Anno nuovo, nuovi appuntamenti legati al mondo dell'illustrazione e del fumetto organizzati da
Art'Intorno in collaborazione con la
Biblioteca De Amicis.
Giovedì 19, è stata la volta di
Maurizio Mantero: disegnatore, illustratore, sceneggiatore, giornalista e chi più ne ha, più ne metta. Manco a dirlo, genovese: la
schiera di artisti locali che, silenziosamente ma con enorme profitto, si aggira nel mondo dell'arte sequenziale è davvero ricca, non c'è che dire.
Mantero è un signore di mezza età, dall'aria schiva e i modi asciutti, ma cordiali: dal suo aspetto semplice e discreto, dal modo chiaro e conciso con cui espone gli argomenti, lo si potrebbe scambiare per un anonimo docente di diritto o di estimo territoriale.
Invece, è
uno dei nomi di punta del fumetto italiano da quasi trent'anni: dopo aver esordito su testate storiche come
Lanciostory e
Skorpio, a partire dal 1978 inizia una proficua collaborazione con
Giancarlo Berardi che lo porterà a sceneggiare numerosi albi di
Ken Parker, e ad illustrare personalmente alcune storie comparse su
Ken Parker Magazine, compreso il racconto
Papillonia, grazie al quale è riuscito a conciliare finalmente il Mantero sceneggiatore con il suo "io" disegnatore.
Negli anni, molte delle sue storie sono state disegnate da alcune delle firme più note del panorama nostrano (
Sergio Toppi, Pasquale Frisenda), mentre attualmente collabora con alcuni periodici (
Zodiaco,
Icarus), ma senza abbandonare la cara, vecchia Bonelli, occupandosi di
Julia.
Il tema dell'incontro è
Raccontare, disegnando: «Questa è una delle tante definizioni di "fumetto" -spiega- È facile trovarne di diversissime ed ugualmente efficaci. Mio suocero, per esempio, dice che io
disegno gli ometti».
Nell'arco di meno di un paio d'ore, Mantero riesce a spiegare con efficacia in cosa consista
il mestiere dello sceneggiatore e in quale modo funzionino, all'interno di una casa editrice, le sinergie con le altre figure (il disegnatore, in primis, ma anche l'eventuale regista, gli addetti alle matite, al lettering) che intervengono nella realizzazione di una storia a fumetti. «Per l'occasione, ho portato un po' di frattaglie», accenna, porgendo ai presenti alcuni fogli su cui compaiono schizzi, layouts, appunti di un nuovo albo di
Julia.
Il discorso, benché apparentemente complesso, è molto intrigante, soprattutto per quanto riguarda le
interazioni, affatto scontate, tra chi scrive una storia e chi la disegna: «Il soggetto, la famosa idea, deve essere steso secondo un
linguaggio codificato, in maniera più o meno dettagliata, a seconda che disegnatore e sceneggiatore si conoscano, o che- addirittura- siano la stessa persona o meno». Ognuno ha un suo metodo: Mantero predilige iniziare dallo
studio dei personaggi e dei loro dialoghi, immaginando come si comporterebbero nella realtà.
«
Sceneggiare, spesso, è come fare uno slalom: bisogna prestare attenzione ad un'enorme numero di paletti. È come per la ginnastica artistica, in cui le esibizioni degli atleti prevedono dei movimenti imprescindibili». Esistono vignette la cui struttura, ormai perfetta e funzionale, non permette di sgarrare, pena l'illeggibilità del racconto: uno dei compiti dello sceneggiatore consiste nel
saper raccontare bene cosa accade, affinché, a sua volta, l'illustratore possa disegnarlo in maniera cristallina.
La lettura non deve incepparsi: «Quando si perde il filo, di punto in bianco ci si ritrova sotto gli occhi una vignetta di cui non si capisce il significato. Le revisioni a lavoro finito sono indispensabili: si deve capire tutto, perciò
il meccanismo deve essere consapevole, mai casuale».
Un'ultima raccomandazione, mutuata da un altro grande disegnatore, troppo spesso sottovalutato,
Giorgio Trevisan: «Bisogna guardare, guardare sempre, ogni cosa, trarre ispirazione da tutto.
Chi dice di non guardare, mente».
Stefania Pilu (Teardrop)
Prossimo appuntamento, giovedì 26 gennaio, h.17, presso il Forum della Biblioteca De Amicis: Enzo Marciante, "L'ispirazione storica nel fumetto"