Tolstoj in viaggio di nozze

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Giovedi 9 febbraio 2006

A volte capita. È un piacere che sa di antico: leggere un libro tutto d’un fiato. L’effetto immediato è irresistibile, certo qualcosa va perso nella grande corsa.
Lo confesso subito a Grazia Livi quando le faccio qualche domanda sul suo ultimo lavoro: Lo sposo impaziente (Garzanti, 2006): un’altra opera sull’onda di quel saggismo narrato «come l’ha saputo definire un critico», afferma Livi, che ha contraddistinto tutta la sua scrittura (Da una stanza all’altra, Garzanti 1984, Narrare è un destino, La Tartaruga 2002), legata ad una certa predilezione per l’interiorità e per «quel che passa di sottile, di segreto, tra un uomo e una donna. Mi interessa da sempre e mi turba ancora la dinamica maschile-femminile».

Con lingua classica e morbida, tra finzione e realtà, Livi racconta il viaggio e la prima notte di nozze di Lev Tolstoj e Sof’ia Andreevna: compagna di una vita e madre di tredici figli. Un amore fatto di «incomprensioni, scontri di mentalità, gelosie, insofferenze reciproche», come si legge nella nota conclusiva. Colto qui nella fase nascente e passionale, l'innamoramento tra Lev e Sonja, (diminutivo di Sof'ia, che incontriamo spesso nel testo) è intenso e frenetico. Terribilmente attratta da Lev - amico di famiglia e molto ammirato dal padre - spesso la giovane sposa non capisce l'uomo maturo che le sta di fronte e glielo confessa. Intimorita dal suo parlare concitato, deciso e complesso, Sof’ia trattiene molto nei suoi pensieri e spesso accenna le sue impressioni timidamente in francese disturbando profondamente Lev, che odia i manierismi.

Perché proprio Tolstoj? «È un antico amore che coltivo fin dall’adolescenza quando tra i primi libri, ricordo, lessi Anna Karenina e Guerra e Pace. Poi ho conosciuto il suo diario, il diario di lei, dei figli, le molte lettere». E nel corso di un lungo lavoro di studio e di ricerca – cominciato nel ’92 - l’autrice ha affrontato tutto quello che era disponibile sulla coppia in italiano, francese e inglese. Nel suo romanzo, li coglie nel viaggio in carrozza mentre, nella notte, dopo la cerimonia di matrimonio si dirigono verso la reciproca conoscenza, ancora da intraprendere, vista la decisione, del tutto repentina, di diventare marito e moglie. In una settimana, fidanzamento e matrimonio, catapultano la diciottenne Sof’ia nel mondo adulto al cospetto di «un uomo meraviglioso, lo dicono tutti», ma che lei teme di non capire. Tra il sonno e la veglia, lo stupore e la vergogna, la voglia di tornare bambina e quella di essere donna, da Mosca a Jasnaja Poljana -tenuta di Lev e futura casa-la coppia chiacchiera, spera e la piccola Sonja gradualmente prende coscienza del suo nuovo ruolo.

La voce omniscente, che dalla cerimonia procede a ritroso, nel vissuto di Lev, e si proietta anche in avanti anticipando il futuro della coppia, si alterna alle parti in corsivo: le voci di Lev e Sof’ia; e ad un maiuscoletto, brevi frasi perentorie, come: «AMARE E LAVORARE: QUESTO È TUTTO. ORA VIAGGIO E AMO». La narrazione, restando tra invenzione e realtà - per lo più eventi e pensieri biografici - è ricca di citazioni «un po' libere», non letterali, che si inseriscono con naturalezza nella scrittura portando avanti il racconto, ma aggiungendo con rapida sintesi molti altri livelli narrativi (quello storico della Russia dell'epoca, quello autobiografico dell'autore alle prese con i suoi scritti e quello sociale che testimonia l'impegno di Tolstoj nella lotta di classe).

Con una brevissima trama, molto teatrale, e sfruttando ad arte gli occhi ingenui e bramosi di Sof’ia, Livi ricostruisce il ritratto complesso di un uomo, del suo ideale di donna e famiglia e in definitiiva, di un'epoca. Qui troviamo il Tolstoj più tormentato dei diari, fortemente incline all’autocritica; il pensatore, scrittore ma anche fondatore della rivista Jasnaja Poljana, e della scuola per contadini creata presso la sua tenuta. C’è anche l'educatore, lo stesso che si incontra nelle prime pagine del suo romanzo breve La Felicità familiare (1859). Oltre ai personaggi principali c’è tutto il contorno familiare della famiglia di Sof’ia epoi c'è il domestico di Lev Aleksej, Turgenev, in brevi, ma forti affreschi, le molte donne frequentate da Lev (tra cui emerge l’amore carnale per una contadina, consegnategli da un mezzano come una puledra. E c’è anche una lettera del critico letterario A. V. Druzinin che Lev legge a Sof’ia lasciando ammutolita e piena di stupore.

«Ho fatto un lavoro di collage, nel rispetto dello stile del mio romanzo. Il maiuscoletto, per esempio, rappresenta lampi di premonizioni e di consapevolezza che derivano dai diari e dalle lettere, ma anche da scritti di Turgenev, Gorki, dal diario di Sof’ia. Ho passato anni e anni intorno a Tolstoj per cercare di capire chi era veramente. La scrittura del testo in sé invece non è stata lunghissima». Di questo lavoro di studio, Livi parla con affetto come se epistolari, diari e scritti vari avessero rappresentato la compagnia di un caro/a amico/a. «La sfida era far scorrere tutto questo materiale. Ma devo ammettere che si è messo a fluire da sè». Ma come si organizza e rielabora un lavoro ricerca durato anni? «Non ho il computer, sono nata senza. Prendo appunti in un certo modo mio, con numerazioni. Poi rimetto tutto insieme in una sintesi, da cui parto per fare il punto dei vari capitoli. Il mio è un metodo poco genio e sregolatezza. Sono abbastanza regolare, lavoro con fatica e con una certa lentezza, ma quando una cosa l’ho pensata, poi sono fedele e non ho grandi ripensamenti».

Lo sposo impaziente
di Grazia Livi
Garzanti, 2006
14,00 Euro

Laura Santini

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