laura
Benzi e Iole Cilento. Costumi di Maria Grazia Bisio. Video di Alessandro
Amaducci.
Personaggi e interpreti:
Jean Marco Pasquinucci
Abdallah Massimiliano Caretta.
Il mio nome è Abdallah. Jean mi ama. E' stato lui a farmi smettere di
spalare la merda nei circhi per trasformarmi in un acrobata, mi ha
iniziato all'amore per il filo.
Tu lo amerai e di un amore quasi carnale. Ogni mattina prima di
cominciare l'allenamento allorché è teso e vibra va a dargli un bacio.
Frocio sei tu! Hai capito? Il Signor Jean è gentile con me. A te chi li
compra quei vestiti, eh?
Chi ti allena per ore? Chi ti insegna senza stancarsi l'arte di chi danza
su una fune sospesa a otto metri da terra?
E' il 1957 Jean Genet dedica ad un giovane acrobata un ardente inno
all'arte del funambolo e del circo, gioco crudele -insieme alla poesia,
alla guerra, alla corrida uno dei pochi che siano rimasti- intreccio di
audacia e perfezione, solitudine e follia. L'opera pubblicata in Italia
solo nel 1997 raccoglie i consigli del maestro all'allievo e si fa
cronaca di vita in cui si cela e si svela una temeraria visione dell'arte
e del teatro. Tra Genet e il suo pupillo si instaura una relazione che si
interrompe non appena il funambolo è costretto da un incidente ad
abbandonare la sua arte. Il disinteresse del mecenate, il fallimento del
loro progetto, la solitudine portano Abdallah al suicidio, trasfigurato
per mano del poeta in leggenda, in opera letteraria.
Il Teatro Cargo contaminando il testo genettiano con una riscrittura a
quattro mani, porta in scena lo spettacolo-studio Il Funambolo, la storia
raccontata attraverso l'uso di un linguaggio lirico e blasfemo si
materializza nella danza degli attori che sviluppa la relazione tra i
protagonisti fino all'amplesso. Sul palco è montata una scenografia
funzionale alla narrazione anche se un po'scomoda per chi l'agisce,
scomponibile e composta da pochi oggetti, cavi, funi, una sedia, lustrini
dorati. Sul fondale si proiettano immagini frammentarie, dettagli di
corpi, di statue, radiografie in movimento; un cavallo nero cade, forse
in mezzo alla pista sabbiosa di un circo deserto.
Il funambolo, simbolo assoluto dell'artista, dopo danze freack soffocherà
avvolto dal nylon e da Marilyn Manson; bella morte post-moderna
disturbata da un manichino che rumorosamente cade dall'alto; immagine
utile soltanto a smorzare un impatto drammatico che non merita
distrazioni.
|