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Secolo più, secolo meno, son circa seicentomila anni che sta lì, ben conficcata nel terreno. Da cinquanta è ricoperta di vegetazione. Non lo fosse, a guardarla da sud parrebbe una brutta sirena, sdraiata; da nord un'enorme gamba ingessata. Da est o da ovest esattamente ciò che è: una roccia."
Così inizia
La strada muta (
Dario Flaccovio Editore, 427 pagine, 15.50 Euro), opera prima del genovese
Alfredo Chiatello. Insegnante di scuola superiore, ex autore televisivo (ricordate
Gala Gol, su Telemontecarlo?), padre di due bambini e sposato "con la fidanzata del liceo" - così recita la sua biografia - Chiatello ha scelto per il suo primo romanzo il genere "giallo".
La trama è avvincente e ruota intorno a personaggi dal carattere ben definito. Sullo sfondo c'è Genova, riconoscibile nelle sue
creuze e nella parlata di alcuni tra i protagonisti, che Chiatello fa esprimere in dialetto. L'anziano Bacci, ad esempio, è scorbutico e un po' indisponente come solo certi genovesi sanno essere. Ma basta poi prenderlo per il verso giusto...
Elena è una giovane studentessa a due passi dalla laurea in archeologia. I suoi studi la portano in quella che gli studiosi ritengono sia stata una parte dell'antica
via Aurelia. La ragazza, però, si rende conto che così non è. Ma perché qualcuno vuole nascondere la verità? E da dove passava realmente la via Aurelia?
A intralciare le indagini di Elena sarà proprio il suo relatore, il "Chiarissimo" professor
Maffioletti, insieme al dottor
Marino Marchesi, il sottomesso assistente. E chi ha frequentato l'ambiente accademico non farà certo fatica a riconoscere nell'atteggiamento di questi due personaggi quello di superiorità che spesso hanno certi - o forse dovrei dire molti - professori. Ad affiancare Elena nelle sue ricerche, il giovane capotreno
Marco, attratto dal mistero ma soprattutto dalla ragazza. E poi l'anziano
Luigi Bixio, la misteriosa
Ilaria e due classici "brutti ceffi".
Questo è il primo romanzo di Alfredo Chiatello, che però non è nuovo alla scrittura: «Tra il 1987 e il 1996 facevo parte della rivista culturale
La rosa purpurea del Cairo. Poi, dopo aver curato alcune monografie, ho scelto di dedicarmi alla stesura di un
romanzo giallo, genere di cui sono un appassionato lettore».
Ma cosa c'è di vero nella storia narrata da Chiatello? «Questo romanzo è nato da
una ricerca storica mista a tanta fantasia. L'antico tracciato della via Aurelia è oggi segnato dalle tipiche mulattiere. Di vero c'è lo spunto, dato che io abito nella zona dove è ambientato il romanzo: Coronata», afferma Alfredo, e continua, «i personaggi, invece, sono inventati. Certo, mi riconosco nel carattere di Marco, il protagonista del libro. Io, però, parlo male il genovese... Ho voluto omaggiare questo dialetto soprattutto per
una questione di affetto».
Chissà se Chiatello scriverà un
sequel della storia, mi chiedo. «Non ci ho mai pensato e non credo che lo farò.
Ho molte idee in testa, e se questo romanzo verrà apprezzato scriverò ancora, magari una storia completamente diversa». L'autore ha impiegato tre anni a terminare il suo primo romanzo, che i suoi studenti non hanno ancora letto: «purtroppo i giovani leggono davvero poco», aggiunge mestamente.